L’Autorità Bancaria Europea (EBA) ha presentato un nuovo quesdro di riferimento ESG, uno strumento per il monitoraggio e l’analisi dei rischi climatici che minacciano il settore bancario dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo (SEE). Questo cruscotto, sviluppato per rispondere alle crescenti esigenze di trasparenza e gestione del rischio climatico nel contesto bancario, permette alle istituzioni finanziarie di misurare e confrontare i rischi relativi al cambiamento climatico attraverso indicatori chiave.
Il cruscotto si basa principalmente sulle informazioni che le banche hanno già divulgato nel quadro delle loro comunicazioni ESG, in particolare i dati ESG del terzo pilastro comunicati dalle banche il 31 dicembre 2023 e il 30 giugno 2024, e si concentra principalmente sui rischi di transizione verso un’economia a basse emissioni e sui rischi fisici legati agli impatti già evidenti del cambiamento climatico.
Tra le sue caratteristiche distintive, vi è la capacità di monitorare i finanziamenti “verdi”, valutati sia rispetto ai criteri della Tassonomia UE sia considerando le definizioni di finanza sostenibile adottate internamente dalle banche, offrendo così una visione più articolata degli sforzi compiuti per centrare gli obiettivi di sostenibilità.
I dati raccolti dal cruscotto rivelano che il settore bancario dell’UE potrebbe trovarsi di fronte a un’esposizione significativa ai rischi di transizione. In particolare, l’esposizione delle banche a imprese operanti in settori ad alta intensità di carbonio supera il 70% nella maggior parte dei paesi, con una media complessiva che si attesta al 61% a giugno 2024. Nonostante ciò, il livello di esposizione è in calo rispetto al 64% registrato alla fine del 2023, il che suggerisce un impegno crescente delle banche nell’adattare i loro portafogli di prestiti e investimenti a un futuro più sostenibile.
In confronto, l’esposizione ai rischi fisici, legati agli effetti diretti dei cambiamenti climatici, appare decisamente più contenuta. Secondo il cruscotto, la quota di esposizioni bancarie verso aree soggette a rischi fisici elevati si colloca al di sotto del 30% in gran parte dei paesi analizzati. Questo dato, tuttavia, potrebbe cambiare con l’intensificarsi degli effetti del cambiamento climatico e con la crescente vulnerabilità di determinate regioni.
Infine il cruscotto evidenzia anche un altro dato interessante: il Green Asset Ratio (GAR), che misura la quota di prestiti e attività finanziarie verdi, rimane ancora basso, con una media del 6% nell’UE e SEE a metà 2024 anche se va segnalata una leggera crescita, rispetto al 5,8% della fine del 2023, segno che il settore sta iniziando ad adottare politiche e soluzioni più in linea con gli obiettivi di sostenibilità ambientale. Il basso livello dell’indicatore GAR è anche legato proprio a come è costruito questo parametro che indica il rapporto tra gli asset creditizi che finanziano attività allineate alla Tassonomia UE, al numeratore, e le attività totali nel bilancio, al denominatore. Dato che molte aziende non sono ancora in grado di comunicare quali sono le attività allineate, il rapporto risulta un numero basso.
L’EBA ha dichiarato che il cruscotto sarà costantemente aggiornato, con l’obiettivo di riflettere i cambiamenti normativi e le evoluzioni del mercato. Le banche saranno quindi invitate a fornire dati sempre più precisi e completi riguardo ai rischi climatici, migliorando la trasparenza e la gestione delle proprie esposizioni.
