Un numero: 380 miliardi di dollari. È la stima del costo dei danni climatici nel 2023 calcolata da Aon. Una cifra che fa intendere che la partita della sostenibilità può anche essere al fine primo tempo per alcuni, ma non è finita. È appena iniziata. Infatti, è un tema cruciale per il nostro futuro e la strada che sarà presa sulle tematiche ambientali, sociali e di governance può portarci verso scenari molto differenti. Lo ricorda Alessandra Frangi, Founder e Ceo di ESGnews, in apertura dell’evento Scopri le figure dei sustainability manager e degli advisor, protagonisti della transizione ESG, nel palinsesto degli eventi del secondo giorno del Salone della CSR e dell’innovazione sociale, anche quest’anno ospitato in Bocconi, a cui hanno preso parte Stefano Gardi, Chief Sustainability Officer Italmobiliare, Chiara Locati, Head of IR and ESG Director Industrie De Nora e Francesco Perrini, Associate Dean for Sustainability SDA Bocconi School of Management.
Negli ultimi mesi il vento della sostenibilità sembra soffiare in due direzioni opposte, continua Frangi, da una parte ci sono le aziende che scelgono di incorporare la sostenibilità spinte anche dall’enorme impulso legislativo dell’Europa: “Basti pensare che la CSRD sul bilancio di sostenibilità entrata in vigore all’inizio di quest’anno riguarderà a regime oltre 50 mila imprese e interesserà a catena tutte le aziende della loro filiera” afferma la ceo. Dall’altra parte si iniziano a sollevare voci critiche verso i cambiamenti imposti dalla sostenibilità: ne sono esempio i movimenti anti-ESG negli Stati Uniti, ma anche le resistenze ad alcune nuove normative ambientali come nel settore dell’agricoltura, delle case green o delle auto in Europa. Eppure, anche se non esente da contraddizioni, come sottolinea il tema di questa 12esima edizione del Salone della CSR, la sostenibilità è più che mai necessaria. Per esempio, è urgente passare dai piani teorici a strategie concrete per affrontare l’emergenza climatica: in caso contrario, non ci sarà più alcun business da preservare.
E d’altro canto, le motivazioni che rendono l’integrazione della sostenibilità una scelta ancora necessaria e strategica per le imprese non sono solo di tipo ambientale o sociale, ma anche competitivo e finanziario, sottolinea Perrini: “la sostenibilità, infatti, crea valore ed elimina la concorrenza sleale, plasma nuovi mercati in alcuni settori e riduce i rischi”. Rischi che, di nuovo, non sono solo ambientali ma riguardano la possibilità o meno di avere accesso al credito, di riuscire ad ottenere fonti di finanziamento e di reclutare talenti con competenze elevate”. La normativa europea sta avendo già effetti concreti, non solo di sostanza, come il cambio dell’articolo 9 della Costituzione italiana che dal 2022 include anche la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, ma anche nell’operatività, come l’inclusione di criteri di sostenibilità nelle gare d’appalto e nella selezione dei fornitori in filiere competitive.
Le aziende, quindi, non possono farsi trovare impreparate, anche quelle di dimensioni minori che devono iniziare a pianificare il cambiamento, a prevedere budget per l’integrazione della sostenibilità nelle attività e nell’evoluzione del business per poi poter sfruttare le opportunità della transizione e realizzare una rendicontazione conforme alla CSRD.
Per realizzare concretamente questi mutamenti, trasformare i modelli di business, di valutazione e di misurazione delle principali variabili aziendali serve un cambiamento culturale e sono fondamentali le persone che possano metterlo in atto. All’interno delle imprese, la figura principale è quella del sustainability manager, il cui il ruolo è sempre più cruciale nell’organizzazione aziendale. Ne sono esempio Chiara Locati di De Nora, gruppo che opera in settori tecnologici innovativi come quello dell’idrogeno e che ha adottato un modello originale per riuscire a coordinare l’attività delle diverse funzioni aziendali con la creazione di una task force per garantire che la sostenibilità coinvolga tutto il business, e Stefano Gardi di Italmobiliare, una delle principali investment holding italiane che controlla diverse piccole e medie aziende di settori differenti accompagnandole nell’integrazione della sostenibilità con attività di engagement e richieste chiare, tra cui – fra le altre – l’adesione all’UN Global Compact e la determinazione di obiettivi di decarbonizzazione approvati da SBTi (Science Based Targets initiative).
Locati e Gardi concordano sul fatto che fare sostenibilità non riguarda solo il “cosa”, ma soprattutto il “come” si opera. È una modalità di pensare e agire che, sebbene implichi azioni specifiche a seconda del settore di riferimento e delle attività di business, determina una visione di accoglienza e cura: sia dell’ambiente, considerando gli impatti delle proprie iniziative e dei processi industriali e promuovendo tecnologie innovative che possano abilitare la transizione, sia delle persone, promuovendo ambienti inclusivi, programmi di sviluppo e formazione, l’inserimento dei talenti giovani ed equilibri vita-lavoro sani.
“La differenza di una gestione del business sostenibile o meno è nel come si fanno le cose: produrre fonti di energia rinnovabile, sfruttando i lavoratori, non è sostenibile”, afferma Gardi ricordando inoltre come sia importante tenere a mente che “la sostenibilità non è un percorso con destinazione predefinita. Si può sempre fare di meglio”. Ridurre il proprio impatto “ancora un po’”, migliorare l’efficienza dei processi, trovare nuove modalità innovative. Un gioco al rialzo. Anche per questo, De Nora, racconta Locati, ha incluso nel piano di sostenibilità delle linee guida di circolarità anche per l’area R&D: spingere sempre oltre la ricerca di prodotti circolari, aumentare l’efficienza energetica e ottenere maggiori performance riducendo i materiali critici. E in questo gioco, “si crea valore per l’azienda e per i clienti che hanno richieste sempre più elevate in termini di impatto e compliance normativa, generando un circolo virtuoso inarrestabile” conclude la ESG Director.
Appare chiaro, ascoltando gli esperti, che l’adozione di un approccio integrato ESG debba partire dalla governance e da chi ha in mano il potere decisionale in azienda: “tutto parte dalla governance” dichiara Perrini che da anni sponsorizza, più o meno ironicamente, il cambio della sigla ESG in GSE perché darebbe “il giusto ordine di priorità”. Una postazione di comando chiara e coinvolta, quindi, che poi deleghi a ciascuna funzione l’integrazione operativa della sostenibilità all’interno di ciascun dipartimento e area aziendale. “Non può essere l’ufficio di Milano a sapere come decarbonizzare un impianto negli Stati Uniti”, nel caso di De Nora, ed è necessario “monitorare e controllare, responsabilizzare tutta la supply chain, andando sul campo ove necessario” nel caso della holding italiana.
Proprio per approfondire questi temi ESGnews ha lanciato la seconda edizione della guida ESGmakers – i protagonisti della sostenibilità (che puoi scaricare qui). Il documento esplora le ragioni per cui la sostenibilità è ancora una scelta valida, se non l’unica per garantire un futuro all’umanità, offre spunti di riflessione su come portare avanti la transizione e chi deve farlo. Nella guida è inclusa anche una sezione anagrafica con i nomi e le voci di chi concretamente sta realizzando questa trasformazione con l’intento facilitare i contatti e creare una community collaborativa e di confronto.
