Secondo il report Art & Finance di Deloitte il fatturato delle grandi case d’asta è cresciuto del 14,8% nel 2025. Crescono anche i passion asset come orologi, design e vini da collezione. Ma il contesto geopolitico mantiene incerte le prospettive per il 2026.
Dopo due anni di contrazione, il mercato globale dell’arte e dei beni da collezione torna a crescere nel 2025. Secondo la nuova edizione del report Art & Finance pubblicato da Deloitte, il fatturato delle principali case d’asta internazionali è infatti aumentato del 14,8% rispetto al 2024.
Il report evidenzia tuttavia come il contesto internazionale continui a generare incertezza sulle prospettive per il 2026. Le dinamiche geopolitiche e commerciali globali restano infatti fattori che possono influenzare la fiducia degli investitori e il volume delle transazioni nel mercato dell’arte.
“Presentiamo quest’anno la nona edizione del Report “Il mercato dell’arte e dei beni da collezione”, confermando l’impegno di Deloitte Private sull’arte e la cultura. La crescita del mercato dell’arte nel 2025 riflette una trasformazione profonda dove la qualità, l’autenticità e la tracciabilità diventano fattori competitivi decisivi. Inoltre, la crescente consapevolezza tra i collezionisti del valore intrinseco dell’arte come strumento di identità, brand reputation, legacy, resilienza patrimoniale e impatto sociale, suggerisce che il mercato dell’arte e dei beni da collezione continuerà a trovare un suo equilibrio”, ha dichiarato Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader.
L’anno a due velocità per il mercato dell’arte
Il 2025 è stato un anno caratterizzato da dinamiche contrastanti. Da una parte il primo semestre ha risentito delle tensioni legate all’introduzione di possibili dazi negli Stati Uniti, che hanno rallentato le transazioni e inciso soprattutto sul segmento premium del mercato. Dall’altra parte, invece, un’applicazione più moderata delle politiche commerciali ha favorito una ripresa delle vendite, sostenuta anche dalla messa all’asta di importanti collezioni private, in particolare negli Stati Uniti.
Tra le tendenze più evidenti emerge la crescita dei cosiddetti passion asset, cioè beni da collezione come design, orologi e vini pregiati, che nelle principali aste internazionali hanno registrato un aumento del 16,3% rispetto al 2024. Parallelamente si osserva una polarizzazione della domanda: da un lato cresce l’interesse per opere di alta qualità con provenienza certificata, dall’altro aumenta il numero di transazioni nelle fasce di prezzo medio-basse.
Il report evidenzia anche il peso crescente delle nuove generazioni. Tra il 30% e il 40% dei nuovi acquirenti delle principali case d’asta nel 2025 appartiene infatti alle generazioni Millennials e Gen Z. Questo ricambio generazionale sta contribuendo quindi a modificare le logiche tradizionali del collezionismo e dell’investimento in arte. Per molti giovani collezionisti l’acquisto di opere non è solo una scelta finanziaria, ma anche un modo per sostenere il mondo culturale. Il 67% degli acquirenti più giovani indica infatti il supporto agli artisti tra le principali motivazioni di acquisto, mentre la filantropia artistica è considerata rilevante dal 54% dei collezionisti.
La digitalizzazione continua inoltre a trasformare il mercato dell’arte. Le piattaforme online stanno diventando sempre più centrali nei processi di acquisto, con oltre l’81% dei lotti della casa d’aste Christie’s che è stato venduto online nel 2025, mentre il 52% degli HNWI ha dichiarato di aver effettuato acquisti digitali, in forte aumento rispetto al 30% del 2023.
Dal punto di vista geografico, gli Stati Uniti continuano a dominare il mercato dell’arte, con il 64,1% delle vendite globali, seguiti da Londra con il 20,7%. Migliora anche l’efficienza delle vendite: il tasso di invenduto nel 2025 è sceso all’11,4%, rispetto al 14,5% dell’anno precedente.
Il report dedica infine un focus al mercato italiano, che potrebbe beneficiare di recenti interventi normativi. La riduzione dell’IVA sulle transazioni di opere d’arte al 5%, introdotta nel luglio 2025, e le misure previste dal decreto “Italia in Scena” per semplificare la circolazione delle opere, puntano infatti a rafforzare la competitività del sistema artistico nazionale e ad aumentarne l’attrattività internazionale.
“I risultati contenuti nella sezione “Highlights del Report Art & Finance Global 2025” evidenziano che l’arte è diventata un bene patrimoniale centrale, strumento di identità e leva di impatto culturale. Nonostante ciò, le famiglie sono ancora impreparate a gestirne il passaggio generazionale. In sei anni la quota di collezionisti che intende pianificare il futuro della propria collezione, senza averlo ancora fatto, è più che quintuplicata, passando dal 7% al 36%. Il wealth management ha oggi un’opportunità”, ha concluso Barbara Tagliaferri, Art & Finance Coordinator Deloitte Italia.
