Nonostante il 2025 sia stato un anno di particolare pressione negativa per la sostenibilità, i dirigenti a livello globale, la cosiddetta C-Suite, continuano a considerarla tra le principali priorità aziendali, al pari dell’adozione tecnologica e dell’IA, e negli ultimi dodici mesi l’83% ha aumentato gli investimenti nel settore: il che significa che circa 4 aziende su 5 hanno incrementato le risorse finanziarie destinate a temi ESG. A dirlo sono i risultati del 2025 C-suite Sustainability Report di Deloitte Global, condotto su oltre 2.100 top executive, in 27 Paesi, a capo di aziende con ricavi compresi tra 500 milioni e oltre 10 miliardi di dollari. Il top management dichiara di osservare benefici tangibili derivanti dalle proprie iniziative ambientali, sociali e di governance tra cui crescita dei ricavi e riduzione dei costi. In questo quadro, tecnologia e innovazione sono viste come enabler e fattori complementari alla sostenibilità.

Il valore spinge gli investimenti ESG
Ciò che emerge dal report è la maturità con cui le imprese interpretano oggi la sostenibilità. Il linguaggio è cambiato, non si parla più solo di “responsabilità” ma di “valore”. Numerosi sono infatti i benefici percepiti dalla maggioranza dei dirigenti intervistati, tra i quali quelli più tangibili riguardano la generazione di ricavi, seguiti da compliance, brand reputation e riduzione dei costi. L’idea che l’impegno ambientale penalizzi la performance finanziaria è infatti ormai superata, come confermano anche i dati secondo i quali meno del 10% delle aziende registra impatti negativi su fatturato, costi o resilienza a seguito delle proprie iniziative sostenibili.

Un segnale particolarmente positivo emerso dal report è che gli investimenti ESG continuano ad aumentare anche se le pressioni da parte degli stakeholder sui temi ambientali, sociali e di governance sembrano essere diminuite, segno che, ancora una volta, la sostenibilità è vista come un valore.
Nello specifico solo il 58% degli intervistati ha segnalato pressioni da parte di enti regolatori e governi, in calo rispetto al 77% del 2022, mentre il 58% che ha segnalato pressioni da parte di azionisti e investitori, rispetto al 71% del 2022. Di pari passo va anche la percezione dell’impatto che il cambiamento climatico avrà sulla strategia e sulle operazioni della propria azienda nei prossimi tre anni, pari oggi al 60% mentre nel 2024 raggiungeva il 70%.

Inoltre, pochissimi dirigenti segnalano che le condizioni di mercato stiano riducendo le azioni di sostenibilità. Ad esempio, solo il 14% ritiene che un contesto normativo e politico in continua evoluzione stia causando una riduzione delle iniziative, mentre il 33% afferma invece che stia portando a un aumento significativo delle azioni di sostenibilità. Allo stesso modo, solo il 13% dichiara che la necessità di investire in nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, stia limitando le azioni di sostenibilità, mentre il 37% sostiene che tali investimenti stiano contribuendo a un incremento significativo delle iniziative sostenibili.

Tecnologia e sostenibilità vanno di pari passo
Per quanto riguarda la tecnologia lo studio ha evidenziato che la maggior parte degli intervistati considera l’investimento tech come un complemento e non un concorrente agli investimenti ESG, tanto che il 70% degli intervistati ha dichiarato che la necessità di investire in AI e altre tecnologie ha portato a un incremento delle azioni di sostenibilità.
La tecnologia infatti viene utilizzata soprattutto per migliorare l’efficienza dei processi o operativa, monitorare i dati di sostenibilità, gestire le prestazioni ambientali della supply chain e sviluppare nuovi prodotti e servizi sostenibili.

Andando a vedere nello specifico l’uso dell‘AI, viene già oggi usata dall’81% degli intervistati per promuovere sforzi in materia di sostenibilità mentre un altro 16% intende farlo nel prossimo anno. Nel dettaglio l’intelligenza artificiale viene usata per ridurre le emissioni operative (65%), monitorare dati e metriche per il reporting (58%) mitigare il rischio (53%) e sviluppare nuovi prodotti o servizi sostenibili (52%).

