Il cambiamento climatico è la principale preoccupazione per le persone in tutti i Paesi del mondo: è al primo posto tra i rischi percepiti dai cittadini e al secondo posto tra gli esperti. Un timore che domina anche gli italiani che ritengono il climate change il rischio più urgente, seguito dall’instabilità geopolitica e dall’inquinamento. Nella top ten dei cittadini dello Stivale anche la perdita di biodiversità, le malattie croniche e rischi connessi al futuro del lavoro, mentre si allenta il timore di nuove pandemie e malattie infettive. Una classifica che diverge rispetto a quella degli esperti italiani che pongono al primo posto l’instabilità geopolitica, con il cambiamento climatico al secondo posto e i rischi cyber e quelli legati ad AI e big data al terzo e quarto posto, che invece nella top10 della popolazione non sono neanche presenti. Sono questi alcuni dei risultati principali del Future Risks Report pubblicato dal gruppo Axa. Giunta all’undicesima edizione, l’indagine globale sui rischi emergenti realizzata in collaborazione con IPSOS, ha intervistato oltre 3000 esperti di rischio in 50 Paesi e circa 20.000 cittadini da 15 Paesi, per comprendere e valutare la percezione della minaccia e dell’impatto dei rischi emergenti sulla società. Novità del report di quest’anno è il tema della disinformazione: dall’analisi del ruolo delle fake news nell’acuire tensioni sociali, geopolitiche e instabilità emerge che solo una minoranza di esperti che si sente preparata a riconoscerle, e l’82% vede l’intelligenza artificiale come una soluzione per combattere questo fenomeno nonostante sia ad oggi parte del problema.
A livello globale restano nella top 3, i rischi cyber che a loro volta sono connessi con l’instabilità geopolitica, ma anche con i rischi legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e dei big data: a indicarli tra i più rilevanti sono in particolare proprio gli esperti, soprattutto in Europa, ma in America e in Asia questi rischi scalano anche la classifica dei cittadini.
“L’edizione 2024 del Future Risks Report conferma che viviamo in un mondo in cui rischi sono sempre più strettamente interconnessi e si rafforzano a vicenda” ha commentato Chiara Soldano, CEO del gruppo assicurativo AXA Italia, “Cresce il sentimento di vulnerabilità globale, ma fortunatamente anche la consapevolezza della prevenzione come arma fondamentale e della necessità di una risposta coordinata che coinvolga tutti. Come assicuratori siamo chiamati più di altri a essere consapevoli dei rischi, ad anticiparli e contrastarli. L’indagine sui rischi globali e le analisi che la accompagnano sono un contributo in questa direzione, una bussola per orientarsi nelle evoluzioni dello scenario e anticipare i bisogni di protezione di persone, imprese e comunità”.
Il report sottolinea infatti, soprattutto in Italia, una crescente diffusione del senso di vulnerabilità ai rischi, rispetto a cinque anni fa, espresso dal 95% degli esperti italiani (87% degli esperti globali). Ma nonostante il panorama allarmante, c’è maggiore consapevolezza sulla necessità di prevenzione. In particolare, in Italia, il 89% dei cittadini e il 95% degli esperti ritengono che la prevenzione possa mitigare i rischi futuri.
Risultati globali
Per il terzo anno consecutivo il rischio climatico si conferma in cima alle classifiche in tutti i Paesi del mondo. Al secondo posto, l’instabilità geopolitica, in coerenza con lo scenario di attualità e con maggiore evidenza nelle macroregioni interessate da conflitti (Middle East, Europa), dove la percezione del rischio è evidentemente più alta.
Scalano di un posto, ma A livello globale restano nella top 3, i rischi cyber, a loro volta connessi con l’instabilità geopolitica, ma anche con i rischi legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e dei big data. A indicarli tra i più rilevanti sono in particolare gli esperti, soprattutto in Europa, ma in America e in Asia questi rischi scalano anche la classifica dei cittadini.
A livello globale si osserva, inoltre, un calo dell’allerta verso le pandemie e le malattie infettive, che rimane significativo solo in Asia, sostituito in America, in Africa, e in Italia dai rischi connessi alle malattie croniche, legati all’evoluzione demografica della società.
Il report evidenzia un crescente sentimento di vulnerabilità globale, diffuso sia tra gli esperti che nella popolazione: oltre il 90% degli intervistati ritiene che le crisi siano aumentate in frequenza e abbiano impatti diretti sulla loro vita quotidiana.
Cresce però la consapevolezza del valore della prevenzione come arma fondamentale per fronteggiare i rischi futuri, della necessità di una risposta coordinata e di soluzioni interdisciplinari, affermazione ampiamente condivisa dagli esperti e da più della metà della popolazione.
I rischi percepiti in Italia
Nella classifica italiana molte conferme, ma anche alcuni dati in controtendenza rispetto al resto d’Europa e un certo disallineamento tra le risposte della popolazione e degli esperti.
Il cambiamento climatico si conferma al primo posto nella classifica della popolazione, mentre per gli esperti è lo scenario geopolitico. Al terzo posto per la popolazione c’è l’inquinamento, invece per gli esperti, al terzo e quarto posto, ci sono invece i rischi cyber e quelli legati ad AI e big data, che nella top10 della popolazione non sono neanche presenti.
Cala ma rimane comunque al quarto posto della classifica della popolazione, il timore per nuove pandemie e malattia infettive, a cui si accompagnano il già citato rischio di malattie croniche alla nona posizione e i rischi connessi al futuro del lavoro.
Focus: il rischio di disinformazione
In un contesto di policrisi e alta vulnerabilità, suscita timori molto forti il rischio di disinformazione, nuovo focus dell’edizione 2024 del report che evidenzia il ruolo delle fake news nell’acuire tensioni sociali, geopolitiche e instabilità.
La sensazione che il pubblico sia molto vulnerabile alla disinformazione è diffusa, soprattutto tra gli esperti dei rischi: solo un quarto di loro ritiene infatti che le persone siano in grado distinguere accuratamente tra informazioni vere e false sui social media.
Ma la stragrande maggioranza delle persone (78%) e degli esperti stessi (80%) si considera invece “piuttosto” in grado di identificare informazioni false e quindi non si sente personalmente vulnerabile. Un fenomeno preoccupante che rende il rischio ancora più rilevante.
Le conseguenze della disinformazione sono molto più identificate in Europa, America e in Africa: clima di odio e violenza, sfiducia nella scienza, insicurezza.
L’intelligenza artificiale, i cui progressi amplificano le armi della disinformazione, potrebbe anche diventare parte della soluzione: l’82% degli esperti e il 75% del pubblico generale concorda sul l’AI per identificare e combattere le false notizie può contribuire a prevenire la diffusione di disinformazione.



