La Net-Zero Banking Alliance (NZBA), l’alleanza di banche sostenuta dalle Nazioni Unite nata per favorire l’allineamento del settore finanziario agli obiettivi climatici globali, ha sospeso temporaneamente le proprie attività. La decisione arriva mentre i membri sono chiamati a votare una proposta che potrebbe trasformare radicalmente la natura dell’organizzazione: da alleanza di soci basata sull’adesione volontaria a iniziativa-quadro con funzioni di indirizzo e supporto. L’esito della consultazione sarà reso noto alla fine di settembre 2025.
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Dalla rapida espansione alle prime crepe
Fondata nel 2021 con l’impegno di portare le emissioni finanziate dalle banche verso lo zero netto entro il 2050, l’alleanza aveva conosciuto una crescita rapida, passando in tre anni da 43 istituti fondatori a oltre 140 membri con asset complessivi per 74 trilioni di dollari. Negli ultimi mesi, tuttavia, la coalizione ha perso progressivamente peso a causa di una serie di ritiri da parte di grandi gruppi bancari, soprattutto nordamericani.
Negli Stati Uniti le adesioni alle iniziative climatiche sono infatti state il risultato di una campagna politica contro le strategie ESG, accusate da esponenti repubblicani di rappresentare possibili rischi legali o di concorrenza sleale. Sotto questa pressione, nel dicembre 2024 Goldman Sachs ha lasciato la NZBA, seguita nel giro di poche settimane da J.P. Morgan, Citigroup, Morgan Stanley, Bank of America e Wells Fargo, oltre che dai principali istituti canadesi.
Le defezioni non si sono fermate: nel 2025 si sono aggiunti colossi come HSBC, UBS e Barclays. Quest’ultima, motivando l’uscita, ha sottolineato che “con la partenza della maggior parte delle grandi banche globali, l’organizzazione non dispone più della massa critica necessaria”.
La risposta della Net Zero Banking Alliance alle defezioni dei colossi bancari
Per limitare l’emorragia, a marzo 2025 i membri rimasti hanno votato una revisione delle regole, eliminando l’obbligo di allineamento all’obiettivo di contenimento del riscaldamento globale a 1,5 °C e spostando il riferimento a 2 °C, oltre a ridurre i vincoli sul raggiungimento dello zero netto entro il 2050. Nonostante questo ammorbidimento, le uscite sono proseguite.
Verso un nuovo modello per la NZBA
Stando a quanto si legge in un nota dell’alleanza sul suo sito, il gruppo direttivo della NZBA ritiene che la trasformazione in iniziativa-quadro, che potrebbe essere il risultato della votazione dei prossimi giorni, rappresenti “il modello più appropriato per continuare a sostenere le banche di tutto il mondo nell’accelerare la transizione dell’economia reale in linea con l’Accordo di Parigi e per sviluppare strumenti utili a supportare istituti e clienti”.
In attesa del voto, la NZBA ha sospeso le attività operative ma ha ribadito l’invito al settore bancario a non abbandonare gli impegni di decarbonizzazione assunti in questi anni.
Un segnale per le alleanze climatiche
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio: anche altre coalizioni finanziarie nate sotto l’ombrello della Glasgow Financial Alliance for Net Zero (GFANZ) quest’anno hanno iniziato a vacillare. In questa cornice si inserisce per esempio lo scioglimento della Net-Zero Insurance Alliance e il ridimensionamento della Net Zero Asset Managers initiative. Segno che il fronte finanziario della lotta al cambiamento climatico si trova oggi a dover conciliare pressioni politiche, esigenze di mercato e obiettivi di lungo periodo.
