Le bandiere UE sventolano davanti alla Commissione

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Green Bond UE, per l’ICMA gli emendamenti sul regolamento rischiano di allontanare gli emittenti

Per l’International Capital Markets Association (ICMA) gli emendamenti proposti dal “Rapporteur” del Parlamento Europeo alla regolamentazione sui Green Bond rischiano di allontanare gli emittenti del mercato delle obbligazioni sostenibili. L’associazione degli investitori istituzionali che operano sul mercato dei titoli a reddito fisso ha analizzato le proposte presentate il 30 novembre scorso dal “Rapporteur” del dossier sulla regolamentazione delle obbligazioni verdi UE al Parlamento Europeo e ha concluso che gli emendamenti previsti rappresentino un cambiamento notevole rispetto alla proposta della Commissione.

In particolare, l’ICMA sottolinea che aggiungono nuovi requisiti per le obbligazioni allineate con l’EU Green Bond Regulation (EuGB) e prevedono che lo standard diventi obbligatorio per tutti i green bond tra il 2025 e il 2028. Di fatto i cambiamenti proposti mirano a regolamentare l’intero mercato obbligazionario sostenibile europeo tramite il regolamento EuGB, introducendo requisiti obbligatori completi per tutti i bond sostenibili e i loro emittenti.

Il testo presentato dal parlamentare olandese Paul Tang (il Rapporteur) ha infatti eliminato i riferimenti alle caratteristiche specificatamente ambientali previste dal testo originale, per allargare il concetto di green bond anche ai temi della sostenibilità e sociali, facendo riferimento, per esempio, non solo agli obiettivi di Parigi, ma anche agli SDGs (Amendment 5).

La Commissione UE aveva pubblicato lo scorso mese di luglio una proposta di regolamento sulle obbligazioni verdi europee (European Green Bond, EuGB) che mirava a stabilire uno standard volontario per i green bond europei al fine di agevolare il finanziamento di investimenti sostenibili. I punti salienti delle proposte erano l’assegnazione dei fondi a progetti allineati alla tassonomia dell’UE, la piena trasparenza attraverso rapporti dettagliati, e revisori esterni che garantiscano la conformità.

Già a luglio, l’ICMA aveva emesso una nota in risposta alle proposte, avvertendo che l’allineamento obbligatorio alla tassonomia UE potrebbe ostacolare l’adozione della “Label” e minerebbe anche la natura inclusiva e volontaria del mercato europeo delle obbligazioni sostenibili, sostituendolo con un quadro obbligatorio privo di qualsiasi forma di incentivo per controbilanciare il costo aggiuntivo e la responsabilità richiesta agli emittenti.

Gli emendamenti del “Rapporteur” aggiungerebbero diversi requisiti obbligatori per le obbligazioni allineate all’EuGB e proporrebbero che diventino obbligatori per tutte le obbligazioni verdi tra il 2025 e il 2028.

Secondo l’ICMA, l’aumento dei costi e la potenziale responsabilità per gli emittenti derivanti dalle nuove proposte potrebbero avere diversi impatti negativi sul mercato delle obbligazioni sostenibili, tra cui spingere gli emittenti a rivolgersi ad altri mercati e ad altre fonti di finanziamento con conseguente contrazione del mercato e perdita della leadership dell’UE in materia di obbligazioni sostenibili.

Una interpretazione che differisce da quella dello stesso Tang che ha affermato, annunciando la pubblicazione del Rapporto dal suo account Linkedin: “questo standard può ridurre il costo del finanziamento degli investimenti sostenibili per aziende e gli emittenti sovrani e combatterà il greenwashing nel mercato obbligazionario sostenibile”.

Su questo punto si era espressa a dicembre anche la BCE, sostenendo che lo standard dei Green bond europei dovesse diventare obbligatorio.

Nella sua nota, l’ICMA ha affermato che “Se le bozze di emendamento dovessero essere adottate nella legislazione finale, ci aspettiamo che solo le organizzazioni europee che si sentono obbligate ad accedervi lo farebbero e queste verrebbero molto probabilmente dal settore ufficiale. Gli altri emittenti si finanzierebbero semplicemente in altro modo, attraverso le banche o accederebbero a strumenti di finanza sostenibili di altre giurisdizioni. La conseguente contrazione del mercato europeo delle obbligazioni sostenibili e la fuga degli emittenti metterebbe effettivamente fine all’attuale leadership indiscussa dell’UE nei mercati internazionali del capitale sostenibile”.

Secondo il “Rapporteur”, invece, proprio l’obbligatoriertà delle nuove regole dovrebbe favorire lo sviluppo del mercato. “Per uno standard di successo, è importante che ci sia un mercato profondo e liquido. Ecco perché” scrive Tang “le istituzioni e i soggetti della UE dovrebbero essere obbligati a utilizzare lo standard quando emettono obbligazioni verdi. Inoltre, lo standard dovrebbe diventare obbligatorio dopo 3-5 anni”.

L’associazione ha anche aggiunto che “Questo risultato sarebbe in conflitto con le intenzioni originali della legislazione per sviluppare ulteriormente il mercato delle obbligazioni verdi di alta qualità e sostenere la crescita della finanza sostenibile per finanziare il Green Deal europeo”.

Altro punto che emerge, leggendo i commenti di Tang, è la questione del gas e dell’energia nucleare. “È importante che i Green bond europei diventino il ​​gold standard del mercato. Per questo propongo di escludere il finanziamento della produzione di gas e nucleare. Voglio” scrive l’europarlamentare, “anche evitare che le società brown utilizzino i green bond per ridurre i costi di finanziamento complessivi e lavare le loro attività. Ciò può essere evitato obbligando gli emittenti di obbligazioni verdi a redigere un piano di transizione per essere climaticamente neutrali entro il 2050”.

Un elemento che quindi contrasta con l’inclusione di gas e nucleare nella Tassonomia europea.