L’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) ha pubblicato i risultati dell’azione di vigilanza congiunta condotta con 29 autorità nazionali su 245 operatori finanziari. Migliora l’integrazione delle preferenze ESG nei processi di consulenza e product governance, ma restano disomogeneità applicative e carenze operative.
Capire davvero le preferenze ESG degli investitori e tradurle in prodotti coerenti resta una delle principali sfide della finanza sostenibile europea. A dirlo è l’European Securities and Markets Authority (ESMA), l’autorità europea dei mercati finanziari, che ha pubblicato i risultati di una vasta azione di vigilanza, la Common Supervisory Action (CSA), condotta su 245 intermediari tra banche e imprese di investimento. Il quadro che emerge mostra progressi nell’integrazione della sostenibilità nei processi di consulenza previsti dalla MiFID II, ma anche applicazioni ancora molto disomogenee tra operatori e Paesi, con criticità nella raccolta delle preferenze ESG, nella classificazione dei prodotti e nella definizione del target market.
L’iniziativa ha coinvolto complessivamente 245 operatori, tra cui 153 enti creditizi e 89 imprese di investimento ed è stata condotta insieme a 29 autorità nazionali di vigilanza europee per valutare come banche e imprese di investimento stiano integrando i requisiti di sostenibilità previsti dalla MiFID II nei processi di valutazione dell’adeguatezza dell’investimento e nella governance dei prodotti finanziari.
L’esercizio di vigilanza, avviato nell’ottobre 2023 e sviluppato tra il 2024 e il 2025, aveva l’obiettivo di verificare i progressi compiuti dagli intermediari nell’applicazione delle norme sulla sostenibilità introdotte nel 2022 attraverso le modifiche agli atti delegati della MiFID II. La CSA ha inoltre tenuto conto delle linee guida ESMA in materia di suitability e product governance.
Più nel dettaglio, l’analisi si è concentrata su quattro aree principali: la raccolta delle “preferenze di sostenibilità” dei clienti, i processi adottati dagli intermediari per classificare correttamente i prodotti ESG, le modalità con cui viene garantita l’adeguatezza degli investimenti rispetto agli obiettivi di sostenibilità degli investitori e l’integrazione degli obiettivi ESG nella definizione del target market dei prodotti finanziari.
Indice
Progressi nell’integrazione ESG, ma applicazione ancora disomogenea
Secondo ESMA, l’indagine conferma che gli intermediari hanno continuato a compiere progressi nell’integrazione dei requisiti di sostenibilità all’interno dei processi di consulenza e product governance. Tuttavia, l’Autorità evidenzia che “le pratiche rimangono disomogenee tra imprese e giurisdizioni” e che “sono necessari ulteriori miglioramenti in diverse aree”.
Tra le principali criticità emerse vi sono le difficoltà nel spiegare ai clienti concetti regolamentari complessi legati alle preferenze di sostenibilità, come l’allineamento alla tassonomia europea, gli investimenti sostenibili ai sensi della SFDR e la considerazione dei Principal Adverse Impacts (PAI). Molti intermediari hanno cercato di semplificare il linguaggio utilizzato nei questionari e nella documentazione informativa, ricorrendo a brochure, elementi interattivi e spiegazioni aggiuntive.
L’indagine mostra inoltre un’evoluzione verso questionari più dettagliati rispetto alla fase iniziale di implementazione delle norme ESG, anche se il livello di granularità varia ancora in modo significativo tra operatori e Paesi. In alcuni casi, le imprese raccolgono le preferenze dei clienti solo rispetto ai prodotti effettivamente disponibili nella propria offerta, limitando così le opzioni selezionabili.
ESMA ha rilevato anche carenze nella gestione dei clienti che non esprimono preferenze di sostenibilità. In alcune giurisdizioni, infatti, tali clienti non vengono considerati “neutrali rispetto alla sostenibilità”, come previsto dalle linee guida ESMA, ma vengono indirizzati esclusivamente verso prodotti privi di caratteristiche ESG. In altri casi, gli investitori che manifestano un interesse generale per la sostenibilità, senza specificare preferenze dettagliate, vengono trattati come privi di preferenze ESG.
Ulteriori criticità riguardano la neutralità del processo di raccolta delle informazioni: alcune imprese utilizzano disclaimer o formulazioni nei questionari che potrebbero influenzare le scelte degli investitori e, in alcuni casi, scoraggiare i clienti dall’esprimere preferenze ESG. Secondo ESMA, molti operatori non chiariscono adeguatamente come vengano combinate le diverse preferenze di sostenibilità indicate dagli investitori, in particolare quando la coerenza ESG viene valutata a a livello di portafoglio complessivo anziché sul singolo investimento.
L’Autorità invita pertanto gli intermediari a rafforzare progressivamente i propri processi, assicurando che le preferenze ESG siano raccolte “in modo chiaro, neutrale e sufficientemente dettagliato”, evitando al contempo complessità eccessive o terminologia troppo tecnica.
La classificazione dei prodotti ESG resta ancora una sfida
Sul fronte della classificazione dei prodotti finanziari, la CSA evidenzia che le imprese hanno adottato politiche e procedure per mappare le caratteristiche ESG degli strumenti, ma con livelli di implementazione molto diversi. In taluni casi gli intermediari si basano solo su alcune componenti della definizione di sostenibilità, come ad esempio le classificazioni SFDR o i PAI, anche a causa della limitata disponibilità di dati affidabili e della scarsa uniformità delle disclosure dei produttori.
ESMA riconosce che l’attuale quadro normativo della finanza sostenibile è complesso e in evoluzione. Per questo motivo, nel contesto delle revisioni legislative in corso sulla Retail Investment Strategy e sulla Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), l’Autorità ritiene “essenziale garantire che i requisiti legati alla sostenibilità rimangano efficaci e proporzionati, promuovano la semplicità per i clienti e supportino le imprese nell’offerta di servizi di investimento di alta qualità e accessibili”.
Per quanto riguarda l’approccio di vigilanza, ESMA invita le autorità nazionali ad adottare un approccio tollerante e una supervisione proporzionata durante questa fase di transizione normativa, privilegiando il dialogo con le imprese rispetto alle azioni sanzionatorie, salvo i casi di violazioni evidenti o pratiche di mis-selling.
L’Autorità europea precisa infine che i risultati emersi dalla CSA contribuiranno alle future riflessioni sulle possibili revisioni degli atti delegati MiFID II in materia di sostenibilità e all’aggiornamento delle linee guida ESMA su suitability e product governance, con l’obiettivo di semplificare il quadro normativo e favorire un’applicazione più coerente ed efficace delle regole ESG nel settore finanziario.
