La Commissione europea ha annunciato una serie di modifiche al Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), il meccanismo che introduce una tassa sul carbonio per le merci importate nell’Unione europea. L’obiettivo è rafforzarne l’efficacia, chiudere le falle che consentono pratiche elusive e prevenire il rischio di carbon leakage, ossia lo spostamento della produzione verso Paesi con politiche climatiche meno stringenti.
Adottato nel 2023 e destinato a entrare pienamente in vigore nel 2026 dopo una fase transitoria di due anni, il CBAM nasce per allineare il prezzo del carbonio pagato dalle imprese europee, soggette al sistema ETS (Emissions Trading System), a quello dei produttori extra-UE che vendono i loro beni sul mercato europeo. In pratica, gli importatori devono acquistare certificati CBAM per compensare la differenza di costo del carbonio incorporato nei prodotti.
Indice
Estensione dell’applicazione della tassa ai prodotti a valle ad alta intensità di acciaio e alluminio
Una delle principali novità riguarda l’ampliamento dell’ambito di applicazione del CBAM. Attualmente il meccanismo si concentra su materiali di base come acciaio, alluminio, cemento ed elettricità. Secondo la Commissione, però, questo approccio ha comportato un aumento dei costi per i produttori europei che utilizzano tali materiali, con il rischio che la produzione di beni a valle venga trasferita fuori dall’UE o sostituita da importazioni più inquinanti.
Per evitare questo effetto distorsivo, dal 1° gennaio 2028 il CBAM sarà esteso a 180 prodotti a valle ad alto rischio di rilocalizzazione delle emissioni, caratterizzati da un elevato contenuto di acciaio o alluminio. Tra questi rientrano macchinari, componenti per veicoli, apparecchiature industriali, elettrodomestici e attrezzature per l’edilizia. Il 94% dei nuovi prodotti inclusi riguarda la filiera industriale, mentre solo il 6% è costituito da beni di consumo, come ad esempio le lavatrici.
La selezione dei prodotti è stata effettuata sulla base di criteri quali il rischio di carbon leakage, la rilevanza climatica e la fattibilità tecnica dell’inclusione nel meccanismo.
Più controlli e nuove misure anti-elusione
Le proposte della Commissione tengono conto dei feedback ricevuti dall’industria durante la fase transitoria del CBAM e introducono nuove misure per contrastare pratiche elusive. Tra queste figurano requisiti di rendicontazione più stringenti per migliorare la tracciabilità delle merci, strumenti per contrastare dichiarazioni errate sull’intensità delle emissioni e maggiori poteri alla Commissione per intervenire in caso di abusi documentati.
In particolare, quando i dati forniti dagli importatori non risultano affidabili, la Commissione potrà richiedere ulteriori prove o fare riferimento a valori medi di emissione basati sul Paese di origine. Viene inoltre integrato nel calcolo del CBAM l’utilizzo di rottami di acciaio e alluminio pre-consumo, per garantire una corretta determinazione del prezzo del carbonio.
Un fondo temporaneo per sostenere le imprese UE
Accanto alle misure di controllo, il pacchetto prevede anche l’istituzione di un fondo temporaneo di sostegno per i produttori europei di beni soggetti al CBAM che restano esposti al rischio di perdita di competitività sui mercati internazionali. Il fondo servirà a rimborsare una parte dei costi ETS sostenuti dalle imprese, a condizione che queste dimostrino concreti impegni di decarbonizzazione.
Il finanziamento proverrà in parte dai proventi della vendita dei certificati CBAM nel periodo 2026-2027 e in parte dalle risorse proprie dell’Unione europea.
Un passo avanti per la transizione climatica europea
Secondo la Commissione, queste modifiche rafforzano il ruolo del CBAM come strumento centrale della strategia europea verso la neutralità climatica entro il 2050, favorendo al contempo condizioni di concorrenza più eque e incentivando la decarbonizzazione anche al di fuori dei confini dell’UE.
“Oggi rafforziamo il CBAM per competitività, clima e indipendenza», ha dichiarato Wopke Hoekstra, Commissario europeo per il Clima, il Net Zero e la Crescita pulita. «Queste misure proteggono l’industria europea, salvaguardano gli investimenti per il clima e garantiscono una concorrenza equa, riducendo al tempo stesso le emissioni. È un passo fondamentale per preparare il CBAM al futuro della transizione verde e competitiva dell’Europa”.
Cos’è il CBAM in breve
Il CBAM è una misura ambientale per il raggiungimento dell’obiettivo climatico dell’Unione europea della neutralità climatica entro il 2050, sviluppata in linea con gli impegni assunti con l’Accordo di Parigi. Mentre il sistema ETS attribuisce un prezzo alle emissioni generate dalla produzione all’interno dell’UE, il CBAM applica un prezzo del carbonio ai produttori che vendono beni nel mercato europeo. Avviato nella sua fase transitoria nell’ottobre 2023, il CBAM ha consentito una transizione prevedibile e proporzionata per le imprese europee ed extra-UE. Dopo due anni di periodo transitorio, l’aggiustamento finanziario del CBAM sarà introdotto gradualmente a partire dal 1° gennaio 2026, in parallelo con la progressiva eliminazione delle quote gratuite del sistema ETS dell’UE, che si completerà entro il 2034.
