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Tassa sul carbonio alle frontiere

CBAM, Omnibus, il Parlamento UE approva la semplificazione per le PMI sulla carbon tax

Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva le modifiche al regolamento sul meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), introducendo una soglia che alleggerisce il carico amministrativo per piccole e medie imprese e per gli importatori occasionali. Il voto di Strasburgo è arrivato con un consenso larghissimo: 617 deputati a favore, 18 contrari e 19 astenuti.

La novità principale è l’esenzione dagli obblighi CBAM, e quindi dal pagamento della carbon tax, per chi importa fino a 50 tonnellate di merci nell’arco di un anno: una misura che esenta la grande maggioranza (90%) degli importatori, principalmente piccole e medie imprese e privati, senza però intaccare l’obiettivo ambientale della norma, che continuerà a coprire il 99% delle emissioni legate alle importazioni nei settori più inquinanti quali ferro, acciaio, alluminio, cemento e fertilizzanti. La novità sostituisce dunque l’attuale soglia che esentava solo le merci di valore trascurabile.

La riforma rientra nel pacchetto di semplificazione legislativa “Omnibus I”, presentato lo scorso 26 febbraio dalla Commissione, e segna un passo importante nell’evoluzione della normativa europea in materia di sostenibilità e competitività. Il CBAM resta uno strumento cardine della strategia climatica dell’Unione, concepito per evitare che le imprese europee del cemento, dell’acciaio, dell’alluminio, dei fertilizzanti, dell’elettricità e dell’idrogeno siano penalizzate rispetto ai concorrenti extraeuropei che operano in contesti con regole ambientali meno stringenti.

Con la modifica appena approvata, le regole rimangono intatte per i grandi importatori, mentre si introduce un margine di flessibilità per chi commercia quantità limitate di merci, spesso senza una struttura organizzativa tale da poter sostenere gli oneri burocratici legati alle dichiarazioni CBAM.

Non si tratta però di un indebolimento delle ambizioni ambientali. L’impatto delle importazioni di piccola scala è marginale dal punto di vista delle emissioni: da qui la scelta di concentrare lo sforzo regolatorio sulle attività che generano la quasi totalità della CO2. La Commissione e il Parlamento hanno anche inserito garanzie per evitare abusi della soglia minima e meccanismi di controllo per impedire che operatori più grandi frazionino artificiosamente i carichi per eludere le norme.

Oltre alla nuova soglia, la riforma introduce misure di semplificazione anche per le imprese che restano pienamente soggette al CBAM. Le procedure di autorizzazione saranno più snelle, così come il calcolo e la verifica delle emissioni, e verranno chiarite le responsabilità finanziarie dei dichiaranti. L’obiettivo è ridurre i tempi e i costi di compliance senza compromettere l’integrità del sistema.

Il relatore del provvedimento, Antonio Decaro (S&D, Italia), ha sottolineato come il Parlamento sia riuscito a coniugare tutela ambientale e sostegno al tessuto produttivo: “Il CBAM è concepito per prevenire la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio e proteggere le industrie europee. Abbiamo risposto alle richieste delle imprese di semplificare e razionalizzare il processo, esentando il 90% degli importatori di merci CBAM per favorire la competitività e la crescita delle nostre aziende. Poiché il CBAM continuerà a coprire il 99% delle emissioni totali di CO2, abbiamo mantenuto le ambizioni ambientali dell’UE e restiamo pienamente impegnati a una transizione giusta e al conseguimento della neutralità climatica entro il 2050.”

Il testo approvato dal Parlamento dovrà ora ricevere l’ok formale dal Consiglio dell’Unione europea. Una volta pubblicato nella Gazzetta ufficiale, entrerà in vigore tre giorni dopo. Inoltre, all’inizio del 2026, la Commissione sarà chiamata a valutare se estendere il meccanismo ad altri settori coperti dall’ETS e a proporre eventuali strumenti per sostenere gli esportatori europei soggetti al rischio di delocalizzazione delle emissioni.