La maggior parte delle PMI e dei piccoli importatori dell’UE saranno esclusi dalla tassa sulla CO2 prevista dal regolamento CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism). È quanto hanno stabilito il Consiglio dell’Unione Europea e il Parlamento europeo che, facendo seguito alle proposte del pacchetto Omnibus I, hanno trovato un accordo sulla semplificazione della carbon tax europea, ovvero il CBAM (in italiano Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere).
L’obiettivo del nuovo testo legislativo è rendere più semplice e meno costosa l’applicazione dello CBAM, senza però indebolirne gli obiettivi climatici. Infatti, stando a quanto dichiarano le istituzioni UE, il 99% delle emissioni incorporate nei beni importati in UE continuerà a essere coperto. In sostanza, quindi, la nuova proposta dovrebbe ridurre la burocrazia e i costi di conformità per le imprese europee, in particolare per le piccole e medie imprese (PMI).
“L’accordo provvisorio raggiunto oggi con il Parlamento rappresenta un altro passo importante per alleggerire gli oneri amministrativi sulle imprese e rafforzare la competitività dell’UE” ha dichiarato Adam Szłapka, Ministro polacco per l’Unione Europea.
L’adozione definitiva del nuovo testo è prevista entro settembre 2025, dopo l’approvazione formale da parte del Consiglio UE e del Parlamento europeo.
Punti chiave dell’accordo
I co-legislatori hanno mantenuto i principi centrali della proposta della Commissione per semplificare le regole dello CBAM, introducendo in particolare un’esenzione “de minimis” più ampia: saranno esclusi dagli obblighi CBAM le aziende che non superano la soglia di 50 tonnellate di merci importate all’anno. Questa nuova soglia sostituirà le attuali regole, più restrittive, che esentano solo beni di valore trascurabile. In pratica, questa modifica dovrebbe escludere dagli obblighi CBAM la maggior parte delle PMI e di singoli individui che importano quantità minime di beni coperti dal regolamento.
Inoltre, la revisione consentirà alle aziende europee importatrici di continuare a commerciare beni soggetti al CBAM anche all’inizio del 2026, mentre sono in attesa della registrazione ufficiale, evitando così interruzioni nelle attività.
L’accordo prevede anche altre misure di semplificazione per tutti gli importatori che superano la soglia prevista, tra cui una procedura di autorizzazione semplificata; processi più efficienti per la raccolta dei dati; modalità più chiare per il calcolo e la verifica delle emissioni incorporate; regole semplificate per determinare la responsabilità finanziaria degli importatori durante l’anno e la possibilità di richiedere il riconoscimento dei costi sostenuti per il carbonio già pagato nei paesi di produzione extra-UE.
È stato inoltre trovato un punto di incontro per quanto riguarda le sanzioni e le regole per i rappresentanti doganali indiretti. Infine, il testo contiene chiarimenti aggiuntivi sulla gestione e sul finanziamento della piattaforma centrale CBAM, che sarà utilizzata per la vendita dei certificati CBAM agli importatori.
Contesto
La revisione del regolamento CBAM arriva a valle delle proposte contenute nei due pacchetti legislativi Omnibus, pubblicati, il 26 febbraio 2025, dalla Commissione e volti a semplificare le normative esistenti nei settori della sostenibilità e degli investimenti. La spinta alla semplificazione è stata mossa negli ultimi mesi da istituzioni e Stati membri e arriva in risposta alle sfide evidenziate nei rapporti di Enrico Letta (“Molto più di un mercato”) e Mario Draghi (“Il futuro della competitività europea”) su cui il Consiglio UE ha chiesto di dare massima priorità.
