Francesco Bicciato

Parola all'esperto

Bicciato: le sfide della finanza sostenibile nel 2026, ecco cosa ci aspetta

In un contesto segnato da una fortissima instabilità geopolitica e da effetti sempre più evidenti e pesanti dei cambiamenti climatici, la finanza sostenibile continua a confermarsi come un approccio solido e strategico per interpretare e governare i rischi emergenti. Secondo Morningstar, nel 2025 il patrimonio globale dei fondi sostenibili ha superato i 3.900 miliardi di dollari: dalla fine del 2018, è cresciuto di oltre sei volte (da circa 600 miliardi di dollari). A favorire questa tendenza sono state diverse dinamiche: il crescente interesse degli investitori per la sostenibilità, le normative europee favorevoli, il miglioramento dei dati ESG e l’innovazione dei prodotti. Il mercato continua dunque a riconoscere l’efficacia dell’integrazione dei criteri ESG come strumento per la gestione del rischio e la costruzione di valore nel medio-lungo periodo. Ecco alcune sfide che la finanza sostenibile dovrà affrontare nel 2026.

1. La finanza sostenibile non è una moda

La prima sfida del 2026 riguarda la necessità di chiarire, anche ai più scettici, che la finanza sostenibile si fonda su basi finanziarie robuste. I risultati delle recenti ricerche del Forum mostrano come gli investitori istituzionali rimangano convinti del loro impegno verso la sostenibilità e continuino ad utilizzare l’integrazione dei criteri ESG nella gestione dei portafogli. Passano infatti da 79 a 95 i piani previdenziali che fanno investimenti sostenibili e 66 li estendono a una quota compresa tra il 75% e il 100%, contro i 53 del 2024. Rispetto alle Fondazioni di origine bancaria, aumentano da 31 a 34 quelle che includono i criteri ESG, e nel 65% dei casi prevedono di incrementare la quota di patrimonio investita in modo sostenibile. Molto attive anche le imprese assicuratrici: la pressoché totalità (99,7%) include i criteri ESG nelle proprie politiche di investimento e li applica a una porzione del portafoglio compresa tra il 75 e il 100%. 

2. Le potenzialità di un’economia verde competitiva

La seconda sfida consiste nell’evidenziare le enormi opportunità economiche connesse alla sostenibilità. La green economy globale vale oggi oltre 5.000 miliardi di dollari e, secondo stime del World Economic Forum e di Boston Consulting Group, potrebbe superare i 7.000 miliardi di dollari entro il 2030. Settori come energie rinnovabili, mobilità elettrica, efficienza energetica ed economia circolare stanno dimostrando competitività crescente, con soluzioni tecnologiche già in grado di ridurre più della metà delle emissioni necessarie entro il 2050. Gli sconvolgimenti geopolitici degli ultimi anni, e nuovamente nelle ultime settimane, hanno messo in evidenza l’urgenza di una transizione basata sulle fonti rinnovabili, all’insegna dell’indipendenza energetica. Investire in rinnovabili è strategico per ridurre in modo significativo la dipendenza da approvvigionamenti esterni, salvaguardando la competitività del sistema economico. 

3. Affrontare il riassetto del quadro regolatorio europeo

La terza sfida riguarda la cornice normativa in rapida evoluzione. L’Unione europea sta riesaminando l’architettura introdotta a partire dal 2018 con l’Action Plan sulla finanza sostenibile: dalla revisione di SFDR alla semplificazione degli standard ESRS, passando per le linee guida ESMA sulla denominazione dei fondi. Il punto centrale è garantire un equilibrio tra una maggiore chiarezza per gli operatori e la disponibilità di dati significativi per gli investitori. Allo stesso tempo, la revisione di CSRD porta con sé un tema cruciale: la riduzione della quantità di informazioni disponibili sulle imprese di minori dimensioni, con l’effetto di complicare l’attività di valutazione e la capacità degli investitori di analizzare i rischi ESG in modo adeguato e prudenziale. In questo contesto sarà indispensabile rafforzare la qualità dei dati e, parallelamente, assicurare un processo regolatorio che continui a indirizzare capitali verso investimenti autenticamente orientati alla sostenibilità.

Un’agenda che richiede coerenza e visione di lungo periodo

Il 2026 si apre dunque con sfide impegnative ma anche con segnali chiari di maturazione del settore. Come dimostrano le ricerche del Forum per la Finanza Sostenibile, l’integrazione dei criteri ESG sta diventando un elemento strutturale delle strategie d’investimento. Il compito dei prossimi mesi sarà mantenere coerenza, rafforzare la trasparenza e valorizzare il contributo della finanza sostenibile per la costruzione di un sistema economico e sociale più stabile e sicuro. Perché, in un contesto di rischi crescenti, è proprio la finanza sostenibile a offrire gli strumenti più efficaci per sostenere una transizione giusta e generare valore nel lungo periodo.


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