Ormai la traccia è segnata e quello che sta accadendo è il formarsi di questo percorso per salvare il pianeta e tutti i suoi abitanti.
Il piano “Fit for 55”, approvato lo scorso luglio, è un ulteriore tassello e propone una serie di proposte legislative per raggiungere entro il 2030 gli obiettivi del Green Deal, ovvero la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 55% rispetto ai livelli del 1990, ponendosi il traguardo di arrivare alla “carbon neutrality” per il 2050.
È noto tuttavia come l’Europa già nel 2008 fosse all’avanguardia nella lotta al cambiamento climatico con una proposta che mirava per il 2020 a una riduzione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra, un aumento del 20% dell’efficienza energetica e un contributo del 20% da fonti rinnovabili nel mix energetico. Questi obiettivi sono stati raggiunti, per esempio con le emissioni che hanno registrato una riduzione del 24%, coniugando così una crescita economica maggiore del 60% nello stesso periodo.
Inizia così l’iter legislativo: le proposte dovranno passare prima per il vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio e poi per i negoziati informali – a cui prendono parte alcuni rappresentanti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione – per la definizione del testo di compromesso e la seguente approvazione. Le prime approvazioni dovrebbero arrivare fra l’ultimo trimestre del 2022 e il primo trimestre del 2023.
Guardando ai nostri giorni, il Fit for 55 contiene ben 13 proposte che cambieranno profondamente il modo in cui usiamo e forse abusiamo dell’energia. Riportiamo qui di seguito gli elementi principali del pacchetto (per i dettagli rimandiamo al sito ufficiale della Commissione Europea https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/IP_21_3541):
- la revisione della direttiva sulle rinnovabili che ha alzato dal 32 al 40% il target di generazione di energie rinnovabili al 2030, con l’obiettivo di raddoppiare la capacità installata di fonti riutilizzabili;
- il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), si tratta di un’imposta concepita per proteggere l’industria da importazioni da quei competitor esteri che non sono soggetti agli obiettivi climatici dell’Unione Europea (fenomeno del carbon leakage);
- l’Emission Trading System (ETS), si tratta di un sistema internazionale di scambio di quote di emissioni. Viene fissato un tetto massimo (cap) alla quantità totale di alcuni gas serra che possono essere emessi dagli impianti che rientrano nel sistema. Questo tetto massimo si riduce nel tempo di modo che le emissioni totali mano a mano diminuiscono. La riduzione del cap diventa quindi più severa passando dal 2% al 4% all’anno;
- triplicare il tasso di renovation con riferimento al filone delle ristrutturazioni degli edifici, responsabili in Europa del 40% di consumo di energia e del 36% di emissioni;
- l’accelerazione verso la mobilità elettrica che sia ugualmente redditizia e vantaggiosa per i produttori di automobili, per gli operatori delle stazioni di ricarica e gli utenti finali. La fase di eliminazione progressiva delle auto con motore a combustione, che culminerà nel 2035 insieme agli obiettivi vincolanti per la diffusione di infrastrutture di ricarica a livello nazionale, ha sicuramente accelerato il fenomeno.

Il Fit for 55 non è solo il piano d’azione europeo, ma è soprattutto una strategia per la crescita sostenibile.
Citando il presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen: “L’economia dei combustibili fossili ha raggiunto i suoi limiti. Vogliamo lasciare alla prossima generazione un pianeta sano, buoni posti di lavoro e una crescita che non danneggi la nostra natura. Il Green Deal europeo è la nostra strategia di crescita verso un’economia decarbonizzata. L’Europa è stato il primo continente a dichiarare l’obiettivo di emissioni zero nel 2050 e ora siamo i primi a mettere sul tavolo una tabella di marcia concreta. L’Europa porta avanti il discorso sulle politiche climatiche attraverso l’innovazione, gli investimenti e la compensazione sociale”.
Come tutti i grandi cambiamenti, anche il Fit for 55 non è passato senza critiche data l’immane dimensione dei costi della transizione energetica in Europa. Più che di “costi”, noi riteniamo che si debba parlare di investimenti. E questi investimenti sono necessari! Gli svariati miliardi di euro all’anno che serviranno per rispettare i target climatici non solo eviteranno un collasso ambientale, ma avranno anche ricadute positive sull’economia e sull’occupazione.
Se l’Europa riuscirà a raggiungere gli obiettivi che si è prefissata, altri potranno seguire il suo esempio di vasta portata. Il risultato finale sarà una società più resiliente, più avanzata e più sostenibile.
