Mazzoleni Assogestioni | ESG News

Interviste

Mazzoleni (Assogestioni): gli investitori non hanno abbandonato i temi ESG

Nel mondo dell’asset management la sostenibilità sta attraversando una fase di riposizionamento, che ha portato a rimettere in discussione il ruolo dei criteri ESG. Più che a un arretramento, però, si assiste a un’evoluzione: nuove priorità, come la sicurezza energetica, la competitività industriale e le tensioni geopolitiche, stanno ridefinendo il linguaggio e l’approccio con cui il mercato interpreta gli investimenti responsabili.

A confermarlo è Manuela Mazzoleni, Direttrice Sostenibilità e Capitale Umano di Assogestioni, che in questa intervista a ESGnews ha sottolineato che stiamo assistendo a una fase di normalizzazione e maturazione del mercato. Gli ultimi dati mostrano, infatti, come i deflussi dai fondi sostenibili siano rimasti contenuti e come gli operatori finanziari continuino a considerare gli ESG una leva strategica per la gestione dei rischi e la creazione di valore.

Questi temi saranno al centro dell’incontro dal titolo “Nessun backlash: dialogo sul futuro degli ESG”, organizzato dal Forum per la Finanza Sostenibile nell’ambito del Salone del Risparmio e che si terrà giovedì 7 Maggio 2026. Durante la tavola rotonda Mazzoleni si confronterà con Arianna Lovera, vicedirettrice del Forum, e Alessandro Asmundo, Senior Policy Officer del Forum per la Finanza Sostenibile, mostrando come l’economia sostenibile si confermi un ambito ricco di opportunità di investimento.

La sostenibilità sembra non essere più al centro dell’attenzione per molti asset manager. Come interpreta questo cambiamento?

Più che un disimpegno, si è trattato di un’evoluzione nella narrazione. Negli ultimi anni, temi come sicurezza energetica, competitività industriale e autonomia strategica hanno guadagnato spazio nel dibattito pubblico, ma rappresentano in realtà una declinazione aggiornata della sostenibilità stessa. Per l’Europa, che non dispone di combustibili fossili a sufficienza, autonomia energetica significa più rinnovabili, elettrificazione delle infrastrutture e maggiore efficienza. Il cambiamento climatico resta una variabile strutturale dell’economia globale e continua a influenzare in modo concreto le scelte di investimento. Gli investitori istituzionali hanno proseguito il loro percorso anche quando l’attenzione mediatica si è affievolita, dimostrando che l’interesse non è venuto meno, ma si è adattato a un contesto mutato.

Alla luce delle recenti evoluzioni normative e di un apparente ripensamento degli impegni da parte di diverse società di gestione, siamo di fronte a un reale arretramento o piuttosto a una fase di maturazione del mercato?

Direi che si tratti di una fase di normalizzazione e maturazione. Le imprese hanno continuato a investire nei piani di transizione e gli investitori hanno proseguito nell’individuare i soggetti più preparati ad affrontare il cambiamento strutturale in atto. Alcune iniziative europee hanno generato l’impressione di un rallentamento, creando confusione tra gli operatori, ma nella sostanza non si è verificato alcun cambio di rotta: il percorso verso la decarbonizzazione è rimasto coerente, pur con velocità e linguaggi differenti a seconda dei mercati.

Negli ultimi 12 mesi, come si sono evoluti i flussi verso i fondi sostenibili in Italia? State osservando un rallentamento?

Il quadro è articolato e richiede di distinguere tra segmenti di investitori. Da un lato, fondi pensione, casse di previdenza e compagnie assicurative hanno continuato a operare secondo criteri di sostenibilità, in coerenza con i propri mandati. Dall’altro, sul segmento retail si è registrato un minore interesse, in parte riconducibile alle performance e a una narrazione pubblica non sempre coerente con quanto stava realmente accadendo sui mercati. Questo divario tra istituzionale e retail è uno degli elementi più significativi da monitorare, anche in relazione all’evoluzione normativa in corso.

Con l’evoluzione della SFDR, cosa cambia concretamente per le società di gestione e per i prodotti classificati come articolo 8 e 9?

La revisione della SFDR è orientata a rafforzare trasparenza dell’intero framework europeo. L’introduzione di categorie più definite può favorire una migliore segmentazione dell’offerta, aiutando sia le società di gestione sia gli investitori a interpretare i prodotti in modo più corretto e comparabile. Questo approccio dovrebbe semplificare la comprensione delle caratteristiche chiave di sostenibilità dei prodotti di investimento e assicurare il rispetto di alcune caratteristiche minime.

A suo avviso migliorerà la trasparenza per i risparmiatori o rischia di generare ulteriore confusione?

L’obiettivo dichiarato è proprio quello di aumentare la chiarezza per gli investitori finali. La classificazione dei prodotti, una informativa semplificata e un ruolo riconosciuto agli investimenti in transizione dovrebbero rendere l’offerta più comprensibile, soprattutto per quei risparmiatori che oggi faticano a orientarsi tra etichette e requisiti complessi. La forma che la normativa prenderà – la nuova SFDR è ancora in discussione preso i diversi organi dell’Unione – sarà però determinante per assicurare una normativa efficace nel raggiungere il giusto equilibrio tra chiarezza, trasparenza e flessibilità

Cosa cercano i risparmiatori italiani nei prodotti sostenibili?

L’interesse dei risparmiatori retail rimane sensibile alle performance di breve periodo, il che porta spesso a valutazioni parziali. Al tempo stesso, la crescente centralità di temi come sicurezza energetica e stabilità economica suggerisce una domanda potenziale per prodotti capaci di coniugare sostenibilità, resilienza e prospettive di crescita di lungo periodo. Per intercettare questa domanda in modo efficace è indispensabile un salto di qualità nella comunicazione ma anche una maggior educazione finanziaria.

Quali sono le principali tendenze che vi aspettate per il 2026 nel mondo della finanza sostenibile?

Il 2026 si preannuncia come un anno di consolidamento e rilancio. Sul fronte normativo, dal punto di vista dell’investitore finale, il quadro di riferimento dovrebbe rimanere piuttosto stabile visto che la revisione della SFDR troverà piena applicazione solo nel 2028. Infine, il contesto geopolitico – con la guerra in Iran che ha riportato al centro il tema della sicurezza energetica – sta accelerando la domanda di investimenti in rinnovabili e infrastrutture resilienti, rendendo la sostenibilità non solo una scelta etica ma una necessità economica e strategica difficile da ignorare.

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