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Intervista ad Antonella Massari, Segretario Generale AIPB

Il ruolo del Private Banking nel favorire la transizione ESG

Luci ed ombre per gli investimenti sostenibili nel mondo del private banking. Nel 2023 gli investimenti ESG sono risultati pari al 33% dei portafogli del private Banking e il 96% degli operatori di settore ha prospettato un incremento di questa quota nei successivi 12 mesi. Ma bisogna tenere conto di alcune evidenze, evidenzia a ESGnews Antonella Massari, Segretario Generale AIPB: il 57% dei clienti private si è confrontato con il proprio banker di strategie di investimento ESG ma la scelta di sottoscrivere è avvenuta solo nel 27% dei casi, poiché una parte consistente di clientela (48%) dichiara di non essere interessato alla tipologia di soluzioni finora proposte.

Quello di AIPB, associazione che dal 2004 riunisce i principali operatori nazionali e internazionali del Private Banking, è un osservatorio privilegiato sui mercati anche per le dimensioni che rappresenta: il private banking in Italia è cresciuto a doppia cifra nel 2023 raggiungendo i 1.100 miliardi di euro di masse gestite.

Perchè il mercato finanziario possa dare un contributo importante alla transizione ESG dell’economia reale servono modifiche importanti alla normativa europea in ambito ESG che ha il merito di essere inclusiva (rispetta tutte le strategie di investimento sul mercato) ma ha anche il difetto di essere inutilmente complicata. Tra le principali indicazioni di cambiamento, suggerisce Antonella Massari, occorre senz’altro una semplificazione delle domande agli investitori sulle preferenze di sostenibilità e una migliore comunicazione al mercato da parte delle imprese delle scelte di gestione dei rischi ESG, ma perché questo avvenga  occorre anche fornire loro metriche di misurazione e standard semplificati per l’informativa delle agenzie di rating ESG e degli asset manager per le scelte di investimento.

AIPB ha recentemente lanciato un’indagine con Doxa sui temi e le aspettative ESG. Quali sono le principali evidenze emerse?

Partiamo dagli aspetti positivi: da un lato emerge come l’industria del Private Banking abbia ben presente l’influenza positiva che può avere sull’economia stimolando le scelte di investimento delle famiglie, dall’altro come la clientela Private sia pronta a dialogare e a ricevere proposte su soluzioni d’investimento ESG. Meno confortanti sono, invece, le evidenze di ricerca che riguardano il grado di fiducia delle famiglie verso le iniziative ESG delle imprese: solo un terzo ritiene che siano realizzate per tutelare il futuro dei cittadini (in calo del 7% rispetto al 2021). La parte restante si divide invece tra chi le considera pure operazioni di facciata e chi non sa cosa pensare in merito. 

Ma qual è il livello di consapevolezza del Private banking nei confronti della sfida climatica?

Esistono ambiti in cui il Private Banking, attraverso le sue attività, genera effetti positivi sui singoli clienti che nel tempo possono determinare impatti positivi più generali e benefici per la società e il Paese. Secondo l’opinione dei leader del settore Private “favorire la transizione ESG” si trova al quarto posto tra i dieci ambiti più rilevanti, subito dopo la capacità di contribuire alla crescita della cultura finanziaria delle famiglie investitrici, quella di indirizzare i risparmi verso gli investimenti e di diffondere la cultura della legalità fiscale. A parziale riscontro di questa influenza positiva, l’Osservatorio sulla clientela Private di AIPB ha registrato presso le famiglie elevati livelli di consapevolezza su come non solo le scelte di consumo (69% degli intervistati) ma anche le scelte di investimento (70%) siano in grado di influenzare concretamente l’orientamento ESG delle imprese selezionate. 

E la risposta come asset allocation è all’altezza delle attese?

Attraverso l’integrazione dei criteri di sostenibilità nei processi di selezione della gamma di offerta e di consulenza finanziaria, gli operatori di Private Banking hanno registrato nel 2023 un peso degli investimenti ESG pari al 33% dei portafogli Private. Il 96% degli operatori di settore pensa, inoltre, che tale quota sia destinata a crescere ulteriormente nei prossimi 12 mesi. Tuttavia, sul fronte della “efficacia” della comunicazione ESG verso la clientela, segnalo alcune evidenze che andrebbero tenute in considerazione perché questa crescita possa effettivamente verificarsi: nonostante una significativa notorietà degli investimenti sostenibili presso la clientela (il 57% dei clienti Private ha già avuto modo di parlare con il proprio banker di strategie di investimento che rispettano criteri ESG) la scelta di sottoscriverli avviene solo nel 27% dei casi, poiché esiste ancora una parte consistente di clientela (48%) che dichiara di non essere interessato alla tipologia di soluzioni finora proposte.

Ritiene che la revisione della SFDR possa essere un passo utile?

La normativa europea in ambito ESG ha il merito di essere molto inclusiva (rispetta tutte le strategie di investimento presenti nel mercato) e il difetto di essere inutilmente complicata nell’applicazione nella consulenza finanziaria alle famiglie. 

Per timore del rischio di greenwashing, il Legislatore e il Regolatore si sono concentrati sulle “classificazioni” rischiando di allontanare l’investitore dalle motivazioni che hanno dato origine alla norma stessa: l’importanza di inserire nella valutazione delle performance attese delle imprese oggetto di investimento i rischi legati ai potenziali effetti negativi di fattori ESG. L’attuale processo di revisione della normativa in atto in Europa dovrà quindi decidere quale direzione prendere: se l’impronta del Legislatore sarà pragmatica (e non ideologica) la revisione della SFDR sarà un passo utile e il mercato finanziario potrà dare un contributo importante alla transizione ESG dell’economia reale.  

Quale può essere a suo avviso una soluzione per fornire maggiore chiarezza agli investitori?

È necessario intervenire soprattutto a valle e a monte del processo di investimento: perché le famiglie possano avvicinarsi agli investimenti ESG è necessario semplificare le domande agli investitori per raccogliere le loro preferenze di sostenibilità; perché le imprese riescano a migliorare la comunicazione al mercato delle scelte compiute per la gestione dei rischi ESG è necessario fornire loro metriche di misurazione e standard semplificati per l’informativa utilizzata dalle agenzie di rating ESG e dagli asset manager per le scelte di investimento. 

E come associazione quali sono le vostre iniziative?
L’Associazione intende proseguire il suo lavoro sul piano istituzionale e culturale. Sul primo fronte, il nostro Osservatorio sulla clientela private e i costanti confronti con i produttori e distributori associati ad AIPB ci permettono di partecipare alle consultazioni pubbliche delle Istituzioni con un approccio costruttivo e, soprattutto, basato sui dati. Sul piano culturale, invece, intendiamo avviare un dialogo con i clienti imprenditori per avvicinarli a queste tematiche non solo come investitori, ma anche come decisori della strategia d’impresa. Una buona parte della clientela Private è costituita infatti da imprenditori e dalle nostre ricerche emerge un forte bisogno di consulenza su Governance, Sostenibilità e fonti di finanziamento alternative.