Intervista

Fragomeno (Valori AM): per avere impatto bisogna cercare i leader dell’innovazione

Il 2022 sarà un anno di profonde trasformazioni. E proprio nei momenti di cambiamento, di passaggio verso un nuovo paradigma economico e industriale, i primi in grado di individuare le società leader in questo processo, quelle capaci di innovare e di guidare il mondo verso un’economia sostenibile, potranno realizzare ottimi investimenti. E’ questa l’opinione di Giancarlo Fragomeno, Senior Consultant e Responsabile degli investimenti sostenibili di Valori Asset Management, boutique finanziaria dell’asset management specializzata negli investimenti sostenibili e che, dopo l’Hearth Ethical Fund, fondo allineato all’articolo 8 della SFDR lanciato nel 2018, si appresta portare sul mercato quattro nuovi prodotti tutti allineati all’articolo 8 della SFDR, alcuni dei quali saranno trasformati in articolo 9 in un secondo momento. I nuovi prodotti che promuoveranno la sostenibilità, saranno impegnati al raggiungimento dei 17 SDGs dell’Onu e conterranno un impegno formale a contribuire alla realizzazione degli obiettivi di Parigi 2015. ESGnews ha intervistato Fragomeno conoscere la sua visione sulle prospettive dei mercati e le nuove iniziative di sviluppo della società di gestione.

Cosa caratterizza l’approccio alla sostenibilità di Valori AM?

Valori Asset Management da molti anni è consapevole dell’importanza delle sfide a cui devono essere chiamati gli investitori quando si parla di sostenibilità. Dal 2018 è sottoscrittrice del PRI (Principles for Responsible Investing, associazione nata sotto l’egida dell’ONU) e nello stesso anno ha lanciato il suo primo fondo etico e sostenibile Hearth Ethical Fund. L’obiettivo della società è di contribuire a 360 gradi a uno sviluppo sostenibile, in linea con i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU, attraverso politiche societarie che promuovono la sostenibilità in azienda, dall’attenzione alla selezione degli utilities providers, alle politiche di gender equality e formazione per gli impiegati. La società, inoltre, crede negli investimenti di tipo attivo, investe in prodotti che promuovono la sostenibilità e svolge un’attenta attività di stewardship, con un esercizio responsabile dei diritti di voto nelle società presenti in portafoglio e tramite un dialogo che promuova considerazioni ambientali, sociali e di governance.

Giancarlo Fragomeno, Senior Consultant e Responsabile degli investimenti sostenibili di Valori Asset Management

Vi sono criteri di analisi ESG che applicate a tutto il portafoglio?

Valori Asset Management ha lanciato il suo primo fondo sostenibile nel 2018 e dopo oltre 4 anni di esperienza ha appena richiesto l’emissione di 4 nuovi fondi ESG articolo 8, per alcuni dei quali verrà successivamente richiesto l’upgrade ad articolo 9, per poter offrire ai propri clienti strumenti allineati ai più alti standard di sostenibilità.  L’integrazione dei fattori ESG avviene attraverso un processo a più fasi. Per quanto riguarda i comparti articolo 8, il processo comprende una fase di esclusione di alcuni settori economici, un processo di analisi delle controversie e un processo di analisi dei rischi ESG. Per l’upgrade ad articolo 9, vengono aggiunti dei processi di analisi delle emissioni e di allineamento ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Onu.

Calcolate l’intensità carbonica dei vostri portafogli? A che punto siete?

Lo facciamo già per Hearth Ethical Fund, il fondo etico e sostenibile lanciato nel 2018. Inoltre, i dati sulla carbon intensity sono pubblicati sui report di sostenibilità del fondo già dal 2019. I futuri fondi articolo 9 saranno da prospetto dei fondi Low Carbon; quindi, oltre a calcolare l’intensità carbonica degli investimenti, per questi comparti ci sarà un impegno formale a contribuire alla realizzazione degli obiettivi di Parigi 2015. La sfida più complessa è arrivare ad ottenere dei dati affidabili per le società analizzate. Per questo Valori AM si affida già da molti anni ai migliori data providers internazionali per ottenere i dati grezzi, che poi vengono analizzati e interpretati dal team interno.

A suo avviso è più efficace investire in aziende allineate con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi o puntare su quelle che possono offrire un miglioramento più significativo?

Dipende da diversi fattori: per esempio la strategia che caratterizza il comparto, o dai settori sui quali si investe. Oggi i gestori sono chiamati ad operare in un contesto molto difficile. Il panorama macroeconomico di breve termine sta sostenendo settori dell’economia che sono il maggiore ostacolo alla realizzazione dell’accordo di Parigi. Per questo, oggi più che mai è necessario sviluppare un approccio di medio periodo per poter offrire ai clienti prodotti che creano esternalità positive dal punto di vista ESG e generano valore economico. Investire in società attivamente allineate con i principi dell’accordo di Parigi 2015 è solo uno dei tasselli necessari. Sappiamo già oggi che le pratiche aziendali e le tecnologie odierne non permettono il raggiungimento degli obiettivi di Parigi; quindi, innovazione e sviluppo tecnologico saranno fondamentali se vogliamo veramente arrivare ad essere carbon neutral entro il 2050. Individuare ed investire nelle società leader nella transizione verso un’economia sostenibile e che possono offrire benefici ben più significativi del semplice allineamento agli obiettivi degli accordi, per quanto riguarda la riduzione o l’assorbimento delle emissioni di CO2, è un altro tassello fondamentale nella creazione di valore, soprattutto per i prodotti di investimento generalisti e non tematici. 

Oltre all’analisi ESG effettuata prima della scelta di un titolo, effettuate una valutazione ex post dell’efficacia dell’investimento. In cosa consiste e come calcolate l’impatto?

Per il fondo di Investimento Hearth Ethical Fund, si, vi è un’analisi ante e un’analisi post. La valutazione ex post dell’efficacia dell’investimento viene articolata in due fasi: la prima fase è caratterizzata dall’analisi continua delle controversie generate dall’investimento. Questo ci permette di vedere in che modo l’operato della società impatta gli stakeholders, soprattutto in caso di impatto negativo. La seconda fase invece si concentra a identificare gli impatti positivi generati e misurabili di tutte le società presenti in portafoglio. È un’analisi annuale, per necessità, vista l’annualità della maggior parte dei dati pubblicati, e la sua conclusione porta poi alla pubblicazione dei reports di Impatto e di Sostenibilità. 

Quali sono i temi di investimento per il 2022?

Il 2022 è un anno di cambiamento e per un investitore questo vuol dire opportunità. La pericolosità dell’incertezza nell’approvvigionamento energetico è sotto gli occhi di tutti. È molto probabile che i governi, soprattutto ma non esclusivamente quelli occidentali, si adoperino rapidamente per risolvere queste incertezze. Per questo sono convinto che il tema più importante oggi sia l’indipendenza energetica e l’accelerazione nello sviluppo di tecnologie che possano supportarla. Il fatto che molti investitori siano oggi eccessivamente investiti in settori e tecnologie del passato, che anche grazie all’attuale fase del ciclo economico hanno permesso rapidi guadagni negli ultimi mesi, rende il tema ancora più rilevante.