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Intervista

Deloitte: la sostenibilità motore di crescita nel settore food

Il settore alimentare italiano guarda alla sostenibilità sempre più come a una leva strategica di competitività e creazione di valore, e non soltanto come a un adempimento normativo. È una delle principali evidenze emerse dall’analisi condotta da Deloitte, in collaborazione con l’Università degli Studi di Parma, su un campione di player strategici del comparto alimentare selezionati sulla base di criteri dimensionali e del livello di maturità nel percorso ESG, prendendo in esame le informazioni rendicontate nei bilanci di sostenibilità 2024.

Lo studio restituisce il quadro di un settore consapevole delle sfide ambientali, sociali ed economiche che attraversano il mercato, tanto che il 70% delle aziende analizzate dichiara obiettivi ESG specifici e misurabili. Accanto ai risultati raggiunti, emerge però anche una fase di profonda transizione del comparto, nella quale le tematiche ESG stanno diventando un fattore chiave di crescita, resilienza e creazione di valore nel lungo periodo. Le imprese capaci di superare una visione puramente normativa della sostenibilità saranno infatti meglio posizionate per rispondere alle nuove aspettative dei consumatori, attrarre investimenti ESG-oriented, rafforzare la reputazione del brand e affrontare con maggiore solidità le sfide del mercato.

Ne abbiamo parlato con Alessandra Cerruti, Partner Sustainability di Deloitte & Touche, e Valeria Brambilla, Amministratore Delegato Deloitte & Touche. Puoi leggere lo studio completo, scaricando la guida ESGmakers – Speciale Food 2026 al seguente link.

Quali osservazioni emergono dallo studio sulle rendicontazioni di sostenibilità delle aziende del settore alimentare italiano?

Pur in un contesto di mercato che pone di fronte a grandi sfide, lo studio restituisce il quadro di un settore fortemente orientato alla creazione di valore sostenibile. Quello che emerge con chiarezza è che il settore food italiano ha sviluppato una consapevolezza diffusa della sostenibilità come leva competitiva e non come semplice adempimento normativo. Il 70% delle aziende analizzate dichiara obiettivi ESG specifici e misurabili, il che testimonia un forte commitment e elevata maturità. Dallo studio emergono altresì opportunità di implementazione di una gestione integrata delle leve strategiche per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità nell’ambito della più ampia pianificazione strategica aziendale e un’individuazione strutturata di impatti, rischi e opportunità correlati, rappresentando un concreto spazio di crescita e di miglioramento nel processo di integrazione tra pianificazione strategica ESG e pianificazione economico-finanziaria.

Il campione include grandi player strategici con un approccio maturo alla sostenibilità e alla rendicontazione. Ritiene che rifletta la situazione del settore alimentare?

Nel settore food i player strategici non sono costituiti esclusivamente da grandi aziende. Il tessuto alimentare italiano è caratterizzato da una forte componente di piccole e medie imprese che, proprio per la loro specializzazione, il loro patrimonio di valori, la loro qualità e la capacità di innovazione, rappresentano i driver del settore. Lo studio si è concentrato su un campione di aziende che presentano un elevato grado di maturità nel loro percorso di sostenibilità e che rappresentano in maniera trasversale i diversi segmenti, accogliendo pertanto in maniera indiretta anche la rappresentazione di un percorso che traina tutte le filiere, costituite da tante realtà anche di piccole e medie dimensioni.  

Quale dovrebbe essere l’approccio di un’azienda del settore food verso la rendicontazione di sostenibilità?

L’approccio deve essere strategico e integrato, non meramente di compliance. Innanzitutto, la rendicontazione deve partire da un’analisi di materialità che identifichi gli impatti reali dell’azienda sull’ambiente e sulla società con il fine di comprendere dove l’azienda crea valore e dove genera rischi. In secondo luogo, la rendicontazione deve essere coerente con la strategia di business. Per questo è fondamentale che le imprese del settore intraprendano il loro percorso di sostenibilità e lo sappiano comunicare in maniera trasparente e aperta, rafforzando il rapporto di fiducia con i consumatori e con il mercato e esprimendo a pieno i propri valori.

Considerare la sostenibilità come un driver di innovazione e competitività supporta le aziende nella creazione di valore duraturo.

Quali vantaggi ha comportato questo processo per le aziende che l’hanno intrapreso?

I vantaggi sono molteplici e tangibili. In primo luogo, in termini di reputazione e brand loyalty: i consumatori moderni, soprattutto i millennial e la Gen Z, premiano le aziende trasparenti e sostenibili. Inoltre, molte iniziative ESG, come la riduzione dei rifiuti e l’efficienza energetica contribuiscono anche a creare efficienza operativa. Le aziende con forti impegni di sostenibilità hanno maggiore attrattività per i giovani talenti, che vogliono lavorare per organizzazioni con un chiaro purpose orientato alla creazione di valore sostenibile. Infine, la resilienza: le aziende che hanno mappato i loro rischi ESG e implementato strategie dedicate sono più resilienti di fronte ai cambiamenti di contesto.

Cambiamento climatico, economia circolare, consumatori e forza lavoro risultano materiali per tutte le aziende del campione: è una tendenza generale di questa fase di analisi o riflette priorità tipiche del settore alimentare?

Il cambiamento climatico e l’economia circolare sono temi universali rilevanti per tutti i settori, ma nel food assumono una rilevanza particolare perché il settore è direttamente esposto a rilevanti rischi ambientali e climatici e dipende da risorse naturali per loro natura scarse. Per quanto riguarda i consumatori e la forza lavoro, questi temi sono intrinsecamente rilevanti nel food: il capitale umano è un patrimonio che costituisce il cuore pulsante di queste aziende e la soddisfazione del consumatore finale è il baricentro del modello di business: qualità, valore nutrizionale, sicurezza del prodotto, trasparenza e tracciabilità sono fattori imprescindibili.

Dalla vostra analisi emerge l’opportunità di una maggiore integrazione tra pianificazione strategica ESG e individuazione strutturata dei relativi impatti e rischi. Quali potrebbero essere i benefici connessi?

Questo processo di integrazione può richiedere più tempo, ma è necessario per arrivare a una gestione strutturata delle leve strategiche per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità definiti, identificando adeguate modalità di gestione e relative azioni, inclusa l’allocazione di risorse finanziarie.

Si tratta di un concreto ambito di sviluppo nel percorso di creazione di valore sostenibile da parte delle aziende del settore: integrando gli obiettivi ESG con la più ampia pianificazione strategica aziendale, inclusa quella economico-finanziaria si consente un controllo più efficace sull’avanzamento rispetto agli obiettivi strategici, oltre a favorire una riallocazione dinamica delle risorse e garantire sempre maggiore trasparenza verso i propri stakeholders.


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