In un contesto segnato da instabilità, volatilità e crescente competizione, il settore agroalimentare italiano è chiamato a ripensare i propri modelli di crescita, coniugando innovazione, internazionalizzazione e capacità di risposta alle sfide, anche ambientali e sociali. In questo scenario, il sistema creditizio, assume un ruolo centrale per supportare la crescita e gli investimenti in nuove tecnologie digitali e sostenibili contribuendo a rafforzare la resilienza delle imprese ai rischi ambientali e sociali, come indicato anche dalla Banca Centrale Europea.
In questa direzione si inserisce l’azione della Direzione Agribusiness di Intesa Sanpaolo, che adotta un approccio che affianca all’erogazione del credito, strumenti di advisory e competenze specialistiche con l’obiettivo di sostenere percorsi di crescita dimensionale e di investimento tecnologico delle imprese.
Tra i pilastri della Direzione, le filiere agro-industriali, un tema in cui si inserisce il Programma Sviluppo Filiere, che punta a rafforzare le relazioni lungo la catena del valore e a migliorarne stabilità e accesso al credito, con un’attenzione particolare alla sostenibilità. Per Intesa, i temi ESG non rappresentano più, infatti, un ambito di analisi separato, ma una chiave trasversale per orientare investimenti, processi e modelli organizzativi.
Un indirizzo che si traduce in strumenti e iniziative dedicate, dallo stanziamento di dieci miliardi di euro per l’innovazione e il consolidamento della presenza sui mercati esteri delle imprese delle diverse filiere, agli S-Loan, finanziamenti che hanno già superato 1,1 miliardi di euro di erogato incentivando obiettivi misurabili attraverso meccanismi di premialità sui tassi e su progettualità ESG condivise, includendo anche l’aumento dell’occupazione giovanile e femminile. Un approccio inclusivo, con strumenti di accompagnamento pensati per tutte le aziende.
In questa intervista, Massimiliano Cattozzi, Responsabile della Direzione Agribusiness della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, ci accompagna tra gli interventi della banca, riflettendo su un sistema agroalimentare chiamato a evolvere per essere competitivo e resiliente, senza perdere i propri tratti distintivi.
Quali sono le maggiori sfide del settore agroalimentare italiano e in che modo il sistema bancario può supportarlo?
Le sfide sono crescita dimensionale, innovazione e apertura ai mercati internazionali, in uno scenario sempre più competitivo e volatile. La differenza che può fare una banca come la nostra è accompagnare le imprese nel loro percorso di crescita non solo con il credito, ma mettendo a disposizione competenze specialistiche, strumenti di filiera e soluzioni evolute per la gestione dei rischi. Oggi è necessario che le Pmi si aprano anche alle operazioni di finanza straordinaria, proprio per questo e per sollecitare un posizionamento competitivo internazionale, il Gruppo Intesa Sanpaolo offre un modello di advisory integrato unico nel panorama nazionale. Sono circa 600 le realtà produttive del settore agroalimentare che per dimensione e valore sono potenzialmente pronte a intraprendere percorsi di crescita attraverso innovativi strumenti di Corporate Finance.
Uno dei temi sempre più importanti è quello delle filiere. Avete programmi per aiutare le aziende nel monitoraggio della propria catena di fornitura?
Le filiere sono centrali. Con il Programma Sviluppo Filiere di Intesa Sanpaolo supportiamo oltre 172 filiere attraverso un modello che migliora l’accesso al credito, la stabilità e la capacità di crescita lungo tutta la catena del valore, con benefici concreti per imprese capofila e fornitori. Sono attive 36 Filiere Sostenibili, che hanno l’obiettivo di sensibilizzare tutti gli attori di filiera e di sostenere il miglioramento dei loro profili in ambito ESG.
Intesa Sanpaolo ha destinato dieci miliardi di nuovo credito alle aziende del settore agroalimentare. A che punto è l’erogazione di queste risorse e a quali obiettivi sono state destinate?
Le risorse sono già in larga parte attivate e destinate a sostenere investimenti in innovazione, crescita sostenibile e internazionalizzazione. Una quota rilevante è stata indirizzata allo sviluppo delle filiere, per favorire maggiore stabilità lungo la catena del valore, e alle imprese più indietro nei percorsi di sviluppo, accompagnate con soluzioni dedicate per rafforzarne struttura, competitività e accesso al credito. In questa logica sono stati strutturati anche gli Agri-Talk, incontri per favorire il dialogo tra imprenditori, consorzi e istituzioni. Una prima tappa è stata dedicata al vitivinicolo a Firenze, una seconda alla filiera lattiero-casearia a Milano e una recente a Bari per la filiera olivicola-olearia. In questo contesto, anche strumenti come l’iperammortamento – che consente di ammortizzare fiscalmente un valore superiore rispetto al costo effettivamente sostenuto per l’acquisto di beni ad elevata innovazione e per interventi di efficientamento energetico – rappresentano una leva importante per accelerare gli investimenti, che integriamo nelle nostre soluzioni finanziarie per rendere più sostenibili e accessibili i piani di sviluppo delle imprese.
Quali sono gli elementi che considerate più importanti nell’analisi del profilo di sostenibilità?
Guardiamo alla sostenibilità in modo integrato, considerando tre dimensioni tra loro strettamente connesse: ambientale, sociale e di governance.
Sul piano ambientale, valutiamo aspetti come l’efficienza nell’uso delle risorse, la gestione dell’energia e dell’acqua e la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici, sempre più rilevanti per il settore.
Sul piano sociale, poniamo attenzione alla qualità del lavoro, alla sicurezza, alla valorizzazione delle competenze e al legame con il territorio.
Infine, la governance rappresenta un elemento abilitante: trasparenza, capacità di pianificazione e apertura a modelli gestionali evoluti sono fattori chiave per rendere sostenibili nel tempo gli investimenti.
L’obiettivo non è solo fotografare una situazione, ma accompagnare le imprese in un percorso di miglioramento continuo.
E per le aziende più indietro nel percorso avete previsto percorsi di accompagnamento per migliorare il loro profilo?
Sì, ed è un punto centrale del nostro approccio. La sostenibilità non può essere un fattore selettivo, ma deve diventare un percorso accessibile a tutte le imprese.
Per questo abbiamo sviluppato strumenti di accompagnamento che aiutano le aziende a misurarsi, comprendere il proprio posizionamento e individuare azioni concrete di miglioramento.
In particolare, mettiamo a disposizione piattaforme dedicate con assistenza e orientamento che consentono alle imprese di avviare gradualmente il proprio percorso ESG, anche partendo da livelli iniziali.
A conferma di questo impegno complessivo a favore di tutti gli interlocutori delle filiere agroalimentari del Paese, nel 2025 abbiamo stanziato 3 miliardi di euro in finanziamenti a medio-lungo termine fornendo la liquidità necessaria per le transizioni, digitale e ambientale, oltre che per consolidare e diversificare le opportunità anche nei mercati internazionali.
Un problema strutturale delle imprese italiane è quello dimensionale. Come istituto di credito, favorire la crescita delle imprese del food è un vostro obiettivo? E se sì come lo supportate?
Nel comparto circa il 95% delle imprese è micro o piccola: un sistema strutturalmente frammentato, che però convive con alta specializzazione e qualità delle produzioni. La crescita dimensionale è pertanto uno dei temi chiave per il futuro del settore agroalimentare italiano. In un contesto internazionale sempre più competitivo, rafforzare la struttura delle imprese è essenziale per sostenere investimenti, innovazione e presenza sui mercati esteri. Come banca, accompagniamo questo percorso su più livelli: da un lato con strumenti di finanziamento dedicati, dall’altro con attività di advisory che supportano operazioni di aggregazione, partnership e apertura del capitale. Il nostro obiettivo è aiutare le imprese a evolvere, mantenendo al tempo stesso il forte legame con i territori e le filiere che rappresenta uno dei principali punti di forza del modello italiano. Per questo di recente a Modena e Bari, il responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, Stefano Barrese, ha incontrato gli imprenditori del territorio per rilanciare l’approccio strategico dedicato alla finanza straordinaria per le Pmi che ha già fatto registrare risultati significativi anche nelle aziende dell’agroalimentare, che erano presenti per presentare le proprie case history.
Avete avviato un programma di S-loan per il settore, legati al raggiungimento di specifici parametri come occupazione, valorizzazione delle competenze e inclusione. Avete già evidenze sull’efficacia di questi strumenti?
Gli S-Loan stanno riscontrando un interesse crescente da parte delle imprese, perché rappresentano uno strumento concreto per integrare obiettivi ESG nelle strategie aziendali. Consideri che dall’avvio del programma abbiamo erogato più di 1 miliardo e 100 milioni di euro di finanziamenti S-Loan. Questi strumenti non solo incentivano investimenti in sostenibilità, ma favoriscono anche una maggiore consapevolezza sui temi legati alla gestione delle risorse, al capitale umano e all’impatto sul territorio.
In molti casi, l’introduzione di obiettivi misurabili ha contribuito a strutturare meglio i piani di sviluppo delle aziende, rendendoli più coerenti e monitorabili nel tempo.
Si tratta quindi non solo di uno strumento finanziario, ma di una leva per accompagnare un cambiamento culturale, sempre più necessario per competere in modo efficace e sostenibile. Ne è un esempio S-Loan Soluzione Lavoro, un finanziamento di Intesa Sanpaolo finalizzato all’aumento dell’occupazione, con premialità specifiche in termini di riduzione di tasso d’interesse, per l’assunzione di giovani e donne.
Trovi questa intervista anche in ESGmakers – Speciale Food, la guida che racconta percorsi, sfide e successi degli attori della filiera agrifood nell’ambito della sostenibilità!
