Un’emissione che ha segnato una serie di primati: primo green bond in Europa con rendicontazione su blockchain, primo titolo di CDP per investitori istituzionali quotato esclusivamente al MOT di Borsa Italiana e una domanda cinque volte superiore all’offerta. Con il lancio del green bond da 500 milioni del 10 giugno, Cassa Depositi e Prestiti consolida la propria posizione di riferimento nella finanza sostenibile, in Italia e a livello europeo.
L’obiettivo è da un lato quello di sviluppare un nuovo modello di gestione e rendicontazione ESG, rafforzando la fiducia tra emittente e investitori grazie a dati certificati in tempo reale e favorendo anche la diffusione della blockchain nel mercato dei capitali. Dall’altro lato, la quotazione esclusiva su Borsa Italiana è volta a rafforzare lo sviluppo del mercato obbligazionario nazionale e punta ad attrarre altri emittenti.
A raccontarci obiettivi, innovazioni e prospettive future è Manuela Carra, Head of Finance di CDP, alla guida delle operazioni finanziarie di Cassa e protagonista dei più recenti progetti legati alla digitalizzazione e sostenibilità del debito. Con lei abbiamo analizzato l’impatto strategico di questa emissione e le potenzialità della blockchain come nuovo strumento per il reporting ESG.
Una richiesta pari a cinque volte l’ammontare offerto. Quali caratteristiche del nuovo Green Bond sono state apprezzate dagli investitori?
Il bond ESG rappresenta per CDP l’undicesima emissione dal 2017 e il secondo green bond. Sono diverse le caratteristiche apprezzate dal mercato. In primis, il costante impegno di Cassa Depositi e Prestiti (CDP) a finanziare progetti che generano un impatto ambientale e socioeconomico positivo. Complessivamente, CDP ha collocato sul mercato circa sette miliardi di euro attraverso obbligazioni green, social o sustainability bond. La maggior parte delle emissioni è di tipo social, coerentemente con la vocazione storica di CDP, nata con la missione di raccogliere il risparmio degli italiani per destinarlo allo sviluppo del Paese, sostenendo la realizzazione di infrastrutture sociali come strade, scuole e ospedali. Nel tempo, tuttavia, anche l’ambiente è diventato un tema sempre più importante.
Un altro elemento rilevante per il successo dell’operazione è la trasparenza sulla destinazione dei proventi raccolti. Le emissioni “use of proceeds”, come questa, prevedono che i fondi siano impiegati esclusivamente per finanziare progetti con impatti ambientali positivi, nel nostro caso in coerenza con le priorità delineate nel Piano Strategico 2025–2027 di CDP.
E la qualità. CDP dispone di un framework per le emissioni green, social e sustainability, in linea con i più alti standard internazionali e pienamente conforme ai principi della ICMA (International Capital Market Association), mentre per la componente green, CDP è si allineata a specifici criteri tecnici della tassonomia europea. Una sorta di “bollino” di qualità per gli investitori, anche quelli che gestiscono fondi classificati secondo gli articoli 8 e 9 del regolamento europeo SFDR e che operano secondo politiche di investimento molto rigorose.
Infine, un aspetto particolarmente innovativo di questa emissione è il sistema di rendicontazione: si tratta del primo green bond di CDP accompagnato da un reporting su blockchain, pensato per garantire massima trasparenza, tracciabilità e innovazione nella gestione e monitoraggio dei proventi.
Il nuovo green bond di CDP presenta elementi molto innovativi: a cosa serve e quali vantaggi comporta la tokenizzazione della rendicontazione tramite tecnologia blockchain?
La tecnologia blockchain, in quanto registro distribuito, rappresenta un’evoluzione importante nel modo in cui possiamo gestire e certificare le informazioni. I vantaggi sono notevoli anche se, in questa fase, CDP ha scelto di utilizzare questa modalità di rendicontazione non per sostituire, ma per affiancare i metodi tradizionali finora utilizzati.
Per ogni emissione di un bond ESG, CDP pubblica, a un anno dall’emissione, un report che rendiconta puntualmente l’utilizzo delle risorse raccolte, indicando attraverso una serie di KPI come sono state allocate e quali impatti hanno generato sia dal punto di vista ambientale sia da quello sociale. Il documento viene redatto seguendo i principi stabiliti dall’ICMA e sottoposto a verifica da parte di un Second Party Opinion Provider indipendente.
Con questa nuova emissione la novità è che accanto a questa modalità tradizionale, abbiamo utilizzato la blockchain per digitalizzare e tokenizzare il processo di rendicontazione. In questo modo, gli investitori possono accedere a un sistema aggiuntivo completamente trasparente e verificabile, per consultare le informazioni certificate dalla tecnologia stessa.
La ‘notarizzazione’ blockchain garantisce l’integrità, l’immutabilità e l’ufficialità dei dati inseriti, aprendo la strada a un nuovo modello di gestione delle informazioni e delle emissioni ESG. Il nostro obiettivo è che, nel tempo, la tecnologia possa semplificare e ottimizzare l’intero processo, riducendone la complessità.
Naturalmente, questa evoluzione non può avvenire dall’oggi al domani: occorre un confronto costruttivo con organismi come ICMA, affinché riconoscano la validità di una rendicontazione interamente digitale tramite blockchain e i vantaggi in termini di trasparenza. Nel caso del green bond, per esempio, a mano a mano che le risorse vengono investite, registriamo in blockchain i progetti specifici finanziati. In questo modo, l’investitore può consultare i dati in tempo reale, integrarli facilmente nei propri report interni e verificare il reale utilizzo dei fondi.
Siete i primi in Europa ad avere utilizzato questa tecnologia per l’emissione di un green bond. A quali esperienze vi siete ispirati e quale partner tecnologico vi ha affiancato?
Siamo stati i primi in Italia a sfruttare appieno la possibilità di emettere bond completamente digitali, resa possibile dall’approvazione del Decreto Legge Fintech, convertito in legge nel 2023, e dal relativo regolamento Consob. Lo scorso anno abbiamo partecipato alla sperimentazione promossa dalla BCE, culminata il 18 luglio 2024 con l’emissione, da parte di Cassa Depositi e Prestiti, del primo bond digitale da 25 milioni di euro interamente su blockchain, con Banca Intesa come unico investitore.
L’aspetto più innovativo è che il bond è stato creato tramite uno smart contract su blockchain. Lo scambio è avvenuto in tempo reale: il bond è stato trasferito sul wallet dell’investitore e noi abbiamo ricevuto immediatamente i fondi. Se normalmente, le emissioni obbligazionarie si regolano con un ritardo di T+5 ossia cinque giorni lavorativi, in questo caso, invece, tutto è avvenuto in T+0, ovvero istantaneamente.
Questo è stato possibile perché tutta la documentazione era già disponibile “on chain”, ossia sul registro distribuito. Sia l’emittente sia l’investitore hanno potuto verificarla in tempo reale. Ma, dato che l’euro digitale ancora non esiste, il regolamento del pagamento non poteva avvenire interamente sulla blockchain e si è utilizzato un software che ha messo in comunicazione i sistemi di regolamento della Banca Centrale con la blockchain, soluzione proposta da Banca d’Italia alla BCE nell’ambito della sperimentazione.
L’esperimento ha dimostrato come operazioni complesse e che richiedevano diversi giorni lavorativi per essere completate si possano perfezionare in tempo reale, senza l’intervento di intermediari dando misura del vero potenziale di questa trasformazione. Certo, serve investire in una struttura tecnologica, ma sono investimenti che aprono la strada a molteplici opportunità future.
Il successo di questa sperimentazione ci ha portati a pensare a nuove applicazioni e così è nata l’idea di tokenizzare il report ESG del green bond.
I prossimi sviluppi dipenderanno anche dalle decisioni sulla armonizzazione della normativa europea. Diverse banche centrali, oltre a quella italiana, da Banque de France alla Bundesbank hanno proposto soluzioni differenti e ora la BCE deve tirare le somme.
Nel frattempo, però, noi continuiamo a testare, a sperimentare nuovi spazi di innovazione.
Pensa che la blockchain potrà diventare uno standard per le prossime emissioni?
È quello che ci auguriamo. L’obiettivo di avere introdotto questo nuovo approccio non è, infatti, solo quello di dare un segnale anche ad altre realtà simili a Cassa Depositi e Prestiti, ma aprire la strada alle piccole e medie imprese che avranno la possibilità di emettere obbligazioni in modo più semplice, diretto ed economico. Quindi uno scopo di portata ben più ampia. Pensiamo alle molte PMI che si rivolgono a intermediari finanziari, per emettere mini-bond, affrontando costi elevati legati a consulenze legali, strutturazione e distribuzione. In futuro, grazie alla blockchain, queste stesse imprese potranno farlo in autonomia, riducendo drasticamente i costi e aumentando l’efficienza.
Stiamo investendo molto in questa direzione. Abbiamo sostenuto dei costi per sviluppare e testare l’infrastruttura esiamo convinti che questo approccio possa diventare uno standard di mercato.
Queste efficienze si traducono anche in un vantaggio dell’emittente in termini di spread?
Sicuramente questo sistema genera maggiore fiducia da parte degli investitori. E dove c’è fiducia, aumenta anche la domanda, esercitando una tensione positiva sul prezzo.
Nella nostra recente emissione, abbiamo registrato una domanda pari a cinque volte l’offerta e siamo riusciti a collocare il bond a una cedola molto competitiva, proprio grazie all’interesse elevato e qualificato.
Tra le novità anche la scelta di quotarlo solo sul Mercato telematico delle obbligazioni – Mot di Borsa italiana, avete voluto dare un segnale?
Assolutamente sì. Come Cassa Depositi e Prestiti abbiamo voluto dare un segnale forte, anche all’estero, sull’attrattività del mercato italiano. A inizio 2024, Consob e Banca d’Italia, in occasione di un convegno, hanno rivolto un vero e proprio appello agli emittenti di riportare i prospetti in Italia. Finora, infatti, le emissioni obbligazionarie delle grandi aziende italiane venivano quotate all’estero, tipicamente in Lussemburgo o a Dublino.

Dopo l’annuncio solo alcuni emittenti hanno iniziato a fare piccoli passi, magari quotando su entrambe le piazze, senza però staccarsi completamente dall’estero. Noi invece, cogliendo l’occasione del rinnovo del nostro programma annuale di emissioni obbligazionarie, abbiamo deciso di proporre al CDA un programma interamente focalizzato sul mercato italiano, su Borsa Italiana, con Consob come unica autorità di riferimento.
Abbiamo dato fiducia e la decisione è stata accolta con entusiasmo da parte delle autorità e con grande interesse da parte degli altri emittenti, che speriamo seguano l’esempio.
Tra i vantaggi quello di potere lavorare con un’autorità con cui puoi parlare direttamente, in italiano, ma che approva prospetti anche in lingua inglese, come richiesto dal mercato finanziario internazionale. A cui si aggiunge anche uno snellimento dei processi interni che consentono tempi più rapidi per poter lanciare l’operazione con il timing di mercato più opportuno.
Come verranno impiegate le risorse raccolte?
Le risorse saranno destinate a finanziare iniziative con impatti ambientali positivi, come investimenti infrastrutturali nel settore delle energie rinnovabili e della mobilità sostenibile oltre a una serie di progetti sull’efficientamento energetico e sull’economia circolare. Tutto ciò rientra tra priorità delineate nel nostro Piano Strategico 2025 – 2027 che prevede il finanziamento di quella che noi chiamiamo la transizione giusta, tramite il sostegno allo sviluppo di infrastrutture per la transizione energetica e l’economia circolare e la promozione numerose misure di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici.
Parallelamente, puntiamo a rafforzare l’intero ecosistema delle imprese italiane e le infrastrutture delle pubbliche amministrazioni, contribuendo così a potenziare la competitività del sistema Paese, anche tramite un migliore accesso alla finanza e all’innovazione tecnologica.
Queste direttrici rientrano nei nostri driver strategici fondamentali. Tuttavia, è essenziale che i progetti sostenuti includano componenti legate alle energie rinnovabili e alla mobilità sostenibile, in linea con il nostro framework e con le eligible categories definite da ICMA. Ogni progetto deve rispettare i regolamenti internazionali riconosciuti dagli investitori, affinché possa essere effettivamente valutato e sostenuto anche dal mercato.
Avete già individuato specifici progetti?
Sì, sono già stati individuati alcuni progetti. Stiamo, per esempio, lavorando alla realizzazione di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici, sistemi di accumulo di energia e allo sviluppo di nuove capacità produttive da fonti rinnovabili, come l’eolico e il fotovoltaico.
Abbiamo anche in programma il finanziamento di nuovi impianti per la produzione di materie prime riciclate, come l’acciaio. In questa fase abbiamo già una pipeline iniziale, ma ovviamente saremo più chiari e specifici nel momento in cui le risorse verranno effettivamente allocate e i progetti concretamente avviati.
Quale spazio avranno i green bond nel programma di emissioni da 15 miliardi di CDP?
Negli ultimi anni stiamo cercando di fare almeno un’emissione obbligazionaria ESG all’anno. Nel 2023 abbiamo emesso un green bond e quest’anno, nel 2025, siamo riusciti a lanciarne un altro. Per il futuro stiamo valutando se replicare un green bond o eventualmente optare per un sustainability bond, che abbini progetti ambientali a quelli sociali.
Bisogna tenere presente che, a differenza delle emissioni obbligazionarie convenzionali, che vengono emesse per esigenze di liquidità generale (general corporate purposes) e non richiedono un collegamento diretto con progetti specifici, nel caso dei green bond ogni euro deve essere tracciato e collegato a progetti ben definiti.
Nel caso del green bond da 500 milioni, avevamo già in pipeline una serie di progetti per quel valore, quindi eravamo certi di poterli finanziare. Una volta che avremo un nuovo ammontare di progetti idonei sufficientemente consistente, potremo procedere con una nuova emissione.
