L’ESG Outlook 2025 di CRIF mostra come le imprese italiane con elevata sostenibilità ottengano più credito e tassi di default inferiori.
Nel 2024 la sostenibilità è diventata un vero fattore competitivo per il sistema produttivo italiano tanto che le imprese migliorano gli score ESG e le banche premiano chi investe in pratiche responsabili con maggiori finanziamenti e condizioni più favorevoli. Non è un caso dunque che oltre il 70% delle grandi aziende italiane abbia migliorato il proprio score. A dirlo sono i dati dell’ultimo ESG Outlook 2025 di CRIF che confermano che sostenibilità e solidità finanziaria stanno convergendo.
“I dati dell’ESG Outlook 2025 mostrano come la sostenibilità sia ormai entrata nelle strategie aziendali e finanziarie” commenta Marco Macellari, CEO di CRIF Synesgy Ratings. “Le imprese stanno rafforzando la propria consapevolezza ESG, mentre il sistema bancario svolge un ruolo sempre più attivo nel sostenere e incentivare questo percorso, premiando con maggior credito chi investe in pratiche e modelli di business sostenibili”.
Indice
ESG in Italia: cresce la qualità delle performance tra grandi aziende e PMI
L’ESG Outlook 2025 evidenzia un miglioramento netto dei livelli di adeguatezza ESG nel tessuto imprenditoriale italiano. Le grandi aziende si confermano il motore principale di questa evoluzione: oltre il 70% rientra nelle classi “Alto” e “Molto Alto”, con un balzo di 24 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Parallelamente cala in modo significativo la quota delle imprese con performance più deboli, ormai scese al 4% del totale.

La stessa dinamica si osserva nelle PMI che, pur partendo da una maturità inferiore, mostrano un avanzamento strutturale. Le realtà con score ESG elevato aumentano di 17 punti percentuali, mentre quelle con livelli bassi si riducono di 11. Un cambiamento che inizia a riflettersi in modo chiaro anche nei comportamenti del sistema bancario.

L’ESG Outlook conferma che banche premiano chi investe nella sostenibilità
Il credito segue sempre più da vicino le performance ESG delle imprese. Nel 2024 infatti circa il 76% dei finanziamenti alle grandi aziende è stato destinato a realtà con adeguatezza ESG elevata, con un aumento di oltre 20 punti percentuali rispetto al 2023. Per le PMI la quota ha raggiunto il 39%, in netto miglioramento rispetto al 25% dell’anno precedente.

La correlazione tra sostenibilità e rischio di credito è evidente dai dati dell’indagine dai quali emerge che i finanziamenti indirizzati a imprese con score ESG alto registrano un tasso di default inferiore del 25,3% rispetto alla media, percentuale che sale oltre il 30% considerando i nuovi crediti. All’opposto, i finanziamenti associati agli score peggiori mostrano tassi di default superiori alla media e un deterioramento quasi triplicato rispetto al 2023.

CSRD: la rendicontazione come fattore di accelerazione ESG
La rendicontazione prevista dalla CSRD si conferma uno degli strumenti più efficaci per migliorare la qualità delle performance ESG. Le imprese soggette alla direttiva mostrano infatti livelli medi di adeguatezza nettamente più alti rispetto alle aziende che non pubblicano report di sostenibilità. Nel 2024 il 77,6% di queste realtà si colloca nelle classi “Alto” e “Molto Alto”, contro il 46% delle imprese non soggette.
Anche le fasce basse mostrano una differenza marcata: meno del 4% delle imprese che rendicontano presenta score ESG “Basso” o “Molto Basso”, mentre la percentuale supera il 25% tra chi non pubblica informazioni non finanziarie.
Il dato conferma che trasparenza, governance e misurazione costante delle proprie performance generano un circolo virtuoso che accelera l’adozione di pratiche sostenibili.

I settori più virtuosi e quelli in difficoltà nella transizione ESG
L’indagine di CRIF termina con un’analisi settoriale che mostra un miglioramento diffuso, seppure con velocità diverse. ICT–media–telecomunicazioni, meccanica strumentale e tessile–abbigliamento sono i comparti più avanzati, grazie a investimenti in digitalizzazione, efficienza energetica e processi produttivi innovativi. Questi settori stanno integrando la sostenibilità in modo strutturale, con benefici lungo tutta la supply chain.
Più complessa la situazione di agricoltura, alimentare, bevande, tabacco e mining – oil & gas, che presentano i livelli medi di score ESG più elevati e quindi performance meno adeguate. L’agricoltura in particolare mostra un peggioramento rispetto al 2023, segnale delle difficoltà nel ridurre le emissioni e nell’adottare pratiche più sostenibili in un comparto strutturalmente sfidante.

