Bloomberg gender index 2023 | ESG News

Analisi

Gender diversity e rischio di credito: le imprese con più donne nel management falliscono meno

Le imprese con donne in posizioni di leadership hanno un rischio di credito più basso. A dirlo sono i dati dell’ultima analisi condotta da Cerved Rating Agency su oltre 13 mila società di capitali con rating creditizio attivo, secondo i quali nelle imprese italiane con almeno il 20% di donne nei ruoli apicali la probabilità media di default è pari al 4,7%, contro il 5,8% delle aziende con una rappresentanza femminile inferiore.

Diversità di genere nel management e rischio di credito delle imprese

L’analisi utilizza un campione rappresentativo del tessuto economico nazionale per confrontare due gruppi di imprese: quelle con almeno il 20% di donne nel management e quelle al di sotto di questa soglia. Il risultato è una relazione chiara tra maggiore presenza femminile nelle posizioni decisionali e un profilo di rischio creditizio mediamente più contenuto.

La probabilità media di default scende infatti dal 5,8% al 4,7% nelle aziende con maggiore equilibrio di genere nei vertici. Il dato non è solo statistico ma anche diffuso lungo diversi segmenti del sistema economico, suggerendo che la diversità nel management possa correlarsi con modelli di governance più prudenti o con una maggiore qualità delle decisioni strategiche.

La tendenza si osserva in quasi tutti i macrosettori analizzati. Nel manifatturiero, ad esempio, la probabilità di default passa dal 4,2% al 3,6% quando la quota di donne nei ruoli apicali supera il 20%. Nel commercio la differenza è ancora più marcata (dal 4,6% al 3,7%), mentre nei servizi si scende dal 5,2% al 4,3%. Solo nel comparto costruzioni e real estate le differenze risultano più limitate (dal 7,8% al 7,5%).

Anche l’analisi statistica conferma la solidità di queste evidenze dato che in tre settori su quattro, manifatturiero, commercio e servizi, il divario nella probabilità di default è statisticamente significativo.

Gender diversity e rischio: differenze per dimensione aziendale

Il rapporto evidenzia inoltre che la relazione tra diversità di genere e rischio si manifesta in modo diverso a seconda della dimensione aziendale.

Tra le piccole imprese l’effetto appare più marcato dove quelle con maggiore presenza femminile nel management registrano una probabilità di default inferiore di circa un punto percentuale rispetto alle altre, una differenza statisticamente significativa.

Per le imprese di grandi e medie dimensioni la differenza resta comunque visibile, anche se non sempre supera le soglie statistiche convenzionali, suggerendo che il fattore dimensionale possa attenuare l’impatto della composizione del management sul rischio creditizio.

Dal punto di vista geografico il fenomeno emerge soprattutto nel Nord e nel Centro Italia. Nel Nord-Ovest la probabilità di default scende dal 4,8% al 4,0% quando la quota femminile nei ruoli apicali supera il 20%, mentre nel Centro la riduzione arriva fino a 1,75 punti percentuali. Nel Sud e nelle Isole, invece, le differenze risultano meno marcate e statisticamente non significative.

Il contesto europeo: occupazione femminile e leadership ancora limitata

Il quadro delineato dalla ricerca si inserisce in un contesto più ampio di partecipazione femminile al mercato del lavoro ancora distante dalla parità. Secondo gli ultimi dati Eurostat, il tasso di occupazione delle donne nell’Unione europea rimane infatti significativamente inferiore a quello maschile, con un divario che si riflette anche nell’accesso alle posizioni manageriali e decisionali.

Nello specifico, nel 2024 il tasso di occupazione maschile nell’UE è stato pari all’80,8%, mentre quello femminile si ferma al 70,8%, con un gender employment gap di 10 punti percentuali. Andando a vedere nel dettaglio i gender diversity occupazionali maggiori si registrano, in ordine crescente di divario occupazionale di genere, in Polonia, Repubblica Ceca, Malta, Romania, Grecia e Italia. Queste ultime due, in particolare, vedono occupata meno del 60% della popolazione femminile, rispetto a oltre il 75% della popolazione maschile.

Dall’altra parte, invece, il divario occupazionale di genere era relativamente contenuto nei paesi baltici (Lituania, Estonia e Lettonia), con divari pari o inferiori a circa 3 pp, mentre in Finlandia il divario era quasi trascurabile (0,7 pp).

La gender diversity emerge anche nelle cariche occupate dalle donne dove solo il 35,2% riguarda ruoli dirigenziali, con una crescita minima rispetto al 2014 dove il dato si fermava al 31,8%. Le donne dirigenti sono soprattutto comprese nelle fascia d’età 15-39 (39%), seguita da quella 40-64 anni (34,4%)

Andando a vedere dal punto di vista geografico, la quota maggiore di donne in posizioni dirigenziali è stata registrata in Svezia (44,4%), seguita da Lettonia (43,4%) e Polonia (41,8%), mentre le quote più basse si sono registrate a Cipro (25,3%), Croazia (27,6%) e Italia (27,9%).

Nel complesso, i dati confermano come la presenza femminile nei ruoli decisionali resti ancora limitata in Europa. Un elemento che, alla luce delle evidenze emerse dalla ricerca Cerved, non rappresenta solo una questione di equità ma anche un potenziale fattore di solidità e resilienza per le imprese.

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