I green bond svolgono un ruolo sempre più importante nel finanziamento degli asset necessari per la transizione a basse emissioni di carbonio. L’European Green Bond Standard, stabilito dalla Commissione europea nel 2018 nell’ambito dell’European Green Deal, mira a garantire che le imprese europee possano beneficiare di finanziamenti verdi e che gli investitori trovino gli investimenti verdi che desiderano. Tuttavia, non esiste uno standard uniforme per i green bond nel contesto europeo. Per questo, il Parlamento europeo, nello specifico la Commissione Affari Economici e Monetari, ha adottato una posizione negoziale sul regolamento sui green bond europei. Il testo, predisposto da Paul Tang, europarlamentare olandese, introduce numerose modifiche alla proposta della Commissione ed è stato approvato con 44 voti a favore. La Commissione ha anche votato per procedere con i negoziati con gli Stati membri per trovare un accordo e i colloqui inizieranno nelle prossime settimane.
In particolare, la proposta mira a regolamentare più nel dettaglio l’intero mercato dei green bond, anziché limitarsi a istituire l’etichetta European Green Bond, e a ridurre il cosiddetto greenwashing.
In base alla proposta, per tutte le obbligazioni commercializzate come verdi, sono previsti dei requisiti di trasparenza, tra cui l’allineamento con la normativa sulla tassonomia sull’uso dei proventi derivanti dall’emissione di obbligazioni: ciò consentirebbe agli investitori di confrontare gli European Green Bond con obbligazioni verdi esistenti. Inoltre, tutti coloro che emettono green bond dovranno fornire delle garanzie per assicurare che non danneggino le persone o il pianeta.
Inoltre, per evitare che le aziende “marroni”, ovvero quelle altamente inquinanti, utilizzino il marchio European Green Bond per fingere di essere più verdi di quanto non siano, la proposta modificata richiede che tutti i green bond europei abbiano piani di transizione verificati. Il testo garantisce inoltre che tutti gli emittenti di obbligazioni verdi abbiano processi in atto per identificare e limitare i principali impatti negativi della loro attività. Infine, vieta a tutti gli emittenti di Paesi che rientrano nella “lista grigia o nera” dei paradisi fiscali dell’UE di emettere obbligazioni verdi europee.
È previsto anche un rafforzamento della vigilanza tramite diversi canali: i revisori esterni che esaminano i green bond europei dovrebbero avere meno conflitti di interesse e sono state incluse disposizioni per garantire che le autorità possano vietare alle società di emettere obbligazioni verdi europee se non rispettano le regole. Il testo adottato garantisce anche una maggiore pressione del mercato a rispettare le regole, assicurando agli investitori un ricorso legale se il mancato rispetto delle norme da parte dell’emittente porta al deprezzamento di un green bond.
Il Parlamento si è espresso, inoltre, su gas e nucleare, specificando che sono necessari requisiti di trasparenza più stringenti, in modo che quando un emittente di green bond intende destinare i proventi ad attività legate all’energia nucleare o al gas fossile, una dichiarazione debba apparire in modo evidente sulla prima pagina della scheda informativa del green bond europeo.
“Lo standard europeo per i green bond deve essere completamente allineato alla tassonomia dell’UE per diventare il gold standard nel mercato internazionale dei green bond. Con i piani di transizione, mettiamo i green bond europei al centro della transizione delle imprese verso un’economia sostenibile. Siamo seriamente intenzionati a porre fine al greenwashing. Quando questo regolamento diventerà legge, dire semplicemente che l’obbligazione della propria azienda è verde non sarà più sufficiente”, ha dichiarato Paul Tang.
