Il concetto di stranded asset, finora legato ai combustibili fossili, potrebbe estendersi anche alle rinnovabili se la rete non riesce a integrare la nuova capacità.
Gli stranded asset sono stati a lungo associati ai brown asset, cioè agli investimenti legati ai combustibili fossili destinati a perdere valore con la transizione energetica. Ma ora il fenomeno potrebbe riguardare anche le rinnovabili. A sostenerlo è un recente studio di Barclays, secondo cui la trasformazione del sistema energetico sta entrando in una fase nuova, in cui il vero nodo non è più solo tecnologico ma infrastrutturale.
Nello specifico, secondo la banca britannica, il problema nasce dal divario tra la velocità con cui viene installata nuova capacità rinnovabile e quella con cui si espandono le reti elettriche. Senza linee di trasmissione e sistemi di distribuzione adeguati, parte dell’energia prodotta non riesce infatti a raggiungere i consumatori.
Questo si traduce in lunghe code per la connessione alla rete, ritardi nei progetti e, in alcuni casi, nella necessità di ridurre temporaneamente la produzione quando l’offerta supera la capacità del sistema di assorbirla. Dal punto di vista finanziario significa che un impianto può essere operativo ma non generare i ricavi previsti, con effetti diretti sul valore dell’investimento.
La prossima fase della transizione
Per gli investitori questo implica un cambio di prospettiva. Se finora la transizione è stata interpretata soprattutto come una competizione tra tecnologie, la fase successiva sarà sempre più legata allo sviluppo delle infrastrutture.
Reti elettriche, sistemi di trasmissione e capacità di integrazione della produzione diventeranno quindi elementi centrali. In questo scenario, il valore della transizione energetica potrebbe spostarsi proprio verso quei segmenti meno visibili del sistema, ma indispensabili per far funzionare l’intero mercato dell’energia.
Per i mercati finanziari, i colli di bottiglia della rete rappresentano quindi un doppio segnale. Da un lato introducono nuovi rischi nella valutazione degli asset rinnovabili; dall’altro aprono opportunità di rendimento per chi è in grado di individuare e finanziare le infrastrutture che permettono al sistema di funzionare.
