BlackRock, L&G e UBS tra 60 fondi ESG che detengono BP nonostante il cambio di rotta

Investimenti

Da BlackRock a UBS: oltre 60 fondi ESG investono in BP nonostante il cambio di strategia su rinnovabili

Oltre 60 fondi attivi ambientali, sociali e di governance (ESG) continuano a detenere titoli BP (British Petroleum), nonostante la compagnia abbia ridotto l’attenzione sulle energie rinnovabili per tornare a dare priorità ai combustibili fossili. Tra i gestori principlai coinvolti figurano BlackRock, UBS e Legal & General.

Questo quanto emerge dall’analsi del Financial Times, basata su dati del provider Morningstar Direct, che ha rilevato che fondi gestiti attivamente hanno mantenuto partecipazioni anche dopo che BP ha fatto marcia indietro sugli impegni relativi a petrolio e gas.

Nel complesso, secondo i dati di Morningstar, oltre 110 fondi ESG, tra attivi e passivi, detenevano titoli BP alla fine del 2025. Di questi, più di 60 risultano fondi gestiti attivamente, ovvero veicoli di investimento che prendono decisioni discrezionali sugli asset in portafoglio e non si limitano a replicare un indice di riferimento.

All’inizio del 2026 BP ha annunciato un “reset” della propria strategia energetica, ridimensionando alcune ambizioni climatiche. L’azienda ha ridotto l’obiettivo di tagliare la produzione di petrolio e gas entro il 2030 dal 40% al 25%, dopo che l’amministratore delegato Murray Auchincloss ha dichiarato che la compagnia si era spinta “troppo lontano, troppo in fretta” nella transizione energetica.

Tra i fondi con maggiore esposizione alla compagnia figurano prodotti ESG offerti da diversi gestori internazionali, tra cui Legal & General, BlackRock, UBS, Royal London, Swiss Canto, Oddo e Banca Popolare.

La presenza di BP in fondi ESG gestiti attivamente solleva interrogativi sulle scelte dei gestori. “Se un gestore attivo non ha venduto la posizione, ci si aspetta che abbia una buona ragione per non averlo fatto”, ha osservato Kenneth Lamont, responsabile della ricerca sui gestori presso Morningstar.

Alcune società hanno spiegato le motivazioni dietro la decisione di mantenere l’esposizione. Legal & General ha affermato di gestire fondi con diversi obiettivi di sostenibilità e di continuare a dialogare con BP sull’importanza finanziaria della transizione energetica. Swiss Canto ha invece sottolineato che il proprio approccio punta a sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni piuttosto che applicare esclusioni generalizzate.

BlackRock ha inoltre precisato che uno dei suoi fondi ESG azionari britannici segue da vicino l’indice FTSE All-Share Net con linee guida di sostenibilità, mentre Royal London ha ricordato che alcuni prodotti devono mantenere una forte esposizione all’indice di riferimento, che nel mercato britannico include una quota significativa di società energetiche.

Non tutti i gestori hanno però mantenuto la posizione. Axa Investment Managers, oggi parte di BNP Paribas, ha venduto le partecipazioni in BP dai propri fondi ESG, che in precedenza avevano una significativa esposizione alla compagnia.

I dati hanno alimentato anche il dibattito sul rischio di greenwashing nel settore della finanza sostenibile. “La maggior parte delle persone non si aspetta che fondi che si definiscono ESG o verdi siano esposti a società che espandono i combustibili fossili”, ha affermato Paul Schreiber, senior policy adviser di green non-profit Reclaim Finance. In definitiva, la presenza di compagnie petrolifere in fondi ESG rafforza le preoccupazioni sulla reale coerenza di alcuni prodotti con gli obiettivi climatici.

Nel frattempo, il tema è al centro anche del dibattito regolatorio europeo. L’Unione europea sta valutando la possibilità di escludere gli sviluppatori di combustibili fossili da alcune categorie di fondi sostenibili, mentre oltre 130 organizzazioni ambientaliste chiedono di estendere il divieto a tutti i fondi ESG.

Parallelamente, i gestori patrimoniali si trovano ad affrontare pressioni politiche divergenti tra Stati Uniti ed Europa. Negli Stati Uniti alcuni stati guidati dai Repubblicani hanno accusato le grandi società di gestione di limitare i finanziamenti al settore fossile, mentre in Europa cresce la richiesta di regole più stringenti sulle etichette ESG e sulla trasparenza dei portafogli.

Scopri come ESGnews e i suoi partner possono aiutarti.