Gli investimenti sostenibili assumono un ruolo sempre più centrale nelle politiche di investimento degli operatori previdenziali italiani. Sui 99 piani previdenziali che hanno partecipato quest’anno alla ricerca condotta dal Forum per la Finanza Sostenibile, in collaborazione con Mefop e MondoInstitutional, 79 (80%) dichiarano di includere i criteri ESG nelle decisioni di investimento, dato in crescita rispetto ai 76 del 2023. L’indagine, giunta alla decima edizione, è stata presentata nell’ambito delle Settimane SRI, la principale rassegna in Italia sulla finanza sostenibile organizzata dal Forum. Lo studio ha coinvolto piani previdenziali appartenenti alle seguenti categorie: casse di previdenza, fondi pensione aperti, fondi pensione negoziali, fondi pensione preesistenti (istituiti prima della riforma del 1993) e piani individuali pensionistici. La ricerca è stata realizzata con il sostegno di AXA Investment Managers, DPAM, Fondo Pensione Priamo e HDI Assicurazioni.
“Il mondo della previdenza ha tutti i presupposti per attuare politiche di investimento sempre più sostenibili. La survey infatti dimostra che molti fondi pensione si sono già adeguati ai migliori standard, o comunque hanno intenzione di farlo ed è in aumento anche l’inclusione dei criteri ESG nelle decisioni di investimento” afferma Stefano Gaspari, Amministratore Unico, MondoInstitutional, “Oltretutto, il 67% dei piani attivi in ambito SRI ha esteso gli investimenti sostenibili alla quasi totalità del patrimonio. Le casse di previdenza stanno procedendo ad adottare politiche sostenibili nel rispetto delle best practice internazionali. Le forme di previdenza complementare e le casse di previdenza sono sempre più protagonisti nel mondo degli investimenti sostenibili”.
Investimenti sostenibili in crescita
Nel 2024 aumenta la quota di piani che includono i criteri ESG nelle scelte di investimento: sono infatti passati da 76 nel 2023 a 79 quest’anno. Passano da 48 a 53 i rispondenti che estendono gli investimenti sostenibili alla quasi totalità del patrimonio in gestione (tra il 75% e il 100%). Di questi, 16 piani (il 20%) dichiarano di includere i criteri ESG in tutti i loro investimenti.
Tra le principali motivazioni che spingono a orientarsi verso gli investimenti sostenibili figurano la possibilità di coniugare l’impatto socio-ambientale con un congruo ritorno finanziario, l’impulso impresso dal contesto normativo e la gestione più efficace dei rischi finanziari.
“Continua la crescita del numero degli operatori previdenziali italiani che integrano i criteri ESG all’interno della propria politica di investimento, applicando un approccio sostenibile ad una quota di patrimonio sempre più ampia, non solo per coniugare l’impatto socio-ambientale con una redditività congrua o per adeguarsi al contesto normativo, ma anche per una gestione più efficace dei rischi finanziari” commenta Simone Magnani, Responsabile Funzione Finanza, Fondo Pensione Priamo, “Relativamente a quest’ultimo aspetto, Fondo Pensione Priamo integra i rischi di sostenibilità sia in ottica ex-ante, nel processo decisionale d’investimento, sia nel monitoraggio ex-post del proprio patrimonio finanziario. In particolare, i criteri ESG sono inseriti in fase di valutazione e selezione dei gestori finanziari, integrando, così, la politica di investimento con i fattori ambientali, sociali e di governance, mentre la fase di monitoraggio dei rischi ESG dei singoli mandati di gestione finanziaria permette al Fondo di poter verificare la rispondenza di questi rispetto alle linee guida definite nelle convenzioni di gestione e di intraprendere, qualora necessario, azioni correttive”.
Politiche di remunerazione e preferenze
In merito alle politiche di remunerazione, il 26% dei rispondenti valuta il raggiungimento di obiettivi ESG da parte dei dipendenti attraverso indicatori qualitativi e/o quantitativi.
Al contempo, passano da 17 a 21 i piani che raccolgono le preferenze degli iscritti in merito all’inclusione degli aspetti ESG nelle politiche di investimento, mentre altri 19 hanno in programma di farlo in futuro.
Selezione dei gestori, ruolo del CdA e advisor ESG
Per quanto concerne la selezione dei gestori, gli elementi maggiormente considerati sono: i fattori ESG inclusi nella politica di investimento, gli approcci ESG adottati dal gestore e le relative asset class, la presenza di un team ESG dedicato, la trasparenza della reportistica ESG e, infine, le metriche e i provider utilizzati per l’analisi ESG.
In continuità con le precedenti edizioni dello studio, è stato approfondito il percorso seguito dal CdA nel definire la politica di investimento sostenibile. Quest’anno raggiungono il 40% (passando da 26 a 32) gli investitori attivi in ambito SRI che forniscono indicazioni puntuali sulle modalità di implementazione delle politiche di investimento sostenibile inerenti, per esempio, i settori e i criteri ESG ritenuti significativi.
Inoltre, 38 piani dichiarano di avvalersi della consulenza di un advisor ESG per attività quali l’assegnazione di rating o score ESG ai singoli titoli in portafoglio, il monitoraggio e la gestione dei rischi ESG, l’assegnazione di rating o score ESG al portafoglio nel suo complesso e la misurazione della carbon footprint del portafoglio.
“Aumenta ancora l’adozione dei criteri ESG da parte degli investitori previdenziali, la cui quasi totalità ormai adotta strategie di investimento sostenibile. Questo è determinante per il ruolo che Fondi Pensione e Casse di Previdenza rivestono nell’orientare le scelte di investimento dei loro stakeholder. Da sottolineare inoltre la grande attenzione nella selezione dei gestori e la tendenza, ormai consolidata, di perseguire la neutralità climatica” dichiara Francesco Bicciato, Direttore Generale del Forum per la Finanza Sostenibile.
Neutralità climatica, impronta di carbonio e approcci ESG adottati
Ulteriori progressi riguardano l’aumento dei piani che dichiarano di prendere in considerazione l’obiettivo net-zero nella politica di investimento (da 16 a 19) e dei rispondenti che misurano l’impronta di carbonio del portafoglio di investimento (da 41 a 43).
Tra gli approcci ESG adottati dai piani attivi in ambito SRI, anche per questa edizione il più diffuso rimane quello delle esclusioni (89%). Altri approcci ESG che riscuotono sempre più interesse sono best in class e convenzioni internazionali.





