Nel 2025 sono passati da 79 a 95 gli operatori che fanno investimenti sostenibili. Di questi, 66 includono i criteri ESG per una quota compresa tra il 75% e il 100% del patrimonio. Cresce l’attenzione ai temi climatici: 66 misurano l’impronta di carbonio del portafoglio, 49 fanno riferimento agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e 28 si sono dotati di un obiettivo net-zero.
Tra i piani previdenziali italiani l’attenzione verso la sostenibilità è sempre più diffusa. I fondi pensione e le casse di previdenza stanno evolvendo da semplici gestori di risparmio ad attori di lungo periodo capaci di orientare la transizione verso un’economia più equa e sostenibile. L’adozione dei criteri ESG non è più solo un’esigenza reputazionale o regolatoria, ma una scelta strategica che riflette la responsabilità sociale insita nel concetto stesso di previdenza: garantire futuro, non solo rendimento. Lo rivela la ricerca Gli investimenti sostenibili degli investitori previdenziali italiani, condotta dal Forum per la Finanza Sostenibile in collaborazione con Mefop e MondoInstitutional. L’indagine, giunta all’undicesima edizione e presentata oggi nell’ambito delle Settimane SRI, è stata realizzata con il supporto di Axa Investment Managers, Fondo Italiano d’Investimento e Swisscanto.
Stando a quando emerge dall’analisi, nel 2025 gli operatori che includono i criteri ESG nelle scelte di investimento passano da 79 a 95, con un patrimonio pari al 96% di quello gestito dai 105 rispondenti all’indagine (in aumento rispetto ai 99 dello scorso anno). Rispetto al 2024, aumenta anche il tasso di copertura degli investimenti sostenibili: sono 66 i piani che li estendono a una quota compresa tra il 75% e il 100%, contro i 53 del 2024.
“Questa ormai storica ricerca conferma la sensibilità degli investitori previdenziali verso il tema della sostenibilità. La ‘pensione’ non può essere disgiunta da una visione di lungo periodo, e i piani previdenziali confermano la volontà di accompagnare la crescita del benessere con un’attenzione forte e crescente ai criteri ESG”, dichiara Massimo Giusti, Presidente del Forum per la Finanza Sostenibile.
Indice
Crescono gli investimenti sostenibili
Passano infatti da 38 a 45 i piani che includono i criteri ESG nella quasi totalità del patrimonio in gestione (quota compresa tra il 75% e il 99%) e altri 21 piani li estendono al 100% del patrimonio (erano 15 nel 2024). È importante sottolineare che i piani che investono almeno il 75% del patrimonio secondo criteri ESG gestiscono circa 170 miliardi di euro, pari al 61% del patrimonio complessivo dei piani attivi nell’ambito degli investimenti sostenibili.
Gli approcci ESG più diffusi
Per quanto concerne gli approcci ESG, in linea con i risultati delle precedenti edizioni, i piani previdenziali si concentrano sulle esclusioni, soprattutto rispetto ai settori delle armi, del carbone e del tabacco e, nel caso di titoli di Stato, relativamente ai Paesi con misure antiriciclaggio e antiterrorismo inadeguate o che non rispettano i diritti umani. Il secondo approccio più utilizzato resta il best in class, seguito da engagement, convezioni internazionali e investimenti tematici. Tra le convenzioni internazionali maggiormente adottate figurano l’UN Global Compact, la Convenzione di Ottawa sulle mine antipersona e le Linee Guide OCSE sulle multinazionali.
Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) e net-zero
È sempre più diffuso il riferimento agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite e alla neutralità climatica nelle politiche di investimento: i piani che li citano passano, rispettivamente, da 35 a 49 e da 19 a 28. Di pari passo, cresce il numero di rispondenti che misurano l’impronta di carbonio del portafoglio di investimento (da 43 a 66, con un patrimonio pari all’83% delle masse gestite dai piani attivi nell’ambito della finanza sostenibile). La maggioranza di questi piani (35) misura anche le emissioni Scope 3, ossia quelle prodotte lungo tutta la catena del valore delle aziende investite, cruciali nel settore finanziario.
Ruolo del CdA e politiche di remunerazione
Il 21% dei rispondenti identifica specifiche responsabilità in materia ESG all’interno del Consiglio di Amministrazione (CdA), in maggioranza tramite la costituzione di un comitato endoconsiliare. Aumenta, inoltre, il numero di rispondenti che ha istituito sistemi di presidio esterni al CdA, principalmente con il ricorso ad advisor e alla Funzione Finanza. Riguardo alle politiche di remunerazione, passano da 26 a 34 i piani che utilizzano indicatori specifici per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. Sono in aumento, da 21 a 32, anche i piani che raccolgono le preferenze degli iscritti in merito all’inclusione degli aspetti ESG nelle politiche di investimento.
“Anche quest’anno gli investitori previdenziali rappresentano dei punti di riferimento dell’integrazione delle politiche ESG nella costruzione dei portafogli d’investimento. Il valore aggiunto degli investitori previdenziali viene anche dalla forte partecipazione dei diversi stakeholder che contribuiscono alla crescita sostenibile e condivisa di fondi pensione e casse di previdenza. Infine, c’è una conferma dell’attenzione agli investimenti di lungo termine in linea con i criteri costitutivi della finanza sostenibile”., dichiara Francesco Bicciato, Direttore Generale del Forum per la Finanza Sostenibile.
