La coalizione guidata da New York contesta l’intesa che prevede il rimborso delle concessioni eoliche offshore alla società francese in cambio della rinuncia a nuovi progetti e di investimenti nel petrolio e nel gas.
Sette Stati americani hanno avviato un’azione legale contro l’amministrazione Trump per bloccare l’accordo siglato con TotalEnergies che prevede il rimborso di 928 milioni di dollari alla società francese in cambio dell’abbandono di nuovi progetti eolici offshore negli Stati Uniti e del reindirizzamento degli investimenti verso petrolio e gas.
La causa è stata presentata presso un tribunale federale da una coalizione guidata dalla procuratrice generale dello Stato di New York, Letitia James, e composta da Connecticut, Maine, Massachusetts, New Jersey, Rhode Island e Vermont. Secondo i ricorrenti, l’intesa rappresenta un utilizzo illegittimo di fondi pubblici e viola diverse disposizioni della normativa federale.
L’accordo era stato annunciato a marzo dall’amministrazione Trump e prevedeva che il Dipartimento degli Interni rimborsasse a TotalEnergies i 928 milioni di dollari versati per due concessioni eoliche offshore situate al largo delle coste statunitensi. In cambio, il gruppo energetico francese avrebbe rinunciato allo sviluppo dei progetti e destinato le risorse a investimenti nel comparto del petrolio, del gas e della produzione energetica convenzionale.
L’operazione si inserisce nella più ampia strategia dell’amministrazione Trump volta a rallentare lo sviluppo dell’eolico offshore e a favorire l’espansione della produzione di combustibili fossili. Fin dal suo ritorno alla Casa Bianca, il presidente aveva infatti sospeso le autorizzazioni federali per nuovi impianti e successivamente bloccato le concessioni relative ai principali progetti offshore in fase di sviluppo, richiamando motivazioni legate alla sicurezza nazionale.
Secondo Letitia James, dopo le ripetute sconfitte subite nei tribunali sui precedenti provvedimenti contro l’eolico, l’amministrazione avrebbe negoziato un accordo finalizzato a raggiungere lo stesso obiettivo attraverso una strada alternativa. La procuratrice generale ha definito l’intesa “platealmente illegittima“, sostenendo che il governo federale abbia utilizzato denaro dei contribuenti per convincere una società straniera ad abbandonare investimenti nelle energie rinnovabili e aumentare invece quelli nei combustibili fossili.
Nel ricorso gli Stati sostengono che l’accordo sia “arbitrario e capriccioso” e contestano il fatto che l’amministrazione non abbia fornito una motivazione adeguata per la cancellazione delle concessioni, né abbia valutato possibili alternative compatibili con gli obiettivi energetici e climatici dei territori coinvolti.
La coalizione ritiene inoltre che l’intesa violi il National Environmental Policy Act, che impone la valutazione degli impatti ambientali delle decisioni federali, e l’Outer Continental Shelf Lands Act, che disciplina le procedure per la revoca delle concessioni offshore e richiede il coinvolgimento degli Stati interessati.
Un altro elemento centrale della contestazione riguarda la destinazione delle risorse pubbliche. Secondo i ricorrenti, il rimborso a favore di TotalEnergies configurerebbe una sorta di sham settlement, un accordo artificiale concepito per trasferire fondi verso finalità non autorizzate e coerenti con le priorità energetiche dell’amministrazione.
Gli Stati chiedono quindi al tribunale di annullare l’accordo e ripristinare la validità delle concessioni interessate.
Anche la governatrice dello Stato di New York, Kathy Hochul, ha criticato duramente l’operazione, definendola uno schema che utilizza denaro pubblico per scoraggiare gli investimenti nell’eolico offshore a favore di petrolio e gas. Secondo Hochul, la decisione rischia di compromettere la sicurezza energetica, la creazione di occupazione e gli obiettivi di riduzione delle emissioni perseguiti dagli Stati coinvolti.
