Eurosif SFDR | ESGnews

Piani Nazionali per l’Energia e il Clima

UE in linea con gli obiettivi sul clima, ma Italia arranca su trasporti, edilizia e governance

Gli Stati membri dell’UE hanno migliorato i Piani Nazionali per l’Energia e il Clima (PNEC), avvicinandosi agli obiettivi del 2030. Infatti, secondo la recente valutazione della Commissione europea, gli Stati europei hanno compiuto significativi progressi nell’adeguamento dei PNEC per accelerare la transizione energetica. Di conseguenza, l’UE si sta avvicinando collettivamente a una riduzione del 55 % delle emissioni di gas a effetto serra, come previsto dalla normativa europea sul clima, e sta raggiungendo una quota di almeno il 42,5 % di energia rinnovabile.  

La valutazione della Commissione mostra che l’UE è attualmente sulla buona strada per ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di circa il 54 % entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990, se gli Stati membri attuano pienamente le misure nazionali e le politiche dell’UE esistenti e previste. Nell’attuale contesto geopolitico, ciò dimostra che l’UE mantiene la rotta dei suoi impegni in materia di clima, investendo con determinazione nella transizione verso l’energia pulita e dando priorità alla competitività industriale e alla dimensione sociale dell’UE.

Strategie per accelerare la transizione a partire dai PNEC

Parallelamente ai PNEC, la Commissione europea sta sviluppando iniziative complementari, tra cui il Patto per l’industria pulita e il Piano d’azione per l’energia a prezzi accessibili, mirati a mobilitare investimenti nella decarbonizzazione industriale e nelle tecnologie pulite. Questi strumenti garantiranno un utilizzo ottimale delle energie rinnovabili e delle soluzioni energeticamente efficienti, contribuendo a una maggiore stabilità dei prezzi dell’energia.

Gli Stati membri stanno dimostrando la volontà politica di ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili importati, migliorare la resilienza e la sicurezza dell’approvvigionamento energetico e delle infrastrutture, accelerare l’integrazione del mercato interno dell’energia e sostenere coloro che ne hanno più bisogno con investimenti e sviluppo delle competenze. Permangono però importanti divari tra i Paesi e, secondo Bruxelles, questo elemento non deve essere sottovalutato.

PNEC: i dettagli della valutazione sull’Italia

Su Effort Sharing, regolamento che copre il 60% delle emissioni UE, permane un divario rispetto agli obiettivi. Per l’Italia si evidenzia un obiettivo dichiarato del 3,1% inferiore a quello deciso a livello UE, e una distanza cumulata rispetto a questo obiettivo dichiarato di 100Mt CO2eq.

“La valutazione della Commissione sui Piani nazionali energia e clima mostra che l’Europa può raggiungere gli obiettivi climatici, a patto che gli Stati membri non tornino indietro sulle politiche annunciate. La transizione va a velocità differenti nei vari Paesi dell’Unione e in Italia permangono significativi ritardi nei settori trasporti e residenziale. A questo si affianca una governance fragile, in assenza di una Legge Clima che possa declinare il piano nelle dimensioni particolari. Bruxelles evidenzia che l’Italia dovrà investire nel potenziamento della rete elettrica e in strumenti normativi che possano assicurare una giusta transizione” ha commentato Francesca Bellisai, Analista Politiche UE e Governance di ECCO – il think tank italiano per il clima.

All’interno di Effort Sharing è compreso il settore dei trasporti, dove le emissioni italiane continuano a crescere (+6,7% dal 1990 al 2023), e il settore civile, dove al di là di riduzioni congiunturali ascrivibili all’aumento delle temperature e alla crisi gas, le emissioni dal 2015 al 2021 sono rimaste pressoché invariate.

La Commissione evidenzia ulteriori divari a livello UE nel settore forestale (LULUCF) e nelle politiche per le rinnovabili. Su queste ultime, seppur venga sottolineato come gli Stati membri siano sulla buona strada per raggiungere il 42,5%, rimane un divario dell’1,5% rispetto all’obiettivo a livello europeo. Anche questo dato è in linea con la situazione italiana, dove negli ultimi anni è aumentata considerevolmente la capacità rinnovabile installata, +13,2 GW tra il 2023 e il 2024, ma l’obiettivo PNIEC di +70GW tra il 2023 e il 2030 mostra quanto l’impegno richiesto debba essere sostenuto nel tempo in modo costante. La valutazione a livello europeo menziona anche specificamente l’Italia sottolineando come sia uno dei Paesi che dovrebbe investire di più nell’ottimizzare le infrastrutture di rete e aumentare le interconnessioni transfrontaliere. Il potenziamento della rete elettrica è fondamentale per sostenere qualunque politica di elettrificazione e raggiungere gli obiettivi climatici.

La Commissione evidenzia che nella maggioranza degli Stati membri manca una lista completa dei sussidi ai combustibili fossili e un chiaro percorso per la loro eliminazione. Anche questo dato è rilevante per l’Italia dove, nonostante un tentativo di catalogazione di alcuni sussidi nel PNIEC, a fronte di 24 miliardi all’anno di SAD, il PNIEC si limita a elencare una serie di SAD “inefficienti” per un totale inferiore a 2 miliardi di euro, senza delineare una metodologia di identificazione sistematica dei rimanenti e dell’impatto socioeconomico di una loro possibile eliminazione, né un percorso di medio e lungo termine per riformarli.

Rispetto alla Giusta Transizione, viene sottolineata positivamente l’attenzione del Piano italiano alle competenze nel settore delle tecnologie pulite. Tuttavia, secondo Bruxelles è assente una descrizione dettagliata degli impatti sociali e sull’occupazione, in particolare per i gruppi più vulnerabili. Emerge la carenza di indicatori chiave per la preparazione dei Piani Sociali per il Clima, che dovranno essere consegnati a giugno 2025. Allo stesso modo le consultazioni sul Piano italiano, per quanto presenti, avrebbero potuto essere più strutturate e continuate nel tempo. Viene sottolineata per l’Italia l’eccessiva vicinanza delle consultazioni alla data di consegna definitiva del piano.

Le prossime fasi verso il 2040 e il 2050

La recente valutazione della Commissione fornisce una base solida per definire le tappe future della decarbonizzazione europea, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. La fase successiva dovrebbe quindi concentrarsi sulla trasformazione dei piani in azioni concrete capaci di garantire stabilità e prevedibilità. Ciò implica dirigere i fondi pubblici per sostenere efficacemente gli investimenti trasformativi, incoraggiare gli investimenti privati e coordinare gli sforzi a livello sia regionale che europeo. La Commissione continuerà pertanto a sostenere gli sforzi degli Stati membri nell’attuazione e nell’affrontare le lacune rimanenti.

Gli Stati membri che non hanno ancora presentato i loro piani definitivi (Belgio, Estonia e Polonia) devono farlo senza indugio. Sebbene i loro obiettivi generali siano stati inclusi nella valutazione dell’UE, la Commissione europea riesaminerà ciascuno dei loro piani individualmente subito dopo la loro presentazione formale. La Commissione sta inoltre lavorando alla valutazione individuale del PNEC definitivo della Slovacchia, presentata il 15 aprile 2025.

Governance energetica e prospettive post-2030

I Piani Nazionali per l’Energia e il Clima (PNEC) sono un pilastro fondamentale della governance dell’Unione dell’energia, fornendo il quadro strategico per il raggiungimento degli obiettivi climatici e la transizione energetica europea. Dopo la prima adozione nel 2020, i PNEC hanno subito un aggiornamento per integrare il pacchetto legislativo “Pronti per il 55%”, con l’obbligo per gli Stati membri di trasmettere le versioni definitive entro giugno 2024.

Per garantire il successo della transizione climatica, sarà fondamentale colmare le lacune strutturali e assicurare una maggiore coerenza tra politiche nazionali ed europee. In particolare, l’Italia dovrà affrontare le sfide della decarbonizzazione nei settori critici, investendo in infrastrutture e strumenti normativi adeguati.

Il potenziamento della rete elettrica, la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e una governance più efficace saranno elementi chiave per allinearsi agli obiettivi europei. Inoltre, sarà necessario intensificare gli sforzi nel monitoraggio e nell’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili, garantendo un approccio più strutturato e trasparente per la loro progressiva eliminazione.

La Commissione ha evidenziato l’importanza di un approccio inclusivo alla transizione energetica, che tenga conto dell’impatto sociale e occupazionale. L’Italia dovrà quindi migliorare la pianificazione delle strategie di giusta transizione, assicurando il sostegno necessario alle fasce più vulnerabili e una maggiore partecipazione nelle consultazioni pubbliche.

Il prossimo aggiornamento normativo post-2030 offrirà nuove opportunità per affinare le politiche energetiche e garantire un percorso più solido verso la neutralità climatica entro il 2050. Il successo dipenderà dalla capacità di tradurre i PNEC in azioni concrete, sostenendo un impegno costante e coordinato tra istituzioni, imprese e società civile.

Scopri come ESGnews e i suoi partner possono aiutarti.