La battaglia dell’Europa contro i PFAS entra nella fase decisiva. L’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha pubblicato la versione aggiornata della proposta di restrizione delle sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) nell’ambito della normativa europea sulle sostanze chimiche, REACH. L’aggiornamento è stato elaborato dalle autorità di Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia, che avevano già presentato la proposta iniziale nel gennaio 2023. ECHA ha inoltre ieri chiarito in una nota la tempistica per la valutazione scientifica, della proposta di legge, che dovrebbe essere completata entro la fine del 2026.
Stando a quanto si apprende dalla nota, durante la consultazione pubblica del 2023 sono stati ricevuti oltre 5.600 commenti scientifici e tecnici da industrie, ONG, istituzioni, accademici, autorità nazionali, agenzie e cittadini. Sulla base di questo materiale, le autorità hanno aggiornato la proposta originaria e redatto un “background document”, che rappresenta ora la base per le valutazioni dei comitati scientifici di ECHA, ovvero il Comitato per la valutazione dei rischi (RAC) e il Comitato per l’analisi socio-economica (SEAC).
I nuovi settori inclusi nella proposta di legge
Oltre ai 14 settori già inclusi nella proposta originaria (tra cui cosmetici, dispositivi medici, tessili, rivestimenti, lubrificanti, elettronica e semiconduttori, energia e trasporti), il documento ha integrato ulteriori otto settori non precedentemente considerati ovvero applicazioni di stampa, applicazioni di sigillatura, applicazioni meccaniche, altri usi medici (come imballaggi primari e eccipienti farmaceutici), applicazioni militari, esplosivi, tessili tecnici (ovvero tessuti prodotti per funzioni specifiche e prestazioni tecniche, come quelli usati per strumenti di protezione individuale, per applicazioni industriali, per il settore medico, per edilizia e ingegneria civile), usi industriali più ampi (come solventi e catalizzatori).
Al contempo, sono state prese in esame anche opzioni alternative di restrizione oltre al divieto totale o al divieto con deroghe temporanee. Queste opzioni prevedono condizioni specifiche per consentire la produzione, l’immissione sul mercato o l’uso delle PFAS laddove i rischi possano essere controllati, in particolare nei settori della produzione, dei trasporti, dell’elettronica, dell’energia, delle applicazioni meccaniche, della sigillatura e dei tessili tecnici.
PFAS, i prossimi passi
Secondo l’aggiornamento del 27 agosto 2025, i comitati RAC e SEAC stanno procedendo con l’analisi scientifica “a blocchi” della proposta di legge, concentrandosi prioritariamente sui 14 settori originali, sulla produzione di PFAS e sulle questioni trasversali (come la gestione del rischio e i requisiti di monitoraggio). L’inclusione di tutti e 22 i settori (14 originari più 8 aggiuntivi) richiederebbe tempi ben oltre il 2026; pertanto, i nuovi ambiti saranno considerati dal punto di vista delle misure generali di gestione, senza valutazioni settoriali specifiche.
ECHA ha fissato l’obiettivo di consegnare i pareri finali di RAC e SEAC alla Commissione europea entro il 2026. Entro la fine del 2025 dovrebbero essere conclusi i lavori sui settori originari e sulla produzione, così da avviare nella prima metà del 2026 la consultazione sul parere preliminare di SEAC. Questo approccio consentirà di coprire oltre il 90% delle emissioni e dei volumi di PFAS.
La Commissione europea, come ribadito anche nel Piano d’azione per l’industria chimica adottato l’8 luglio 2025, presenterà una proposta legislativa subito dopo aver ricevuto i pareri di ECHA, con l’obiettivo di minimizzare le emissioni di PFAS e proteggere la salute umana e l’ambiente. La decisione finale sarà adottata in consultazione con gli Stati membri dell’UE.
