Nel Sustainability & Climate Report 2026 il gruppo afferma che il limite di 1,5°C è irrealistico e non consente piani conformi agli standard UE
TotalEnergies ha dichiarato di non poter formulare obiettivi Net Zero in linea con gli standard europei, in quanto non è attualmente possibile definire un piano di transizione compatibile con la traiettoria di contenimento del riscaldamento globale a 1,5°C entro il 2050. È quanto emerge dal Sustainability & Climate Report 2026, nel quale il gruppo evidenzia che pur essendo in corso una transizione energetica, gli scienziati concordano sul fatto che il ritmo globale a cui la trasformazione sta avvenendo non è sufficiente per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
“Dobbiamo confrontare la nostra ambizione con la realtà e riconoscere che la transizione è in corso, ma a un ritmo che non consente il raggiungimento collettivo della neutralità carbonica”, ha dichiarato Patrick Pouyanné, amministratore delegato TotalEnergies.
“I percorsi verso la neutralità carbonica devono essere rivalutati e adattati nel tempo in funzione dell’evoluzione del sistema energetico globale”, ha aggiunto Pouyanné, precisando che il raggiungimento degli obiettivi climatici dipende da fattori esterni, tra cui innovazione tecnologica, politiche pubbliche e comportamenti dei consumatori.
Pur ridimensionando il quadro complessivo dei propri obiettivi, la società non abbandona gli impegni principali. Restano confermati gli obiettivi operativi: neutralità carbonica per le emissioni Scope 1 e 2 entro il 2050 e target al 2030, tra cui la riduzione del 40% delle emissioni operative rispetto al 2015, l’abbattimento dell’80% delle emissioni di metano rispetto al 2020 e una riduzione del 25% dell’intensità carbonica dei prodotti energetici.
Il gruppo ha inoltre aggiornato i dati sui progressi: a fine 2025 le emissioni Scope 1 e 2 risultano ridotte del 28% rispetto al 2015, mentre l’intensità carbonica dei prodotti venduti è diminuita del 18,6% e le emissioni di metano del 65% rispetto al 2020.
Infine, il report richiama il cosiddetto “trilemma energetico”, che impone di bilanciare sicurezza degli approvvigionamenti, accessibilità economica e sostenibilità ambientale, in un contesto in cui una parte significativa della popolazione mondiale non ha ancora accesso a livelli adeguati di energia.
