La compagnia energetica francese, TotalEnergies, ricorre in appello contro la decisione del Tribunale giudiziario di Parigi che, per la prima volta in Francia, ha stabilito che il piano di vigilanza dell’azienda debba tenere conto anche degli impatti climatici derivanti dall’utilizzo dei prodotti venduti, nell’ambito della legge sul dovere di vigilanza.
TotalEnergies ha deciso di presentare ricorso contro la sentenza del Tribunale giudiziario di Parigi del 25 giugno 2026 che aveva imposto alla compagnia energetica francese di adeguare le proprie attività agli obiettivi di contrasto al cambiamento climatico. La decisione arriva dopo il riesame del provvedimento da parte del Consiglio di amministrazione della società, che ha scelto di contestare la pronuncia nell’ambito del procedimento avviato da alcune associazioni sulla base della legge francese sul dovere di vigilanza (devoir de vigilance).
La sentenza è considerata un precedente significativo nella climate litigation francese perché il tribunale ha ritenuto che il cambiamento climatico possa rientrare nell’ambito della normativa sul dovere di vigilanza e che, di conseguenza, il piano predisposto da TotalEnergies debba considerare anche le emissioni generate dall’utilizzo dei combustibili da parte dei clienti (le cosiddette emissioni Scope 3).
La causa rappresenta uno dei casi più rilevanti di contenzioso climatico nei confronti di una grande società energetica, poiché pone al centro il tema della responsabilità delle imprese rispetto alle emissioni generate dall’utilizzo finale dei propri prodotti.
Secondo la compagnia, imporre alle imprese dei settori energia, difesa, aeronautica o automotive l’obbligo di controllare i rischi derivanti dall’utilizzo dei propri prodotti da parte dei clienti non sarebbe coerente con gli obiettivi della normativa, né con i principi di certezza del diritto e libertà d’impresa.
Nel motivare il ricorso, TotalEnergies richiama anche la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) europea, sottolineando come la normativa comunitaria non includa le attività dei clienti nel proprio ambito di applicazione. Secondo la società, questo elemento confermerebbe una distinzione tra la responsabilità delle imprese rispetto alla propria catena del valore e la responsabilità derivante dalle decisioni autonome degli utilizzatori finali. Le argomentazioni saranno ora sottoposte alla Corte d’Appello di Parigi, chiamata a riesaminare la decisione del tribunale di primo grado.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di crescita dei contenziosi climatici rivolti alle grandi compagnie energetiche, nei quali viene sempre più spesso discusso il ruolo delle imprese nella prevenzione e gestione degli impatti ambientali derivanti dalle proprie attività. A livello internazionale, gli esiti di questo tipo di cause sono stati finora contrastanti. Un esempio è quello di Shell nei Paesi Bassi, dove la storica sentenza che imponeva alla compagnia di ridurre le proprie emissioni è stata successivamente annullata in appello ed è ora al vaglio della Corte Suprema olandese.
Il caso TotalEnergies assume particolare rilevanza perché affronta uno dei temi più controversi della climate litigation: fino a quale punto le aziende possano essere ritenute responsabili non solo delle emissioni generate direttamente dalle proprie attività, ma anche di quelle associate all’utilizzo dei prodotti venduti sul mercato.
L’esito del ricorso potrebbe quindi contribuire a definire ulteriormente i confini della responsabilità climatica delle imprese nell’ambito delle normative sulla due diligence e sulla sostenibilità aziendale.
