La riduzione delle quote ETS e la crescita del mercato dei crediti di carbonio stanno trasformando le strategie di decarbonizzazione. Il Carbon Market Outlook 2025 del Politecnico di Milano fotografa un sistema in rapida evoluzione, tra nuove regole, aste record e sfide per la competitività.
Nel 2024 le imprese italiane soggette al Sistema di Scambio delle Emissioni (ETS) hanno dovuto affrontare un contesto sempre più complesso: la riduzione progressiva dei permessi gratuiti ha infatti aumentato la pressione economica per ridurre la CO2 e le aziende hanno dovuto acquistare quote aggiuntive oppure cercare soluzioni tecnologiche più efficienti per tagliare le emissioni. Un contesto che ha spinto il rafforzamento del mercato dei crediti di carbonio, il quale torna a essere una leva strategica per la competitività e la sostenibilità. È quanto emerge dal Carbon Market Outlook 2025 dell’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, secondo cui l’evoluzione del mercato del carbonio, l’ampliamento delle sue normative e l’ingresso di nuovi settori nell’ETS stanno ridisegnando il panorama delle politiche climatiche in Italia.
Indice
Il Sistema ETS: un pilastro per la riduzione delle emissioni
Il Sistema di Scambio delle Emissioni (ETS) è uno degli strumenti più efficaci dell’Unione Europea per ridurre le emissioni di gas serra in modo efficiente dal punto di vista economico. Attraverso l’assegnazione e lo scambio di permessi di emissione, l’ETS consente infatti alle imprese di abbattere progressivamente le proprie emissioni, premiando chi investe in tecnologie più pulite.
In Italia, il sistema è attivo fin dal 2005 e ha portato risultati significativi. Tuttavia, la progressiva riduzione delle quote gratuite sta cambiando lo scenario: i 216 milioni di permessi disponibili agli inizi, che coprivano ampiamente le emissioni verificate, si sono ridotti a circa 83 milioni nel 2024.
Le imprese, quindi, devono scegliere se:
- acquistare permessi aggiuntivi sul mercato del carbonio,
- investire in tecnologie e processi più efficienti per ridurre la CO2.
“La continua evoluzione del mercato, l’ampliamento normativo e l’ingresso di nuovi settori, come quello marittimo dal 2024, stanno cambiando profondamente il panorama del carbon pricing e delle politiche climatiche in Italia”, spiega Davide Chiaroni, vicedirettore di ETS e responsabile della ricerca, “Negli anni, le emissioni di CO2 in Italia sono considerevolmente diminuite: quelle in ambito ETS sono passate da 226 milioni di tonnellate nel 2005 a circa 115 milioni nel 2024 (-49%). Ora però il sistema affronta sfide legate alla gestione di un numero crescente di partecipanti e alla continua pressione per una maggiore riduzione delle emissioni”.
Dal 2024, l’ingresso del settore marittimo nell’ETS ha ampliato il numero di impianti monitorati, aumentando l’efficacia complessiva del sistema. Parallelamente, è cresciuta l’attenzione agli aspetti sociali della transizione ecologica: la creazione del Social Climate Fund ne è un esempio concreto, destinando una parte dei ricavi delle aste ETS al sostegno delle famiglie e delle imprese più esposte agli effetti della decarbonizzazione.
Come funziona l’ETS: il principio del “cap and trade”
Il Sistema ETS si basa su due meccanismi chiave:
- Limite (Cap): viene stabilito un tetto massimo alle emissioni complessive di gas serra degli impianti aderenti. Questo limite si riduce progressivamente nel tempo, garantendo una diminuzione costante delle emissioni complessive.
- Scambio (Trade): le aziende ricevono o acquistano permessi di emissione, ciascuno dei quali autorizza l’immissione in atmosfera di una tonnellata di CO2 equivalente. I permessi possono essere scambiati sul mercato: chi inquina meno può vendere le proprie quote in eccesso, mentre chi emette di più deve comprarne altre.
Questo modello incentiva l’innovazione tecnologica e consente di raggiungere gli obiettivi climatici in modo economicamente efficiente.
Permessi ETS in calo, come evolve il carbon pricing
L’ETS ha contribuito in modo determinante alla riduzione delle emissioni in Italia. Tuttavia, la drastica riduzione dei permessi disponibili, 133 milioni in 20 anni, impone oggi alle imprese un cambiamento strategico: puntare su investimenti strutturali per ridurre la CO2 o affrontare i costi sempre più alti dell’acquisto di quote sul mercato.
Secondo il Carbon Market Outlook 2025, la crescente complessità normativa e l’ampliamento dei settori coinvolti stanno ridisegnando il futuro del carbon pricing e delle politiche climatiche nazionali.
Cresce il mercato dei crediti di carbonio
A fare da contraltare alla pressione sui permessi di emissione, c’è il sistema dei crediti di carbonio che continua a svolgere un ruolo fondamentale a livello globale. Generato da progetti che riducono, evitano o rimuovono l’emissione di gas serra, come la riforestazione o l’adozione di tecnologie a basse emissioni, il sistema ha creato un mercato sempre più integrato che permette alle aziende di scegliere tra l’acquisto di permessi di emissione ETS tradizionali e i crediti derivati da azioni di compensazione. Questo sta favorendo il ritorno dei crediti di CO2 all’interno del sistema ETS italiano e dell’UE, grazie anche all’integrazione di meccanismi di carbon pricing più forti a livello globale che aumentano il valore e la domanda di crediti di carbonio.
Le politiche mondiali di carbon pricing, insieme a strumenti come il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), stanno incentivando le imprese a utilizzare i crediti di carbonio non solo per rispettare gli obblighi normativi, ma anche come leva strategica per la competitività e la sostenibilità.
“Occorre però fare attenzione”, spiega Chiaroni, “se da un lato il ritorno in Italia e in Europa dei crediti di CO2 potrebbe generare vantaggi significativi in termini di flessibilità ed efficacia, dall’altro è necessario monitorare gli impatti economici e sociali di un’ulteriore espansione del mercato. L’aumento dei prezzi dei crediti potrebbe fare crescere il costo delle politiche ambientali per le aziende e influenzare la competitività di alcuni settori. È quindi cruciale sviluppare politiche che evitino squilibri o speculazioni in grado di mettere a rischio gli obiettivi climatici, garantendo che la transizione avvenga in modo sostenibile ed equo”.
Le aste ETS sono una fonte crescente di reddito in Italia
I ricavi generati dalle quote ETS dell’UE sono una fonte crescente di reddito per gli Stati Membri, essendo aumentate in modo significativo dal 2017 insieme ai prezzi del carbonio. Nel 2024, i ricavi totali generati dalle aste nell’ambito del sistema ETS ammontavano a 38,8 miliardi di euro, di cui 24,6 miliardi agli Stati membri (il 10,5% è andato all’Italia) e la restante parte è stata distrbuita tra Fondi UE, i Paesi EFTA e l’Irlanda del Nord.
Nonostante il calo registrato nel 2024 a livello UE (erano infatti 43,6 miliardi nel 2023), il mercato italiano rimane ancora fortemente dipendente dalle aste dei permessi di emissione, che hanno visto un aumento significativo delle entrate negli ultimi anni, arrivando a 2,6 miliardi di euro nel 2024.
In Europa, il valore cumulato dal 2013 al 2024 è all’incirca di 226 miliardi di euro ed è stato utilizzato in gran parte per finanziare:
- Progetti di decarbonizzazione.
- Supporto alla transizione energetica.
- Politiche climatiche e sociali, attraverso fondi come il Social Climate Fund, cruciale per garantire una transizione equa e sostenibile per le fasce più vulnerabili.

In Italia, secondo i dati del PoliMi, i principali poli produttivi soggetti al sistema ETS sono al Nord che rappresenta il 38% delle emissioni verificate.

