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Economia circolare

Biometano da rifiuti organici: Hera ed Elior evitano 80 ton di CO2 in un anno

A poco più di un anno dalla firma del protocollo di intesa tra gruppo Hera ed Elior, arrivano i primi dati del progetto relativo alla produzione di biometano realizzato nell’ambito della partnership tra la multiutility e l’azienda leader nella ristorazione per favorire economia circolare, sostenibilità ambientale e mobilità sostenibile. 

Il principio alla base del progetto è la valorizzazione del rifiuto organico prodotto in alcuni punti di ristorazione di Elior, al netto degli accorgimenti e dell’impegno nella lotta allo spreco alimentare. Il rifiuto viene destinato all’impianto del gruppo Hera a Sant’Agata Bolognese, dove viene trasformato in biometano e compost. Si chiude così un cerchio che parte dagli scarti delle cucine e della consumazione dei pasti e ritorna al territorio grazie all’immissione in rete del gas prodotto, utilizzato per alimentare mezzi pubblici e privati o per usi domestici, per esempio per cucinare e per riscaldare. Il biometano è un gas rinnovabile al 100% che riduce gli impatti ambientali rispetto ai combustibili di origine fossile. Oltre al biometano dall’organico si produce anche compost di qualità, utilizzabile come ammendante in agricoltura o per produrre terriccio da utilizzare per la piantumazione e il giardinaggio.

I primi risultati si riferiscono al rifiuto organico prodotto in 20 punti di ristorazione di Elior (19 in provincia di Bologna e uno in provincia di Modena), che rientrano nel bacino territoriale servito dall’impianto e che dispongono di contenitori dedicati per la raccolta differenziata del rifiuto organico. Sono 512 le tonnellate di rifiuto raccolte in un anno e destinate alla produzione di biocarburante. Grazie a questo quantitativo, sono stati prodotti quasi 41.000 metri cubi di biometano, pari a 33 tonnellate equivalenti di petrolio evitate e con un risparmio di 80 tonnellate di anidride carbonica rispetto alla produzione della stessa quantità di carburante di origine fossile. Con il biocarburante prodotto, si potrebbero percorrere più di 570.000 chilometri, corrispondenti al consumo annuo di 29 auto di media cilindrata. Il vantaggio ambientale del progetto, in termini di risparmio di anidride carbonica, corrisponde all’anidride carbonica assorbita da circa 800 alberi in un anno.

Come si trasforma il rifiuto organico in biometano

L’impianto di Sant’Agata Bolognese è il primo impianto di produzione di biometano su scala industriale realizzato in Italia da una multiutility. Qui il rifiuto subisce un processo di biodigestione anaerobica, producendo biogas. il biogas è sottoposto a raffinazione (up-grading), attraversando controcorrente acqua pressurizzata. A questo punto l’anidride carbonica si separa dal metano e si ottiene il biometano. Per ottenere il compost invece, al termine del processo di biodigestione anaerobica, all’organico solido in uscita viene aggiunto materiale fatto di legno e cellulosa, derivante principalmente dalla raccolta territoriale di sfalci e potature, ottenendo così una massa strutturata che viene avviata alla fase di compostaggio aerobico, da cui si ricava compost.