Dieci anni dopo l’Accordo di Parigi, la COP30 di Belém, in corso fino al 21 novembre in Brasile, rappresenta un momento cruciale per verificare se il mondo sia ancora allineato in modo credibile al percorso di contenimento del riscaldamento globale a 1,5°C.
Il più recente UNEP Emissions Gap Report 2025, offre un quadro allarmante: nonostante un decennio di negoziati e nuovi impegni, il pianeta è ancora su una traiettoria di riscaldamento di 2,8°C entro la fine del secolo. Anche in caso di piena attuazione degli impegni condizionali, la traiettoria scenderebbe solo a 2,3-2,5°C, ben lontano dalla soglia di sicurezza.
Per allinearsi agli obiettivi dell’Accordo di Parigi, le emissioni globali dovrebbero diminuire del 35% entro il 2035 per il percorso dei 2°C, e del 55% per quello dell’1,5°C, rispetto ai livelli del 2019.
Il rapporto conclude che “la persistente inattività collettiva sta mettendo a rischio l’obiettivo globale di temperatura”. Le emissioni globali hanno raggiunto le 57,7 gigatonnellate di CO₂ nel 2024, un nuovo record storico, e tutti e sei i principali emettitori (Cina, Stati Uniti, India, Unione Europea, Russia e Indonesia) ne hanno registrato un aumento rispetto al 2023.
La COP30 coincide anche con la scadenza per la presentazione del nuovo ciclo di “Contributi determinati a livello nazionale” o NDC, pilastro del processo di Parigi. Questo rende Belém un banco di prova fondamentale per la credibilità dell’azione climatica globale.
L’Europa continua a essere in prima linea. Il 5 novembre 2025, l’Unione Europea ha presentato i propri NDC aggiornati al 2035, impegnandosi in una riduzione delle emissioni nette di gas serra tra il 66,2% e il 72,5% rispetto ai livelli del 1990. Il nuovo obiettivo rafforza la strategia di decarbonizzazione di lungo periodo del continente e riafferma la volontà dell’UE di mantenere la propria leadership nella transizione climatica globale.
Definire obiettivi NDC più ambiziosi invia segnali d’investimento chiari e di lungo periodo, riducendo il rischio percepito e favorendo i flussi di capitale transfrontalieri verso la finanza climatica. Al contrario, obiettivi deboli o ambigui generano incertezza normativa e aumentano il rischio di transizione, soprattutto per i mercati emergenti dipendenti da investimenti esteri.
Il dibattito si concentrerà probabilmente sul principio delle “responsabilità differenziate” tra economie sviluppate e in via di sviluppo, poiché le necessità di adattamento e le capacità fiscali restano profondamente diseguali.
Dagli impegni all’attuazione
Sulla scia del percorso tracciato a Dubai e Baku, la COP30 segnerà il passaggio dagli impegni all’attuazione, superando il ciclo di “promesse e revisioni” per concentrarsi su implementazione, regolamentazione e mobilitazione del capitale.
L’attenzione si sposta ora sulla credibilità delle politiche e sulla capacità di esecuzione.
Il fulcro non saranno nuovi obiettivi ma la verifica che gli impegni esistenti si stiano traducendo in strategie operative nei settori chiave: energia, industria pesante, uso del suolo e trasporti. L’ambizione climatica verrà misurata attraverso strumenti di politica nazionale, quali standard, misure fiscali, segnali di prezzo del carbonio, regole di appalto, e la loro capacità di mobilitare capitale privato su larga scala.
In ultima analisi, la realizzabilità dei percorsi di transizione dipenderà dalla capacità della finanza pubblica e agevolata di sbloccare investimenti privati, soprattutto nei mercati emergenti, dove il divario d’investimento resta critico. In altre parole, la narrativa della transizione diventa investment-led: i Paesi saranno valutati per la loro capacità di trasformare l’ambizione climatica in pipeline finanziabili, rafforzare i contesti abilitanti e canalizzare il capitale verso la trasformazione reale dell’economia.
Temi chiave all’Ordine del giorno della COP30
- Adattamento e Global Goal on Adaptation (GGA)
Attualmente, il finanziamento per l’adattamento resta strutturalmente insufficiente rispetto al fabbisogno, e il divario continua a crescere man mano che i rischi fisici si intensificano. Le discussioni sul tema si concentreranno sull’operatività del Global Goal on Adaptation, definendo indicatori, metriche di monitoraggio e un nuovo obiettivo di mobilitazione dei finanziamenti per l’adattamento.
- Biodiversità, soluzioni basate sulla natura e transizioni d’uso del suolo
La COP30 porrà foreste, natura, tutela indigena e bioeconomia al centro della strategia climatica. Il linguaggio si sposta dalla conservazione alla valorizzazione economica degli ecosistemi come beni produttivi che sostengono stabilità climatica e sviluppo. Si prevede che la conferenza metta in evidenza il Tropical Forests Forever Facility (TFFF), un meccanismo basato sulla performance per finanziare la protezione forestale su larga scala, e iniziative agricole e di ripristino del suolo come RAIZ, parte di un più ampio sforzo per collegare sistemi alimentari, clima e biodiversità.
- Sicurezza idrica e resilienza sistemica
L’acqua sta emergendo come questione macroeconomica e rischio socio-economico cruciale, con impatti su sistemi energetici e catene industriali. Si auspica che la COP30 elevi il tema introducendo standard per infrastrutture idriche resilienti, soluzioni di riuso, stoccaggio e governance a livello di bacino, oltre all’integrazione del rischio idrico nelle valutazioni finanziarie e aziendali.
Come ricorderemo la COP30?
Il messaggio dell’Emissions Gap Report 2025 è chiaro: la finestra per mantenere il riscaldamento entro 1,5°C si sta chiudendo rapidamente. La COP30 non sarà giudicata dal numero di nuovi impegni ma dalla credibilità dei piani d’azione, dall’allineamento dei flussi di capitale e dall’integrazione della resilienza nei sistemi finanziari.
Se la COP21 di Parigi è stata la COP dell’Accordo e la COP26 di Glasgow la COP dell’Ambizione, la COP30 dovrà essere la COP dell’Attuazione, quella che dimostrerà, finalmente, che il mondo è capace di trasformare gli impegni in progresso climatico concreto e duraturo.

Questo contenuto è a cura di Allegra Ianiri, Research Analyst presso MainStreet Partners.
