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Accordo di Parigi

UE: via libera al nuovo piano climatico in vista di COP30, ma attenua la portata del target 2040

A pochi giorni dall’apertura della COP30 di Belém, l’UE si presenta divisa sul proprio percorso climatico ma determinata a ribadire la leadership globale nella transizione verde. Dopo un negoziato notturno di 18 ore, i governi dei Ventisette hanno raggiunto un accordo sul nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040, attenuato però da una serie di concessioni che permettono maggiore flessibilità nell’uso dei crediti di carbonio e nel ritmo di attuazione delle misure. Il Consiglio UE ha così approvato il nuovo Contributo Determinato a livello Nazionale (NDC) da presentare alle Nazioni Unite, che aggiorna gli impegni dell’Unione fino al 2035 e conferma la traiettoria verso la neutralità climatica al 2050. Il piano riflette il momento delicato della politica climatica europea: da un lato la necessità di mantenere l’ambizione dell’Accordo di Parigi, dall’altro le pressioni interne per gestire i costi economici e sociali della transizione.

Il nuovo contributo nazionale dell’UE e dei suoi Stati membri, che rappresenta un aggiornamento dell’NDC del 2020 e la revisione del 2023, ribadisce l’obiettivo di una riduzione netta delle emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 e riconosce l’accordo raggiunto all’interno del Consiglio su un target di -90% al 2040 rispetto ai livelli del 1990. Sulla base di tale traguardo, il nuovo NDC introduce un obiettivo indicativo per il 2035 compreso tra -66,25% e -72,5%, come tappa intermedia verso la neutralità climatica al 2050.

“Con l’adozione del nuovo NDC dell’UE inviamo un segnale forte in vista della COP30: restiamo pienamente impegnati nel perseguire gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Ci consente di spingere per un’azione climatica globale più ambiziosa quando incontreremo il resto del mondo a Belém”, ha dichiarato Lars Aagaard, ministro danese per il clima, l’energia e i servizi pubblici.

L’Europa cerca equilibrio tra le pressioni dei diversi Stati Membri

Dopo un negoziato notturno di 18 ore, gli Stati Membri dell’UE hanno raggiunto un accordo sul nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990.

L’intesa, tuttavia, è stata significativamente attenuata rispetto alla proposta originaria, a causa delle richieste di paesi come Italia e Romania, che hanno spinto per rinviare l’entrata in vigore del sistema di carbon pricing per abitazioni e trasporti e per introdurre la possibilità di compensare parte delle emissioni attraverso crediti di carbonio internazionali.

Il compromesso finale consente ai governi di:

  • contabilizzare fino al 5% delle riduzioni tramite la vendita o l’acquisto di crediti di carbonio;
  • ricorrere a un ulteriore 5% in caso di emergenze, come incendi o crisi economiche;
  • rivedere il target ogni due anni se gli obiettivi dovessero generare gravi impatti economici.

Il nuovo sistema di emission trading per edifici e trasporti viene inoltre rinviato, una concessione voluta in particolare dai paesi dell’Est che temono ripercussioni sociali.

Paesi come Paesi Bassi, Svezia e Spagna hanno cercato fino all’ultimo di mantenere un impianto più ambizioso, ma hanno infine accettato il compromesso pur di evitare un fallimento dei negoziati. “Era prendere o lasciare”, ha commentato un funzionario europeo.

La ministra spagnola dell’Ambiente, Sara Aagesen, ha ribadito la necessità per l’Europa di “mostrare al mondo che siamo leader nella lotta al cambiamento climatico e di inviare segnali chiari agli investitori”, ricordando che la COP30 si terrà in un contesto geopolitico “straordinariamente complesso”.

Anche l’Italia ha giocato un ruolo decisivo nei negoziati, chiedendo revisioni specifiche sulle politiche per veicoli e carburanti. Quattro Paesi, tra cui Ungheria e Repubblica Ceca, hanno votato contro il piano, ma il testo è stato comunque approvato a maggioranza qualificata.

La Germania ha rotto la disciplina di coalizione per sostenere la legge, accettando una quota più alta di crediti di carbonio (5% anziché il 3% previsto).

I punti chiave del nuovo NDC europeo e cosa accade ora

Il nuovo piano delinea i principali obiettivi climatici dell’UE e i quadro normativi in corso di attuazione per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. Richiama inoltre l’accordo sul target al 2040 del -90%, che include un uso “adeguato e di alta qualità di crediti di carbonio internazionali”, in modo da mantenere l’ambizione climatica contenendo i costi di transizione.

L’NDC evidenzia anche i progressi dell’Unione verso la decarbonizzazione, contribuendo agli impegni assunti nel Global Stocktake della COP28 di Dubai, che prevedono:

  • triplicare la capacità globale di energia rinnovabile entro il 2030;
  • raddoppiare il tasso di efficienza energetica globale nello stesso periodo.

Nel 2023, le fonti rinnovabili hanno rappresentato il 44% della produzione elettrica dell’UE, con una stima al 47% per il 2024, segno di un percorso di crescita costante.

Il nuovo NDC sottolinea inoltre l’impegno dell’Unione nel rendere il settore energetico quasi del tutto privo di combustibili fossili ben prima del 2050, riconoscendo al tempo stesso la necessità di eliminare gradualmente i combustibili fossili non abbattuti a livello globale e di utilizzare tutte le tecnologie disponibili per ridurre le emissioni nei settori più difficili da decarbonizzare.

Il documento include anche tutte le informazioni previste dai criteri di chiarezza, trasparenza e comprensione (ICTU), come richiesto dagli standard dell’UNFCCC.

Il nuovo NDC europeo sarà ora trasmesso alla Segreteria dell’Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) prima della COP30, in programma a Belém (Brasile) dal 10 al 21 novembre 2025. Il documento confluirà in un rapporto aggiornato di sintesi che raccoglierà gli impegni globali di riduzione delle emissioni e le lacune rispetto agli obiettivi dell’Accordo di Parigi. sarà presentato alla Il document

Cosa sono i NDC dell’Accordo di Parigi

Gli NDC (Nationally Determined Contributions) sono uno degli strumenti centrali dell’Accordo di Parigi: ogni Paese è tenuto a comunicare i propri piani di riduzione delle emissioni e adattamento climatico ogni cinque anni.
L’UE presenta un NDC unico per sé e per i suoi Stati membri.
Il primo NDC europeo fu depositato nel 2015, seguito da un aggiornamento nel 2020 e da una versione potenziata nell’ottobre 2023, dopo l’adozione del pacchetto legislativo Fit for 55, che fissa il target di almeno -55% al 2030.

Il 18 settembre 2025, i ministri europei dell’Ambiente avevano già approvato una dichiarazione d’intenti che confermava la volontà dell’UE di presentare il nuovo NDC post-2030 prima della COP30, riaffermando la leadership europea nella diplomazia climatica.

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