Il think tank ECCO lancia l’allarme: l’Italia rischia di mancare gli obiettivi del PNIEC. Trasporti e civile restano i settori più critici.
Alla vigilia della trentesima Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP30) l’italia è indietro sugli impegni climatici. Secondo il nuovo rapporto di ECCO, il think tank italiano per il clima, il nostro Paese accumula un ritardo significativo rispetto agli obiettivi fissati dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC): mancano all’appello circa 84 milioni di tonnellate di CO₂ equivalenti da ridurre entro il 2030, pari a oltre 16 milioni di tonnellate l’anno. Un gap che pesa su competitività, conti pubblici e bollette, in un contesto in cui i danni climatici sono già costati 12 miliardi di euro solo nel 2025.
Con la pubblicazione del Gap Report dell’UNEP, che misura la distanza globale dagli obiettivi dell’Accordo di Parigi, ECCO lancia l’allarme: trasporti e settore civile restano i principali colpevoli del rallentamento. Le emissioni non scendono, anzi in alcuni casi risalgono, mentre gli investimenti e le politiche di lungo periodo restano frammentati e insufficienti.
“Senza un riallineamento immediato del PNIEC l’Italia pagherà due volte: in competitività e in bolletta. Servono scelte fiscali e industriali che spostino consumi e investimenti verso elettricità, efficienza e rinnovabili”, ha commentato Chiara Di Mambro, Direttrice Strategia Europa e Italia di ECCO.
Andando a vedere nel dettaglio il settore dei trasporti, responsabile del 28% delle emissioni nazionali, continua a crescere, raggiungendo +7% rispetto ai livelli del 1990. Nonostante gli sforzi, le auto elettriche a batteria circolanti sono appena 333.000, lontanissime dal target PNIEC di 4,3 milioni al 2030. Anche le infrastrutture di ricarica restano insufficienti, con 67.500 punti installati a settembre 2025, un aumento del 19% in un anno ma ancora inadeguato rispetto ai bisogni futuri.
Nel settore civile, le emissioni sono tornate stabili dopo il calo 2021–2022. Gli investimenti, però, si sono drasticamente ridotti da 120 miliardi di euro nel 2021 a soli 20 miliardi nel 2023, segno di una perdita di slancio nella riqualificazione energetica. L’industria mostra un calo strutturale delle emissioni dal 2005, ma il quadro delle politiche resta frammentato e senza un orizzonte di medio e lungo termine, minando gli investimenti.
Dal canto suo, il comparto elettrico ha fatto progressi, con 13,5 GW installati tra il 2023 e il 2024 e altri 4 GW nei primi otto mesi del 2025, ma il ritmo non basta dato che ad oggi è stato raggiunto solo il 25% dell’obiettivo di +70 GW al 2030. Anche sul fronte degli accumuli la strada è lunga: ai 13 GWh installati nel 2024 ne servono ancora quasi 59 GWh per centrare i target.
Sebbene la domanda di gas sia in calo e vicina ai livelli previsti dal PNIEC, continuano nuovi investimenti infrastrutturali che rischiano di scaricare costi sui consumatori. Sul fronte finanziario, i sussidi ambientalmente dannosi sono cresciuti di 3,2 miliardi di euro, raggiungendo quasi 24,2 miliardi totali. A peggiorare il quadro, l’elettricità continua a subire oneri e imposte fino a tre volte superiori rispetto al gas e circa il doppio rispetto a diesel e benzina.
Nonostante la Costituzione italiana abbia inserito la tutela dell’ambiente tra i principi fondamentali, manca ancora una legge clima nazionale. L’Osservatorio PNIEC, che dovrebbe monitorare i progressi, non è pienamente operativo, mentre la Piattaforma di monitoraggio è l’unica novità. Sul fronte sociale, è stato presentato il Piano Sociale Clima da 9,3 miliardi di euro per il periodo 2026–2032, ma senza un chiaro collegamento con il nuovo sistema ETS2 e senza un meccanismo efficace di valutazione degli impatti distributivi o di povertà energetica.
Le raccomandazioni di ECCO
Per invertire la rotta, ECCO:
- Chiede una riforma della fiscalità energetica, con una revisione di imposte e oneri sull’elettricità per rendere visibili ai cittadini i benefici delle tecnologie pulite.
- Servono inoltre l’eliminazione dei sussidi dannosi, un’accelerazione su pompe di calore, infrastrutture di ricarica veloce e sistemi di accumulo, e la creazione di un fondo automotive pluriennale per sostenere la filiera dei veicoli elettrici.
- Sul piano finanziario, il think tank propone un uso mirato dei proventi ETS/ETS2, il coinvolgimento di CDP, SACE e Invitalia come strumenti di de-risking, e il rafforzamento della governance climatica con una legge nazionale e un Osservatorio pienamente attivo.
