Il Transition Finance Tracker di MSCI mostra che, nonostante l’aumento dei capitali ESG e dei target net-zero la maggioranza delle aziende resta fuori rotta rispetto agli obiettivi climatici globali.
L’aumento dei capitali ESG e la diffusione di obiettivi climatici dichiarati non si stanno ancora traducendo in un allineamento concreto con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Le emissioni complessive delle società quotate a livello globale implicano oggi un riscaldamento medio di circa 3°C entro la fine del secolo, ben al di sopra degli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Solo il 38% delle aziende risulta allineato a traiettorie inferiori ai 2°C e appena il 12% è compatibile con lo scenario più ambizioso di 1,5°C. È la fotografia che emerge dal Transition Finance Tracker Q4 2025 di MSCI che evidenzia un divario persistente tra ambizioni, flussi finanziari e risultati effettivi, ponendo la riallocazione del capitale esistente al centro della sfida climatica per investitori e mercati.
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Traiettorie emissive aziendali ancora lontane dagli obiettivi di Parigi
Secondo l’analisi di MSCI, basata sull’indicatore Implied Temperature Rise, quasi due terzi delle società quotate segue traiettorie emissive che superano la soglia dei 2°C. Ancora più critico è il dato relativo alle imprese con un allineamento superiore ai 3,2°C, che rappresentano il 26% del totale. Il valore mediano dell’universo MSCI ACWI IMI si colloca intorno ai 3°C, segnalando un disallineamento strutturale tra le strategie aziendali e gli obiettivi climatici globali.

Il quadro appare particolarmente rilevante per gli investitori europei e italiani, sempre più vincolati da requisiti normativi e di mercato in materia di sostenibilità. Italia, Germania, Francia e Giappone sono tra i paesi con le aziende con le traiettorie di aumento della temperatura più basse, rispettivamente di 1,8°C, 2,0°C, 2,3°C e 2,4°C, mentre i paesi nei mercati emergenti sono tra quelli con le traiettorie di aumento più significative, con Arabia Saudita, Indonesia, India e Cina rispettivamente di 10°C, 7,9°C, 4,9°C e 4,4°C.

Cresce però l’attenzione alle pratiche green
Dunque la strada per allinearsi agli obiettivi climatici è ancora lunga ma la direzione che hanno intrapreso le aziende sembra essere quella giusta dato che gli obiettivi legati al clima sono in continuo aumento. Secondo lo studio infatti, al 31 dicembre 2025, circa il 60% delle società quotate ha pubblicato un qualche impegno climatico, in lieve aumento rispetto al 59% dello scorso anno. Tuttavia solo il 19% delle aziende dispone di obiettivi validati dalla Science Based Targets initiative, seppur in aumento rispetto al 14% del 2024.
Inoltre cresce anche il numero di imprese che hanno fissato obiettivi aziendali di zero emissioni nette (32% vs. 31% dello scorso anno).

Lo studio ha anche evidenziato importanti progressi nel monitoraggio delle emissioni delle aziende, registrando una crescita particolare per le emissioni di Scope 1 e Scope 2 (79% vs. 76%), mentre le emissioni Scope 3 sono passate dal 51% al 56%.

Parallelamente cresce il ricorso ai crediti di carbonio. Nel 2025 le imprese hanno ritirato 202 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, segnando il quarto anno consecutivo di aumento e il livello più alto dal 2021. La domanda si concentra prevalentemente su crediti da progetti di riduzione delle emissioni, mentre le rimozioni tecnologiche restano marginali. MSCI sottolinea però che, sebbene i crediti possano svolgere un ruolo complementare, il loro utilizzo non modifica in modo sostanziale le traiettorie emissive aggregate.
Capitali in crescita, ma finanza ancora disallineata
Sul fronte dei flussi finanziari, il Transition Finance Tracker mostra segnali di dinamismo, ma anche profonde asimmetrie. Nel 2025 i fondi climatici quotati hanno registrato un rendimento mediano del 12,2%, in netto miglioramento rispetto all’anno precedente, mentre il patrimonio complessivo ha raggiunto 652 miliardi di dollari, con una crescita annua del 16,4%. A questi si aggiungono circa 143 miliardi di dollari raccolti da fondi climatici di private capital, tra private equity, infrastrutture e venture capital.

Nonostante la crescita degli investimenti legati alla transizione, MSCI segnala che il capitale obbligazionario continua a finanziare in misura significativa anche attività legate ai combustibili fossili. Analizzando portafogli rappresentativi di diversi indici obbligazionari, emerge infatti una forbice molto ampia tra ricavi da energia low-carbon e ricavi da energia fossile.
Questo dato è centrale per la lettura ESG in chiave finanziaria che conferma che la transizione non dipende solo dall’aumento dei capitali verdi, ma dalla riallocazione sistemica del capitale esistente. In assenza di un riequilibrio strutturale, la crescita degli investimenti sostenibili rischia di convivere con un sostegno ancora consistente a modelli economici incompatibili con gli obiettivi climatici di lungo periodo.
Insomma per gli investitori, il messaggio che emerge dal Transition Finance Tracker è chiaro: il rischio di transizione resta elevato e misurabile. La distanza tra ambizioni dichiarate, flussi finanziari e risultati effettivi continua a rappresentare un fattore critico per la valutazione di portafoglio, soprattutto in un contesto europeo in cui regolazione, vigilanza e aspettative del mercato spingono verso un allineamento sempre più stringente tra finanza e obiettivi climatici.
