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Paesi Bassi

Shell portata di nuovo in tribunale per il clima, attivisti chiedono stop agli investimenti in fossili

La pressione legale sulle grandi compagnie energetiche torna a intensificarsi. Nei Paesi Bassi una nuova causa climatica contro Shell riporta al centro del dibattito il ruolo delle major petrolifere nella transizione energetica e la responsabilità delle imprese nelle emissioni globali. Nello specifico l’azione legale punta a fermare lo sviluppo di nuovi progetti petroliferi e di gas, accusati di contribuire all’aumento delle emissioni e di rallentare il percorso verso gli obiettivi climatici internazionali.

A promuovere il ricorso è l’organizzazione ambientalista olandese Friends of the Earth Netherlands (Milieudefensie), che ha avviato una nuova azione giudiziaria chiedendo ai tribunali di ordinare alla compagnia di interrompere gli investimenti in nuovi giacimenti di petrolio e gas. Secondo gli attivisti infatti continuare a sviluppare nuovi progetti fossili sarebbe incompatibile con gli impegni globali di contenimento del riscaldamento climatico e con gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi.

Al centro delle contestazioni c’è la strategia industriale della compagnia, che negli ultimi anni ha confermato l’intenzione di continuare a investire nel petrolio e nel gas, in particolare nel mercato del gas naturale liquefatto, mantenendo una produzione significativa anche nel prossimo decennio. Gli attivisti sostengono che questa scelta rischia di bloccare per decenni nuove emissioni di CO₂ e di rendere più difficile il raggiungimento degli obiettivi climatici globali.
Nello specifico, alcune analisi citate dalle organizzazioni ambientaliste indicano che il gruppo avrebbe centinaia di potenziali progetti di estrazione ancora non sviluppati. Se realizzati, questi nuovi asset potrebbero generare miliardi di tonnellate aggiuntive di emissioni nel corso della loro vita operativa.

La società ha respinto le accuse, definendo l’azione legale irrealistica e sostenendo che interrompere unilateralmente la produzione non ridurrebbe la domanda globale di combustibili fossili. Secondo la posizione dell’azienda, infatti, la transizione energetica richiede una collaborazione tra governi, imprese e consumatori per garantire allo stesso tempo sicurezza energetica e sviluppo delle alternative a basse emissioni.

Se il procedimento dovesse proseguire nei tribunali olandesi, potrebbe diventare un caso di riferimento nel dibattito sulla responsabilità climatica delle aziende. Non solo per il possibile impatto sulle attività di Shell, ma anche per le implicazioni più ampie sul futuro degli investimenti nel settore petrolifero e del gas.

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