Nelle 40 società quotate del FTSE MIB è sempre più presente una governance multilivello, che comprende i vertici aziendali e il management ed è alimentata da una crescente diffusione delle conoscenze di sostenibilità
Nelle grandi imprese quotate italiane la sostenibilità è ormai entrata stabilmente nei meccanismi di governo societario e nei sistemi di incentivazione del management. I comitati consiliari sulla sostenibilità sono presenti in quasi tutte le società del FTSE MIB (37 su 40) e nella metà dei casi sono composti da tre consiglieri, quasi sempre rappresentati da membri indipendenti. Al contempo, il 90% delle quotate ha introdotto almeno un KPI legato a obiettivi di sostenibilità e il 74% collega tali obiettivi sia agli incentivi di breve sia a quelli di lungo termine. Infortuni, salute e sicurezza risultano le metriche più utilizzate nel breve periodo, mentre diversità, inclusione ed emissioni emergono come obiettivi prevalenti nel medio-lungo termine. I dati indicano un cambiamento strutturale: la sostenibilità non è più trattata come un ambito separato o puramente reputazionale, ma come una leva che incide sulle decisioni strategiche, sulla gestione del rischio e sulla creazione di valore nel tempo. A supporto di questo processo si sta affermando una governance multilivello, che coinvolge consigli di amministrazione, top management e funzioni operative, alimentata da una crescente diffusione delle competenze ESG all’interno delle organizzazioni. Sono queste alcune evidenze raccolte nel volume Corporate governance e sostenibilità – Il governo della sostenibilità nelle grandi aziende quotate italiane (EGEA, 2026) a cura di Alessandro Zattoni (Professore Ordinario di Corporate Strategy e Corporate Governance presso l’Università Luiss Guido Carli) e Marco Minciullo (Ricercatore di Economia aziendale presso la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore), che presenta i risultati del progetto di ricerca GOST – Governance of Sustainable Transition, finanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma Next Generation EU. Lo studio ha coinvolto 32 società quotate del FTSE MIB e analizza come modelli di governance, sistemi di incentivazione e processi organizzativi stiano evolvendo per integrare in modo sempre più strutturato obiettivi ambientali e sociali nella strategia d’impresa. Il progetto ha visto la collaborazione di diversi ricercatori ed è finalizzato a indagare l’evoluzione della governance della sostenibilità e come i Sustainability Manager favoriscano l’allineamento tra board, top management e funzioni operative.
La ricerca, presentata in occasione dell’evento Corporate Governance e Sostenibilità nelle imprese del FTSE-MIB: il ruolo strategico dei Sustainability Manager presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano, mostra come sostenibilità e corporate governance siano ormai dimensioni inscindibili nelle grandi imprese italiane. La sfida non è più l’adozione formale di strumenti ESG, ma la loro capacità di orientare concretamente le scelte strategiche, evitando approcci meramente di compliance e rafforzando il legame tra incentivi, processi decisionali e risultati di lungo periodo.
“Le imprese intervistate hanno compiuto notevoli passi avanti nell’integrazione della sostenibilità nel business model, dimostrando come una solida governance sia cruciale per il loro successo a lungo termine. L’incertezza normativa e alcuni eventi recenti possono rallentare la transizione verso la sostenibilità, ma le aziende devono continuare ad investire per consolidare o accrescere il loro vantaggio competitivo” ha affermato Alessandro Zattoni .
Le best practice sulla governance di sostenibilità in Italia
Accanto all’analisi quantitativa, il volume raccoglie le best practice decisionali e organizzative di quattordici imprese quotate appartenenti a settori diversi. Le evidenze convergono su due elementi chiave: da un lato, la necessità di strutturare una governance multilivello come condizione abilitante per rendere la sostenibilità operativa a tutti i livelli manageriali; dall’altro, l’importanza di radicare le politiche ESG in una cultura aziendale coerente, fondata su principi etici e orientata all’innovazione.
Se ne è parlato in occasione di tre tavole rotonde durante l’evento in Cattolica con le testimonianze delle aziende protagoniste del volume. La prima, focalizzata sul settore finanziario e assicurativo, è stata moderata dal Prof. Alessandro Zattoni, e ha visto la partecipazione di: Gianluca Randazzo, Head of Sustainability, Banca Mediolanum; Raffaele Barteselli, Responsabile Transizione e Sostenibilità, Banco BPM; Daniele Basini, Head of ESG Governance, Intesa Sanpaolo; Rossella Cardone, Group Director & Head of ESG & Sustainability, Nexi.
Nella seconda, dedicata alla governance della sostenibilità nei settori Energy e Multiutilities (16.45–17.35), il prof. Marco Minciullo ha coordinato gli interventi di Manuela Baudana, Head of Sustainability Development, A2A; Luigi Sampaolo, Responsabile Sustainability Positioning and Stakeholder Engagement, Eni; Filippo M. Bocchi, Direttore Valore Condiviso e Sostenibilità, Hera; Marco Stampa, Head of Sustainability Governance, Saipem; Matteo Tanteri, Director Sustainability and Social Impact, Snam.
La terza tavola rotonda, focalizzata sui settori Consumer, Infrastrutture e Tecnologia è stata moderata dalla Prof.ssa Silvia Dello Russo (Università Luiss), e ha visto la partecipazione di Massimo Paris, Direttore Sostenibilità e Assicurazione Qualità, Buzzi; Emanuele Cardinale, Head of Sustainability, Inwit; Laura Esposito, Head of Sustainability, TIM.
“I casi analizzati mostrano come sia necessario individuare un “luogo” in cui la sostenibilità possa prendere forma in azienda. Una governance multilivello diventa perciò un presupposto fondamentale per integrarla nella strategia e renderla operativa a tutti i livelli. Questi assetti diventano però efficaci e riconosciuti quando sono coerenti con la strategia, la cultura e i valori dell’azienda, e quando la rendono in grado di gestire e intercettare rapidamente cambiamenti e opportunità di innovazione”, ha dichiarato Marco Minciullo.
Il progetto “Governance Of Sustainable Transition – GOST”
La ricerca sviluppata nell’ambito del Progetto GOST evidenzia come sostenibilità e corporate governance siano ormai inscindibili nelle grandi imprese italiane. Il volume mostra che quasi tutte le società del FTSE MIB hanno comitati consiliari dedicati alla sostenibilità e KPI ambientali e sociali nei sistemi di remunerazione. I sustainability manager e gli HR manager emergono come attori chiave nell’integrazione della sostenibilità nella strategia aziendale e nella cultura organizzativa. I casi aziendali analizzati confermano la diffusione di una governance multilivello e di sistemi di coordinamento manageriale sempre più strutturati. Tuttavia, la sola ricerca della compliance rischia di limitare l’efficacia delle politiche ESG. Il volume raccomanda quindi ai consigli di amministrazione un ruolo più proattivo nella definizione delle politiche di sostenibilità e nel loro allineamento ai sistemi di incentivazione. A livello manageriale, è centrale creare competenze diffuse, migliorare il coordinamento interno e favorire l’innovazione sostenibile. Il messaggio conclusivo è chiaro: la sostenibilità diventa realmente strategica solo quando governance, processi e cultura aziendale operano in modo coerente verso il successo sostenibile di lungo periodo.
Il volume mostra inoltre come, nonostante le incertezze a livello normativo, la sostenibilità stia diventando un fattore competitivo, capace di influenzare la performance e la reputazione aziendale. Le testimonianze raccolte confermano l’importanza della collaborazione tra funzioni aziendali nel trasformare gli obiettivi ESG in progetti concreti e misurabili. Le imprese più avanzate adottano comitati manageriali, sistemi di data governance e programmi di formazione capaci di diffondere una cultura della responsabilità. Il lavoro sottolinea il rischio di approcci meramente formali, che indeboliscono il legame tra obiettivi strategici e risultati effettivi. Per questo gli autori invitano le imprese a investire nella qualità dei processi e nelle competenze interne, favorendo una visione integrata della sostenibilità. Solo così la governance potrà pilotare efficacemente la transizione verso modelli di business capaci di generare valore inclusivo e duraturo.
