Il colosso dell’eCommerce accelera sul fronte della gestione sostenibile dell’acqua: più che raddoppiata l’efficienza idrica dal 2021 e oltre 50 progetti di ripristino delle risorse idriche nel mondo.
Amazon ha raggiunto nel 2025 il 75% del proprio obiettivo di diventare “water positive” entro il 2030 nelle operazioni dei suoi data center, segnando un significativo avanzamento rispetto al 53% comunicato lo scorso anno. Contestualmente, il gruppo ha reso noto di aver più che raddoppiato l’efficienza nell’utilizzo dell’acqua rispetto al 2021, rafforzando il percorso verso una gestione sempre più sostenibile delle risorse idriche a supporto della crescente domanda di infrastrutture digitali e servizi cloud.
L’obiettivo “water positive” era stato introdotto da Amazon nel 2022 e prevede che l’azienda restituisca alle comunità una quantità d’acqua superiore a quella utilizzata nelle attività dei propri data center entro la fine del decennio. La strategia si basa su diversi pilastri, tra cui il miglioramento dell’efficienza idrica, l’utilizzo di fonti d’acqua sostenibili, il riuso delle risorse a beneficio delle comunità locali e il sostegno a progetti di reintegrazione e conservazione delle risorse idriche.
“Lavoriamo da molto tempo sul tema dell’acqua e questo ci ha aiutato a migliorare la nostra efficienza” ha dichiarato Kara Hurst, Chief Sustainability Officer di Amazon. “Ci concentriamo su approcci multipli, dalle operazioni nei data center agli investimenti in progetti di reintegrazione delle risorse idriche a beneficio delle comunità, perché generare un impatto reale richiede una visione olistica. E mentre stiamo facendo tutto questo nel miglior modo possibile, sappiamo anche che dobbiamo continuare a innovare, perché il mondo continua a cambiare”.
Nel corso del 2025 Amazon ha prelevato circa 2,5 miliardi di galloni d’acqua, equivalenti a circa 9,5 miliardi di litri, per le proprie infrastrutture di data center a livello globale. Per compensare e superare questi consumi, la società ha avviato una serie di iniziative volte a recuperare acqua che altrimenti andrebbe dispersa e a restituirla alle comunità. Tra queste figurano investimenti in oltre 50 progetti idrici che, una volta a regime, dovrebbero consentire la restituzione di oltre 5,8 miliardi di galloni d’acqua all’anno. L’azienda ha inoltre ampliato l’utilizzo di acque reflue trattate e recuperate dagli impianti di depurazione, riducendo il ricorso ad acqua potabile per le proprie operazioni.
Parallelamente ai programmi di reintegrazione delle risorse idriche, Amazon ha continuato a intervenire per diminuire il consumo diretto di acqua nei data center. L’azienda ha dichiarato di aver migliorato l’efficienza idrica del 52% rispetto al 2021, passando da 0,25 litri per kWh a 0,12 litri per kWh. Un risultato che, secondo Amazon, si colloca circa sette volte al di sotto della media del settore, pari a 0,84 litri per kWh.
Per contenere l’utilizzo di acqua, Amazon impiega sistemi di raffreddamento basati sull’aria libera (“free air cooling”) per circa il 90% del tempo. Questa tecnologia sfrutta l’aria esterna per assorbire il calore generato dai server e disperderlo nell’ambiente, limitando la necessità di utilizzare acqua. Solo nel restante 10% dei casi, quando le temperature esterne risultano troppo elevate, vengono adottati sistemi di raffreddamento evaporativo, che utilizzano acqua per abbassare la temperatura dell’aria destinata ai server.
L’azienda ha inoltre lavorato per aumentare le soglie operative di temperatura dei propri data center, consentendo ai server di funzionare in sicurezza anche in condizioni più calde e riducendo ulteriormente i periodi in cui è necessario ricorrere a sistemi di raffreddamento che impiegano acqua.
