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Pictet: gli italiani iniziano a voler migliorare la propria educazione finanziaria

In Italia c’è bisogno di migliorare l’alfabetizzazione finanziaria della popolazione. Secondo un’indagine condotta da Bankitalia nel 2020 gli abitanti del Belpaese si collocano al 25 posto su un campione di 26 paesi OCSE come conoscenze dei temi finanziari. Una situazione che deriva da una mancanza di educazione finanziaria diffusa, accompagnata da uno scarso interesse per la materia. Qualcosa però sta cambiando. Secondo una ricerca realizzata da Pictet AM sotto la Direzione di Nicola Ronchetti, Fondatore e CEO di FINER Finance Explorer gli italiani iniziano ad essere consapevoli delle proprie lacune e aumenta il desiderio di aumentare le proprie conoscenze.

La ricerca Educazione finanziaria: il contributo al rilancio del Paese” presentata in una tavola rotonda a cui hanno partecipato Daniele Cammilli, Head of Marketing Italia di Pictet AM, Paola Soccorso, Consigliere Ufficio Studi Economici di CONSOB, e Alessandro Paralupi, segretario generale dell’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei consulenti finanziari, approfondisce il tema dell’alfabetizzazione finanziaria in Italia cercando nel contempo di dare uno slancio e sostenere iniziative formative sull’argomento.

I risultati hanno evidenziato come i principali ostacoli che scoraggiano l’interesse del campione siano rappresentati soprattutto dalla complessità della materia e dall’irreperibilità di contenuti/referenti adeguati sui media abituali. Se invece si analizzano le risposte dal punto di vista dei differenti livelli di conoscenza, per chi ha un livello di preparazione avanzato (29%) e professionale (31%), emerge un malcontento in merito alla qualità dei contenuti, ritenuti troppo banali o, all’opposto, complessi.

Constatato che le nozioni relative all’alfabetizzazione finanziaria sono modeste, alcune tematiche, stando al campione analizzato, avrebbero una maggiore presa. In primis l’argomento risparmio inteso come, quanto e perché risparmiare – seguito dai progetti di vita (rispettivamente23%, 34% e 31%).

La gestione del risparmio interessa in particolar modo i clienti affluent (31%) e private (34%), acquisendo quindi più rilevanza con l’aumentare del patrimonio. Diverse sono le ragioni, fra chi è interessato a queste tematiche, che spingono le persone a volerne sapere di più: perché percepiscono il ruolo centrale della finanza nell’economia del Paese (75%), per l’importanza della finanza in generale (66%), perché interessati alla gestione dei propri investimenti (44%), perché interessati ai propri risparmi (34%)per evitare di fare errori e/o poter valutare l’operato dei propri referenti (17%) o, ancora, perché interessati o appassionati alla materia di studio (6%).

L’onere principale di veicolare queste informazioni, secondo il report, spetta alle istituzioni finanziarie e allo Stato. Per studenti (21%) e non investitori (17%) è decisamente rilevante il ruolo dei docenti e della scuola. Per private e affluent, invece, dovrebbero ricoprire un ruolo in tal senso anche le Sgr, i bancari e i consulenti finanziari. Chi investe, quindi, riconosce il dovere di ciascun attore del mondo del risparmio gestito di agire per colmare le lacune presenti fra il pubblico più ampio in tema di educazione finanziaria. 

Tra i mezzi di informazione preferiti spiccano i social network, che conquistano tutte le fasce del campione (dal 17% dei clienti private al 27% degli studenti) e si fanno largo nuove modalità, come i webinar (dal 15% degli affluent al 19% per mass market, risparmiatori non investitori e studenti over 18), emersi con forza durante i mesi dell’isolamento forzato. Tiene, a pari merito, la televisione con punte del 21% nel mass marketLa carta stampata, invece, rimane rilevante tra i private che, per il 28%, preferiscono informarsi con modalità più tradizionali.

“I social network sono uno strumento strategico da presidiare per diffondere progetti e iniziiative legate all’educazione finanziaria, e lo sarà sempre di più in futuro, ha dichiarato Cammilli; le statistiche di Hotsuite ci dicono che in Italia con la pandemia gli utenti social sono cresciuti del 6% a 41 milioni pari al 70% della popolazione. Con un utilizzo medio giornaliero che si attesta ad almeno 2 ore è evidente che questi network sono l’opportunità e il mezzo principale per veicolare contenuti didattici anche e soprattutto alle fasce di popolazione più giovani arginando così le fake news che circolano in gran parte su queste piattaforme”.

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