Francesco Perrini SDA Bocconi | ESG News

Parola all'esperto

Perrini (Bocconi): accesso al credito, gestione dei rischi e impatto sociale le tre priorità ESG del 2026

Prosegue il format Le tre priorità ESG 2026 di ESGnews. Questa settimana, a indicare le principali sfide della sostenibilità a livello globale, su cui imprese e istituzioni dovranno concentrarsi nei prossimi dodici mesi, è Francesco Perrini, Associate Dean for Sustainability di SDA Bocconi School of Management.

Secondo Perrini, la sostenibilità non è più una questione di immagine o reputazione, ma i fattori ambientali, sociali e di governance rappresentano ormai un elemento determinante di competitività per le aziende e in particolare per favorire l’accesso al credito. Nel 2025, da questo punto di vista, si è assistito a un ulteriore rafforzamento di regolamentazioni e documenti istituzionali che meglio definiscono l’importanza da parte degli istituti di credito dell’incorporazione dei dati ESG nelle valutazioni creditizie e nei framework bancari: dalle Linee guida dell’EBA (European Banking Authority) al documento MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) sul dialogo tra PMI e banche, passando per il decreto legislativo 208/2025 sull’integrazione dei criteri ESG nei profili di governance, gestione dei rischi e vigilanza prudenziale di istituti di credito e intermediari finanziari. D’altro canto, sarebbe miope voltare le spalle alla sostenibilità, soprattutto nel momento in cui diventa una chiave per accedere più agevolmente alle risorse finanziarie e rafforza la capacità di garantire la continuità del business delle imprese.

Le tre priorità ESG 2026 di Francesco Perrini

1. La sostenibilità diventa fondamentale per l’accesso al credito

Con la pubblicazione delle Linee guida dell’EBA, l’Autorità Bancaria Europea, che introducono un vero cambio di paradigma, e l’entrata in vigore del decreto legislativo 208/2025, che prevede l’integrazione dei criteri ESG nei profili di governance, gestione dei rischi e vigilanza prudenziale di banche e intermediari finanziari, la sostenibilità diventa definitivamente un rischio regolamentato, un criterio di vigilanza e una variabile essenziale nei requisiti patrimoniali delle banche. Questo significa, quindi, che cambia il modo in cui il credito viene concesso alle imprese.

I fattori ESG superano quindi la mera dimensione etica e arrivano a rappresentare un elemento pienamente integrato nella strategia aziendale, in quanto variabile imprescindibile per l’accesso ai finanziamenti. Senza misurazioni solide e dati ESG verificabili, ottenere credito diventa più complesso, poiché le banche sono tenute a considerare i rischi ESG in modo sistematico. Essere sostenibili diventa pertanto una leva per contenere i costi finanziari e per garantire la continuità aziendale, in quanto garantisce l’accesso a risorse economiche e finanziarie nel breve e nel lungo periodo a condizioni più favorevoli.

Da questo punto di vista, anche l’aggiornamento 2025 del documento MEF, sul dialogo di sostenibilità tra PMI e sistema bancario, manda un messaggio molto chiaro: “la sostenibilità è un fattore strutturale nel rapporto credito–impresa”. Nel 2026, i fattori ESG escono, definitivamente, dalla sfera della sola immagine o reputazione, e diventano un elemento determinante per l’accesso al credito.

2. Affrontare i rischi ESG: la sostanza prevale sulla forma

La gestione dei rischi climatici rimane un imperativo, non sempre perseguito con la necessaria determinazione. L’ultimo report del WEF (World Economic Forum), The Global Risks Report 2026, 21ª edizione, delinea uno scenario di “incertezza senza precedenti”, dominato da una forte frammentazione geopolitica ed economica e da un calo dell’ottimismo, a fronte di un crescente senso di frammentazione sociale. E su tutti, il rapporto identifica le minacce ambientali come il rischio più grave nel lungo periodo.

Ma se a livello scientifico i rischi ambientali continuano a essere considerati il pericolo più rilevante nel lungo termine, non tutti concordano sull’urgenza di affrontarli. Da questo punto di vista, le generazioni più giovani tendono a classificarli come prioritari anche nel breve periodo, più di quanto facciano le fasce d’età più avanzate.

Non bisogna dimenticare che i rischi climatici rappresentano veri e propri rischi finanziari, come reso evidente dal costo dei danni degli eventi estremi. Dal 2000, è stato calcolato che i disastri climatici abbiano inflitto perdite per oltre 3.600 miliardi di dollari alle imprese. La conclusione è chiara: conviene prevenire piuttosto che curare.

3. Misurare la sostenibilità sociale. ESG o GSE? La “S” sempre al centro!

La sostenibilità sociale rappresenta una leva strategica, che va oltre gli aspetti di semplice compliance. Nella dimensione sociale valori e creazione di valore convergono a beneficio di tutti gli stakeholder e come una condizione imprescindibile per una crescita realmente responsabile.

Nel 2026 diventa sempre più urgente considerare quindi la dimensione sociale, un fattore che unisce impresa e comunità. Ma se l’importanza di questa dimensione è oramai condivisa, la sfida per i prossimi mesi è arrivare a un approccio più scientifico su come valutarla. É giunto il momento di avviare una riflessione seria sul tema della misurazione degli impatti di un’attività imprenditoriale su persone e territorio.

Tuttavia, si tratta di dare un valore e variabili di non semplice quantificazione, a differenza della contabilità finanziaria, dove la moneta rappresenta l’unità di misura di riferimento, o di quella ambientale, in cui parametri fisici e oggettivi, come per esempio i chilogrammi di CO₂, consentono di calcolare con chiarezza l’impatto di un’organizzazione. Una rendicontazione significativa dell’impatto sociale richiede infatti la valutazione di molteplici effetti, positivi e negativi, su dipendenti, fornitori, comunità locali e clienti. La sfida è ottenere una rappresentazione il più possibile completa e coerente.

È quindi necessario generare impatto sociale in modo consapevole e responsabile, non solo per creare valore inclusivo, ma anche perché la sostenibilità sociale rappresenta un fattore imprescindibile per ogni impresa che voglia rimanere competitiva nel tempo. Se non è possibile fare impresa in un pianeta morto, allo stesso modo non lo è senza la capacità di attrarre, motivare e trattenere le persone, in particolare i talenti.


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