Le foreste sostengono la nutrizione, proteggono le risorse idriche e rafforzano la resilienza agricola. Ma il loro contributo resta ancora poco considerato nelle statistiche e nella pianificazione.
Le foreste non sono soltanto una riserva di biodiversità e un argine alla crisi climatica: hanno un ruolo diretto nella sicurezza alimentare e nella nutrizione di miliardi di persone. È il messaggio al centro del recente rapporto della FAO, “Forests for food: Nourishing people, sustaining the planet”, realizzato insieme alla Landscape Alliance, che invita i governi a integrare pienamente foreste e alberi nelle politiche agroalimentari.
Oltre 5 miliardi di persone dipendono infatti in qualche misura dalle foreste per i propri mezzi di sussistenza. Eppure questo contributo rimane in larga parte invisibile nelle statistiche nazionali e nei sistemi di pianificazione. Secondo la FAO, la questione è particolarmente rilevante in un contesto in cui circa 645 milioni di persone hanno sofferto la fame cronica nel 2025.
Le foreste contribuiscono all’alimentazione attraverso una grande varietà di prodotti: frutta, semi, noci, tuberi, funghi, foglie, insetti commestibili e carne selvatica. Sono oltre 50mila le specie selvatiche utilizzate dall’uomo per alimentazione, medicina e altri scopi, di cui almeno 10mila consumate direttamente come cibo. In alcune comunità che dipendono fortemente dagli ecosistemi forestali, gli alimenti provenienti dalle foreste possono arrivare a fornire fino all’80% delle proteine quotidiane.
Il valore delle foreste va però oltre il cibo. Più di un miliardo di persone utilizza piante medicinali provenienti da questi ecosistemi, mentre circa 1,8 miliardi dipendono dalla legna per cucinare. Le foreste sostengono inoltre redditi e occupazione rurale, proteggono il suolo, regolano le risorse idriche, favoriscono l’impollinazione e contribuiscono alla resilienza dei sistemi agricoli. Inoltre, i bacini forestali forniscono acqua dolce a oltre l’85% delle principali città del mondo.
Il rapporto evidenzia anche differenze regionali significative. In alcune aree dell’Africa la carne selvatica può rappresentare fino all’80% delle proteine giornaliere, mentre in Amazzonia il pesce costituisce il 44% degli alimenti consumati in peso, affiancato da carne selvatica, noci del Brasile e açaí. In Europa, un’indagine condotta in 28 Paesi rileva che il 90% degli intervistati consuma almeno un alimento proveniente dalle foreste ogni anno.
Questa centralità si confronta però con una pressione crescente sugli ecosistemi. Nell’ultimo decennio il mondo ha perso in media 10,9 milioni di ettari di foresta all’anno. Deforestazione e degrado riducono la biodiversità e indeboliscono servizi ecosistemici essenziali, con possibili conseguenze anche sulla produttività agricola e sull’accesso a cibo nutriente.
Per questo la FAO propone 12 raccomandazioni, dalla costruzione di politiche integrate alla diversificazione dei sistemi produttivi, fino a maggiori investimenti, migliori dati sui prodotti forestali, ricerca, innovazione e collaborazione tra istituzioni, imprese e società civile. L’obiettivo è riconoscere le foreste non come un elemento separato dalle politiche alimentari, ma come una componente dei sistemi agroalimentari e della loro capacità di resistere alle crisi.
