Edison

Intervista

Edison: in un mondo che rallenta sulla sostenibilità, noi acceleriamo

In un momento in cui il dibattito internazionale sulla sostenibilità appare rallentato, Edison sceglie di rafforzare il proprio impegno aderendo a Forward Faster, la call to action del Global Compact ONU lanciata che chiede alle aziende aderenti di accelerare i progressi sugli SDGs fissando obiettivi misurabili in cinque aree: azione climatica, finanza sostenibile, parità di genere, resilienza idrica e salario dignitoso. 

Edison ha scelto di aderire al programma ponendo impegni specifici su decarbonizzazione e allineamento degli investimenti agli SDGs. I risultati del 2024 hanno confermato che la direzione intrapresa è giusta: oltre il 70% del capex che è già in linea con gli Obiettivi ONU e l’azienda mira ad arrivare all’85% entro il 2030, mentre le emissioni dirette sono state ridotte del 75% rispetto al 2006 e la capacità rinnovabile ha raggiunto i 2,2 GW.

A illustrare nel dettaglio come questi impegni si traducano in scelte industriali e azioni concrete sono Ronan Lory, Chief Financial Officer, e Barbara Terenghi, Direttore della Sostenibilità del Gruppo Edison.

Edison aderisce al Global Compact dal 2005, per quale ragione avete deciso di rafforzare ulteriormente il vostro impegno aderendo al programma Forward Faster? 

Abbiamo deciso di aderire a questa iniziativa per due ragioni principali: leadership e trasparenza.

Nella fase storica in cui ci troviamo, ovvero un momento in cui molti attori sembrano mettere in discussione la ragionevolezza e l’urgenza dell’azione climatica, dichiarare pubblicamente che non si intende arretrare è un gesto di leadership che per noi è importante compiere.

In merito alla trasparenza, invece, gli obiettivi di Edison erano già chiari, ma abbiamo compiuto un ulteriore passo facendoli confermare e validare da terze parti, eliminando così ogni margine di ambiguità e dimostrando che l’azienda continua a puntare sulla transizione. Questa decisione affonda le radici in un percorso ventennale: Edison è stata tra i fondatori del Global Compact Network Italia e da allora ha integrato i dieci principi dell’ONU nel Codice Etico, nella governance e nella rendicontazione. Forward Faster rappresenta quindi la naturale evoluzione di un impegno che non nasce oggi, ma che oggi richiede di essere accelerato e reso ancora più misurabile.

Su quali impegni intendete focalizzare la vostra azione? 

Gli impegni principali sono due: la Just Transition e l’allineamento degli investimenti agli SDGs. Il primo riguarda la necessità di accompagnare la decarbonizzazione con un’attenzione costante agli aspetti sociali come la tutela dei lavoratori, nuove competenze, inclusione di donne e giovani e qualità del lavoro nei territori e nella catena di fornitura. È un approccio che Edison ha già codificato nel proprio piano di transizione climatica e che si traduce già in risultati concreti.

Il secondo riguarda il capitale finanziario. Il nostro piano prevede tra 1 e 1,5 miliardi l’anno di investimenti fino al 2030, da orientare in larghissima parte (pari a circa l’85%) verso progetti allineati agli SDGs. Stiamo parlando soprattutto di investimenti in nuovi progetti, non soltanto ottimizzazione di impianti già esistenti, con lo scopo di ampliare la capacità rinnovabile del Paese attraverso nuovi impianti fotovoltaici, ricostruzione e repowering dell’eolico, sviluppo dell’eolico offshore galleggiante, e infrastrutture di flessibilità.

Un tassello importante riguarda i pompaggi idroelettrici, una tecnologia che in Italia ha enormi potenzialità, ma che al momento è concentrata soprattutto al Nord. I nostri progetti in sviluppo si focalizzano sul Sud Italia, dove è atteso il maggior quantitativo di nuova energia rinnovabile, e permetteranno di accumulare l’energia green prodotta nelle ore di bassa domanda e di rilasciarla quando necessario, superando i limiti di durata delle batterie e contribuendo, allo stesso tempo, alla gestione dell’acqua e al contrasto alla crisi idrica in regioni esposte ai cambiamenti climatici.

Il nostro piano strategico prevede anche di avviare progetti di carbon capture & storage. Stiamo infatti collaborando con Snam ed Eni a un’infrastruttura che consentirebbe di catturare la CO₂ da un nostro impianto termoelettrico, trasportarla attraverso la rete gas e stoccarla nei giacimenti esausti dell’Adriatico, vicino a Ravenna. 

Tutto questo concorre all’obiettivo complessivo di ridurre il nostro livello di emissione dirette di CO2 (scope 1) per farlo passare a 190gCO2/MWh al 2030 (da c240 gCO2/MWh a fine 2024).

Naturalmente, una trasformazione di questa portata necessita di una struttura finanziaria solida e coerente. Per questo stiamo attivando canali di finanza sostenibile a cominciare dal recente accordo con la BEI da 800 milioni di euro, destinato a rinnovabili, efficienza energetica e impianti di flessibilità, senza escludere in futuro anche green bond e sustainability-linked bond.

Cosa significa realizzare una transizione giusta in un Paese come l’Italia e quali sono le priorità che volete affrontare? 

Per noi realizzare una transizione giusta significa mettere al centro le persone, i nostri collaboratori, le comunità in cui operiamo, i giovani che entreranno a far parte dell’azienda e le donne che auspichiamo sempre più presenti nelle professioni tecniche e nei ruoli di responsabilità. Per questo i nostri obiettivi al 2030 prevedono un piano di assunzioni di cui il 50% composto da giovani e il 40% degli ingressi ad elevata scolarità da donne, mentre per stimolare la parità di genere puntiamo ad avere almeno il 30% delle posizioni manageriali ricoperto da figure femminili (alla fine 2024 eravamo al 25%). Transizione giusta significa anche responsabilità e capacità di costruire benefici condivisi. Per questo, siamo impegnati nel coinvolgere le comunità e i territori in cui operiamo nel percorso di sostenibilità. È il caso delle iniziative sociali, culturali, sportive, in grado di generare consapevolezza e partecipazione intorno ai temi dell’energia. Esempi concreti sono ad esempio le iniziative di contrasto alla povertà energetica, con le comunità energetiche rinnovabili e solidali (CERS) a Milano, Roma, Potenza, o anche l’iniziativa “Energia in Periferia” volta a contrastare la povertà energetica nelle aree urbane svantaggiate a Reggio Calabria, Catanzaro, Cagliari e Potenza. Inoltre, Edison si impegna a minimizzare l’impatto delle proprie attività nella prospettiva di migliorare le condizioni ambientali e di biodiversità dei siti in cui opera, salvaguardando l’habitat: ad esempio, nel caso dell’impianto fotovoltaico di Aidone in Sicilia abbiamo piantumato 17 ettari con 10.600 ulivi.

Un forte programma di assunzioni, in un momento in cui l’introduzione dell’AI porta molte aziende a lasciare a casa persone. Per voi non sarà così?

Per il nostro modello di business l’intelligenza artificiale rappresenta un supporto alle attività e non una minaccia. La utilizziamo già per migliorare i nostri processi e per aumentare la qualità e la rapidità dei servizi, ma non la vediamo come qualcosa che sostituisca le persone, al contrario ci può aiutare a valorizzarle. Un giovane tecnico che entra in azienda può contare sull’AI per orientarsi tra procedure di manutenzione e risposte ai clienti, diventando autonomo più velocemente e lavorando con maggiore sicurezza. Non crediamo in un modello in cui l’AI elimini posti di lavoro, ma favoriamo un modello in cui lo strumento tecnologico è utilizzato per qualificare, potenziare e permettere ai nostri colleghi di essere più efficaci.

Per questi motivi abbiamo avviato percorsi formativi interni come la Digital Academy che ad oggi ha coinvolto più di 500 colleghi e non solo. Una transizione giusta per noi significa accompagnare l’evoluzione energetica con un rafforzamento delle competenze e con nuove opportunità di lavoro soprattutto dove ce n’è più bisogno.

Oltre all’importante programma di assunzioni, avete dedicato innovativi strumenti di sostegno alla crescita anche economica dei giovani. In che modo intendete sviluppare queste iniziative e quali benefici attendete? 

I giovani sono al centro della nostra visione strategica. Il nostro piano di assunzioni è supportato da iniziative volte al benessere dei neoassunti, con l’obiettivo di creare non solo percorsi professionali ma anche la possibilità di costruire un progetto personale anche attraverso programmi come il Social Housing.

È un progetto che offre ai neolaureati la possibilità di affittare un bilocale arredato, in una zona che si trova entro mezz’ora dalla sede di lavoro e collegato con mezzi pubblici, ad un prezzo non superiore a un terzo della retribuzione netta mensile. Il supporto abitativo è riconosciuto per una durata di tre anni, al termine dei quali il dipendente può subentrare nell’affitto o, eventualmente, decidere di fare una proposta d’acquisto. Edison neutralizza le differenze tra i costi degli alloggi nelle diverse città, assicurando in questo modo pari opportunità ai neolaureati di tutta Italia.

 I benefici che ci attendiamo sono doppi: da un lato attrarre e trattenere talenti motivati, dall’altro accelerare l’innovazione interna, perché i giovani portano nuove competenze e nuove visioni che sono essenziali per guidare la transizione energetica.

Un impegno che estendiamo anche fuori da Edison, dando il nostro contributo nell’orientamento di chi si appresta a entrare nel mondo del lavoro verso il settore dell’energia e promuovendo l’accesso ai percorsi STEM, soprattutto tra le ragazze. Le transizioni che stiamo vivendo, quella energetica e quella digitale, aprono spazi professionali enormi. 

L’altro target che vi siete posti è allineare l’85% dei vostri investimenti agli SDGs dell’ONU. Come pensate di raggiungere concretamente questo obiettivo così ambizioso? 

Per raggiungere questo obiettivo operiamo su due livelli. Il primo riguarda la strategia aziendale che, dal momento che è allineata agli SDGs, ci offre una direzione chiara, a conferma che siamo sul percorso giusto. Il nostro piano di sviluppo si basa su tre pilastri che coincidono con alcuni degli obiettivi dell’ONU, ovvero lo sviluppo delle rinnovabili, la sicurezza energetica nazionale con un’offerta in grado di soddisfare pienamente le esigenze della domanda italiana e l’accompagnamento dei clienti nei loro piani di transizione. 

Il secondo ambito è di governance, ossia definire processi che integrano la valutazione di sostenibilità nei nostri investimenti. Ogni investimento viene analizzato in base al contributo agli SDGs e questo ci permette di orientare le risorse verso attività che generano un impatto positivo sia in termini finanziari che di decarbonizzazione, innovazione, economia circolare, protezione dei territori e sviluppo sociale. Raggiungere l’85% significa integrare gli SDGs in tutte le fasi del ciclo di investimento: dalla pianificazione strategica alla progettazione, fino alla misurazione dei risultati. 

La combinazione di una strategia chiara, già orientata agli obiettivi di sviluppo sostenibile, e l’analisi dettagliata di ogni opportunità di investimento sulla base dei criteri definiti, ci offre la certezza di essere in grado di raggiungere il nostro obiettivo.

Quali risultati avete conseguito finora in termini di decarbonizzazione e quali sono i nuovi traguardi che intendete raggiungere? 

Finora abbiamo raggiunto risultati significativi in termini di decarbonizzazione, con diverse iniziative concrete per ridurre l’impatto diretto delle nostre attività e contribuire alla diminuzione delle emissioni dei nostri clienti. Lo abbiamo fatto rifocalizzando le nostre attività sulla transizione energetica, costruendo nuova capacità rinnovabile certamente, ma anche attraverso la realizzazione negli ultimi anni di due tra le centrali a ciclo combinato più efficienti in Europa, quella di Marghera, e quella di Presenzano. Due impianti all’avanguardia, che garantiscono energia affidabile e continuativa al sistema, riducendo le emissioni rispetto agli impianti tradizionali.

Un contributo deriva anche dal nostro deposito di small scale GNL a Ravenna, il primo in Italia, concepito per contribuire alla decarbonizzazione dei trasporti pesanti sfruttando il gas naturale liquefatto (GNL).. Grazie a questo impianto, un camion che ricarica con GNL invece che con gasolio riduce del 90% le emissioni di particolato e di oltre il 20% le emissioni di CO₂. Dopo l’avvio del deposito costiero di Ravenna, diventato il riferimento in Italia per l’approvvigionamento di Gnl nel trasporto stradale, nel corso del 2024 Edison ha rafforzato il suo impegno sul mercato del rifornimento Gnl per il segmento marittimo effettuando diverse operazioni di rifornimento ship-to-ship di GNL per navi da crociera mel Mar Adriatico. Proprio nelle scorse settimane, abbiamo realizzato il primo rifornimento ship-to-ship per una nave portacontainer, ottenendo una riduzione significativa delle emissioni sia di particolato sia di CO₂.

Avete sviluppato anche iniziative concrete per ridurre le emissioni nella filiera?

Certo, parallelamente al percorso di riduzione delle nostre emissioni, lavoriamo per migliorare l’impronta carbonica indiretta, legata alle attività dei nostri clienti, gli Scope 3. Un esempio, tra le diverse iniziative che abbiamo realizzato, è lo stabilimento Michelin di Cuneo, il più grande in Europa, dove grazie all’intervento di Edison Next è stata introdotta una significativa capacità di autoproduzione da biomasse e rinnovabili, con un efficientamento dei processi che rende lo stabilimento quasi autonomo energeticamente e progressivamente più sostenibile. Stiamo inoltre collaborando con diverse pubbliche amministrazioni per ridurre i consumi energetici della pubblica illuminazione, dove la riqualificazione dei corpi illuminanti in una città di medie dimensioni può abbattere oltre la metà del consumo elettrico, evitando quindi la produzione di energia e riducendo l’impatto carbonico complessivo.

Ritenere che il mercato sia in grado di valorizzare i vostri sforzi e quali vantaggi competitivi pensate di acquisire grazie a queste scelte? 

Riteniamo che il mercato sia in grado di valorizzare i nostri sforzi, sia dal punto di vista finanziario sia in termini di vantaggi competitivi. Per un’azienda come la nostra, impegnata in un ambizioso piano di investimenti, il fatto che siano allineati agli SDGs apre diverse opportunità sul fronte della raccolta di capitale, consentendo di intercettare la domanda di investitori orientati verso titoli sostenibili, obbligazionari e anche azionari. Sul fronte del debito, strumenti come i Sustainable Bond permettono di accedere a finanziamenti a condizioni più vantaggiose rispetto ai bond tradizionali, perché il mercato premia l’uso dei fondi per iniziative green. Anche nella raccolta di equity ci sono fondi dedicati agli investimenti verdi. Un esempio è l’operazione realizzata con Predica Energies Durables, veicolo di investimento dedicato alle energie rinnovabili del gruppo Crédit Agricole Assurance, che ha investito entrando con il 49% nel nostro veicolo dedicato allo sviluppo di rinnovabili. 

Il mercato delle rinnovabili, inoltre, è oggi supportato da un quadro regolatorio chiaro che garantisce un livello di rendimento stabile. Questo conferisce resilienza agli investimenti, garantendo rendimenti stabili anche in presenza di forti oscillazioni dei prezzi.

Infine, la sostenibilità costituisce un vantaggio competitivo anche sul piano delle risorse umane, specie tra i più giovani che tendono a essere più sensibili ai temi della sostenibilità.

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