La transizione verso un modello di crescita sostenibile è la sfida più grande che interesserà le economie nei prossimi decenni e i mercati finanziari vogliono fare la propria parte. Lo afferma Stéphane Boujnah, Ceo e Presidente di Euronext, nel discorso d’apertura della prima giornata della Sustainability Week, il principale evento sulla sostenibilità organizzato dall’intero gruppo Euronext che quest’anno riunisce 26 partner e oltre 60 società quotate e/o emittenti di ESG Bonds. Il principale Stock Exchange paneuropeo sta rafforzando il proprio impegno sul fronte ESG e proprio in avvio della week ha annunciato lo sviluppo e il lancio di una suite di prodotti e servizi ESG per incrementare il supporto alle aziende e fornire loro gli strumenti essenziali per migliorare le loro performance di sostenibilità e orientarsi nel panorama normativo in evoluzione.
Fondamentale per vincere questa sfida, oltre all’innovazione, è la collaborazione tra tutti i soggetti che devono contribuire al raggiungimento degli obiettivi ESG (Environmental, Social e Governance), afferma il presidente. E proprio l’importanza di avere un’occasione di dialogo tra tutti gli attori che partecipano ai mercati finanziari, impegnati in vari ruoli ad attuare questo cambiamento, è la ragion d’essere dell’iniziativa della Sustainability Week.
La trasformazione interessa il mondo della finanza e quindi delle Borse e con l’affermarsi dell’integrazione dei fattori ESG (Environmental, Social e Governance) nel settore finanziario, come sottolineato da Boujnah, le piazze finanziarie assumono una rilevanza ancora maggiore rispetto al passato. Le borse, infatti, rappresentano il luogo in cui avviene il dibattito e la comunicazione, che è alla base del cambiamento. “L’ESG”, ha sottolineato il Ceo di Euronext, “per molti aspetti non è un concetto nuovo, soprattutto nella dimensione sociale. Già nei decenni passati chi occupava un ruolo di rilievo ed era in grado di farlo si impegnava per cause sociali. Ciò che è evoluto è l’approccio che, da privato e paternalistico, è diventato strutturale di mercato”. In questo scenario, “l’ambizione di Euronext è di connettere i mercati per accelerare l’innovazione e la crescita sostenibile”, ha concluso Boujnah.
Ma il gruppo è impegnato anche in prima linea per assumere processi interni più sostenibili. Ne è un esempio la recente adesione all’iniziativa SBTi, tramite cui ha fissato un impegno di riduzione delle emissioni del 73% entro il 2030. Sul fronte esterno, invece, Euronext è impegnato soprattutto nell’affiancamento delle PMI nel loro processo di consapevolezza sul fronte ESG. Un tool lanciato lo scorso anno per raggiungere tale scopo è My ESG profile, che intende riferire al mercato gli sforzi e gli impegni delle aziende quotate per diventare più sostenibili.
Tanti gli spunti presentati e discussi dopo il discorso di Boujnah durante la mattinata nel giorno di apertura della Sustainability Week, dove sono intervenuti esponenti aziendali, istituzioni finanziarie, asset manager, ma anche agenzie di rating. Al centro dei temi trattati, le nuove tecnologie necessarie per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, l’importanza di realizzare una giusta transizione che non vada a discapito degli occupati e della competitività delle aziende, la normativa e le dinamiche più attuali nel mondo della finanza sostenibile.
Indice
La nuova frontiera ESG nei board
Per garantire il successo e, quindi, la sopravvivenza delle aziende, l’ESG deve ormai essere integrato nell’operato dei consigli di amministrazione. È un dato di fatto e, per tale ragione, è fondamentale condividere i punti di vista di esponenti dei board di diverse società, come sottolineato da Claudia Parzani, presidente di Borsa Italiana e moderatrice del panel dedicato a questo tema.
Secondo Massimo Tononi, presidente di Banco BPM, “le questioni ESG sono al vertice dell’agenda di tutti i consigli di amministrazione. Sono le nuove normative a richiederlo, ma c’è anche una spinta interna che viene dalle organizzazioni stesse, sempre più desiderose di inquadrare meglio la propria missione e il proprio scopo”. Ciò di cui però, secondo Tononi, le imprese hanno più bisogno non è tanto la definizione degli obiettivi, ormai abbastanza consolidati, quanto l’identificazione di un percorso comune con cui raggiungerli. Un monito riferito innanzitutto alle istituzioni normative, ma anche alle aziende stesse, per proteggere la competitività delle società europee. “La rivoluzione verso la sostenibilità richiede tempo, è una transizione, e al momento c’è confusione, anche nel mondo dell’asset management”, ha concluso Tononi, che a tal proposito ha citato l’esempio della drastica riduzione dell’approvazione di risoluzioni ESG da parte di BlackRock nella scorsa stagione di votazioni per delega (dal 47% del 2020-2021 al 4,1%).
Per Giovanni Gorno Tempini, presidente di CDP, invece, la grande sfida attuale è che anche la dimensione sociale assuma la stessa rilevanza che finora è stata attribuita all’aspetto ambientale. “Ciò che stiamo cercando di ottenere è un modo giusto di fare business, ma dobbiamo essere più consapevoli dell’ambiente in cui viviamo e delle persone. L’ESG è un concetto che comprende tutti gli aspetti dell’economia e comporta un cambiamento culturale pervasivo”. In questo contesto, secondo il presidente di CDP, il ruolo dei board coincide con l’impegno a trovare un equilibrio tra il ruolo di un’importante istituzione, come CDP, e la necessità di rendere le operazioni di mercato e gli investimenti il più competitivi possibile. “CDP ha fatto uno sforzo enorme – dalla raccolta di dati, alla definizione di politiche interne, all’introduzione di nuovi comportamenti – ma sta raggiungendo importanti obiettivi e contribuendo in modo determinante alla transizione del Paese”.
Una strategia sostenibile solida deve appartenere a qualsiasi organizzazione di successo, soprattutto nel contesto europeo. Ne è convinto Andrea Sironi, presidente di Assicurazioni Generali, che nel suo intervento ha evidenziato un altro aspetto: la dicotomia tra un approccio orientato agli stakeholder e uno più focalizzato sugli shareholder non esiste in realtà. “Nel momento in cui un’azienda porta avanti la propria strategia deve guardare entrambi gli aspetti. Se si tiene in considerazione il valore per gli azionisti in una visione di lungo termine, è naturale incorporare anche le considerazioni legate alle istanze degli stakeholder”. Sempre da un punto di vista strategico, azioni chiave secondo Sironi sono dare la giusta importanza all’attrazione dei talenti, rispettare le norme, tenere in considerazione gli investitori istituzionali, che destinano sempre più miliardi a prodotti ESG. “Essere più sostenibili, dunque, è conveniente, non è solo la cosa giusta da fare”, ha aggiunto Sironi. Il gruppo Generali stesso, nel suo ruolo di investitore, negli ultimi anni ha indirizzato sempre più risorse alla sostenibilità. Ne sono un esempio i fondi di investimento infranity, che punta sulle infrastrutture sostenibili in tutto il mondo e a cui Generali ha destinato 5 miliardi di euro, e La Fenice, verso cui ha devoluto altri 5 miliardi, che investe in PMI europee. Nel discorso del presidente di Generali non poteva mancare poi un riferimento al settore assicurativo, fondamentale nel contesto di transizione, soprattutto in termini di gestione dell’impatto del cambiamento climatico. “In Europa il 25% dei rischi climatici è coperto dalle assicurazioni, mentre la grande maggioranza è scoperta. C’è un gap di protezione che evidenzia la necessità di un intervento delle compagnie assicurative”, ha concluso Sironi.

Se è vero che l’integrazione dei fattori ESG interessa ormai tutte le aziende, è altrettanto noto che le imprese presentano diversi livelli di maturità sul fronte della sostenibilità. A sottolinearlo è Monica de Virgiliis, presidente di Snam, che ha evidenziato anche come sia ormai solo “una questione di tempo” prima che direttive come la CSRD e la CSDDD coinvolgano tutte le aziende, pure quelle che oggi sono lontane da un grado di maturità elevato in termini di divulgazione ESG. Ed è un bene, secondo de Virgiliis, che la normativa spinga in questa direzione, anche per motivi economici. “Essere più sostenibili significa attrarre investitori a loro volta più consapevoli e con strategie di lungo termine di successo”, ha spiegato la presidente di Snam. Un altro aspetto chiave che deve caratterizzare le aziende sostenibili, ha concluso de Virgiliis, è l’engagement e il dialogo costante con gli investitori e con gli stakeholder, al fine di ricevere gli input che possono supportare le imprese nell’integrare modifiche migliorative.
Decarbonizzazione, un processo più facile con l’iniziativa SBTi
Parlare di net zero e decarbonizzazione senza citare la SBTi è pressoché impossibile. Si tratta, infatti, dell’iniziativa di riferimento che consente alle imprese di fissare obiettivi allineati a 1,5 °C e al net zero. Ad oggi sono 6.000 le aziende che hanno validato i propri obiettivi e 9.000 quelle che hanno fissato degli impegni, unicamente su base volontaria. Si tratta di società che provengono da vari settori. “Solo nel 2023, oltre 500 aziende nel settore manifatturiero hanno validato i loro obiettivi, un grande successo”, ha commentato Francesco Starace, presidente di Science Based Targets Initiative nel suo incontro con Fabrizio Testa, Ceo e direttore generale di Borsa Italiana. Per avviare un percorso di decarbonizzazione di successo, secondo Starace “le imprese devono interfacciarsi con SBTi in dettaglio, prima di intraprendere la certificazione. In questo modo è possibile stabilire un percorso adeguato alle caratteristiche della società in questione”. Sempre nell’ottica di migliorare e aggiornare il supporto alle imprese in questo percorso, SBTi lo scorso luglio ha annunciato di aver revisionato gli standard aziendali net zero del 2021, concentrandosi di più sulle emissioni Scope 3, che rappresentano la maggior parte delle emissioni aziendali e la sfida più grande. Infine, nell’ambito della transizione energetica, per Starace “ciò che caratterizza la transizione attuale è la rapidità con cui sta avvenendo e l’elettrificazione di tutta l’industria, basata sulle rinnovabili. Elettrificazione che sta diventando sempre più decarbonizzata, conveniente, sicura e semplice”.
Favorire una crescita sostenibile con le nuove tecnologie
Sarebbe possibile una transizione verso un modello di sviluppo sostenibile senza le tecnologie innovative abilitanti? È il tema che ha animato uno dei panel della prima mattinata della Week, moderato da Fabrizio Testa, durante il quale è emerso che aziende italiane come De Nora e EuroGroup Laminations assumono un ruolo decisivo e un’importanza determinate per l’affermazione di un’industria più sostenibile.

De Nora, il maggiore fornitore a livello globale di elettrodi per i principali processi elettrochimici industriali, ha tre mercati principali di riferimento: quello delle applicazioni industriali, quello del trattamento delle acque e quello della produzione di idrogeno verde. Proprio l’idrogeno sostenibile, cioè proveniente dal processo noto come elettrolisi con cui vengono scissi gli elementi dell’acqua, ha spiegato Paolo Dellachà, Ceo di De Nora, è al centro degli ultimi sforzi di innovazione del gruppo. “De Nora da anni ha già concentrato il suo impegno sulle tecnologie di prossima generazione per la produzione di idrogeno verde, che sono già considerate adottabili. Ma ha anche basato gran parte del suo business sulla depurazione delle acque. Decarbonizzazione e risorsa idrica sono i principali motori della crescita dell’azienda”, ha commentato Dellachà.
Un altro importante player in tema di innovazione tecnologica è EuroGroup Laminations, azienda multinazionale italiana attiva nel settore della produzione di rotori e statori per motori elettrici. Il suo mercato di riferimento è quindi l’automotive, con particolare riferimento ai veicoli elettrici. “La sostenibilità è cruciale per il nostro gruppo”, ha detto Marco Arduini, Ceo di EuroGroup Laminations, “perché abbiamo una posizione molto forte nel settore pesante e una quota di mercato significativa. La nostra strategia si basa sull’innovazione e sulla tecnologia, ma anche sul rafforzamento della nostra presenza e sull’ingresso in nuovi mercati. Due fattori sono fondamentali per il business di EuroGroup: sviluppare nuove tecnologie e mantenere alta la competitività”. Con un punto di osservazione privilegiato, Arduini ha poi concluso sottolineando come “il mondo sta diventando elettrico”. L’elettrificazione, infatti, sta impattando molti altri settori, come quello marittimo o l’agricolo, “sebbene l’industria automobilistica abbia il volume più alto di innovazione e investimenti e, quindi, la missione di sviluppare l’elettrificazione”.
Net zero, soluzioni innovative per raggiungerlo
Nel supporto alle imprese per ridurre il proprio impatto ambientale e le emissioni un ruolo fondamentale lo svolgono anche le utilities.
Un esempio importante è Eni, che proprio nei giorni scorsi ha avviato a Ravenna il primo progetto per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio della CO₂ in Italia, insieme a Snam. Un progetto che garantisce un livello di abbattimento superiore al 90%, come ha evidenziato Luigi Ciarrocchi, Direttore CCUS, Forestry & Agro‐Feedstock di Eni. “I settore hard to abate rappresentano il 25% del consumo energetico europeo, che finora non è stato decarbonizzato in modo sufficiente”, ha aggiunto Ciarrocchi, “Tale settore nel 2022, inoltre, ha prodotto 7 milioni di tonnellate di CO2 in Italia e 400 milioni in Europa. È chiaro che è necessario abbattere queste emissioni, il punto è come farlo. In questo contesto l’efficienza è cruciale ed è ormai evidente che bisogna catturarle e stoccarle”.
Tra le utilities più importanti nel nostro Paese anche Iren, specializzata in particolare nella produzione e distribuzione di energia elettrica, nei servizi di teleriscaldamento, nella gestione dei servizi idrici integrati, dei servizi ambientali e tecnologici. “Per raggiungere il net zero entro il 2050 è necessario avere un approccio olistico alla riduzione di CO2, non è sufficiente limitarsi alla CCS, per quanto sia una tecnologia di riduzione con un potenziale pari a 8 miliardi di tonnellate di CO2 abbattute all’anno”, ha sottolineato Luca Dal Fabbro, presidente di Iren e vicepresidente di Utilitalia. “L’80% degli italiani vive nelle città, che sono le principali responsabili delle emissioni”, ha proseguito Dal Fabbro, “Possiamo ridurre del 50% le emissioni delle nostre città (per un valore di 32 milioni di tonnellate) con investimenti ben indirizzati. I settori da privilegiare sono i trasporti, la riqualificazione degli edifici e l’ammodernamento di tutti i sistemi di illuminazione. Ma anche il rinnovo delle pompe di calore, come previsto dalla normativa europea. Per realizzare tutto ciò sono necessari 250 miliardi di euro di investimenti. Ed è qui che si inserisce l’importanza delle multiutilities, che intervengono per indirizzare gli investimenti mobilitando rapidamente le risorse per i progetti. Iren al momento ha dispiegato 5 miliardi di euro per progetti sostenibili”.
