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Sustainability Week: il futuro di investimenti e finanziamenti ESG tra rischi e opportunità

Nel processo di continua transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio i mercati finanziari sono coinvolti in prima linea. Ed è naturale, in questo contesto, che siano esposti a rischi, ma anche a opportunità dall’affermarsi dell’integrazione dei fattori ESG (Environmental, Social e Governance) nella finanza. È quanto si è discusso in un panel moderato da James Stacey, Global Leader, Clients & Industries di ERM durante la prima giornata della Sustainability Week, il principale evento sulla sostenibilità organizzato dall’intero gruppo Euronext, che ha visto la partecipazione di banche e asset manager.

Tra gli ospiti, anche un esponente delle agenzie di rating, Rahul Ghosh, MD and Global Head of Sustainable Finance di Moody’s Ratings, che si è concentrato sugli impatti del cambiamento climatico e dell’evoluzione verso un’industria più sostenibile sul rating creditizio. “Come agenzia di rating creditizio, siamo concentrati sui rischi di transizione e sulla loro intensità. In particolare, ci focalizziamo su come i rischi fisici e di transizione influenzano le aziende nel loro processo di adattamento. Vi sono poi altri rischi che teniamo in considerazione, come quelli normativi e quelli tecnologici, che possono avere un forte impatto sull’accesso ai capitali delle aziende”, ha commentato Ghosh. 

D’altra parte, anche le banche sono sempre più attente agli aspetti legati alla sostenibilità nella concessione del credito, ma anche sul piano interno, ovvero dell’integrazione dei fattori ESG nei propri modelli di business. Nel contesto italiano, sicuramente Intesa Sanpaolo è un punto di riferimento in tal senso. “Nel 2023 abbiamo ridotto di oltre il 22% rispetto al 2022 le emissioni finanziate assolute nei settori già oggetto target – Oil&Gas, Power Generation, Automotive, Iron&Steel, Commercial Real Estate e Coal mining, l’ultimo con un’uscita dal settore prevista entro il 2025. Dal 2022 abbiamo un processo interno finalizzato a monitorare la performance degli indicatori chiave ESG e a indirizzare il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, con una visione settoriale e con una puntualità che arriva fino ai singoli clienti. Il finanziamento della transizione è per noi un tema strategico, rappresenta un’opportunità di business con un potenziale significativo dati anche i nuovi modelli che crea. Sosteniamo le aziende clienti nel percorso verso la sostenibilità ESG anche in termini di sviluppo delle competenze, di consapevolezza culturale e con partnership qualificate”, ha commentato Paola Angeletti, Chief Sustainability Officer di Intesa Sanpaolo.

In Italia, un altro esempio virtuoso è dato da UniCredit, una delle altre maggiori banche del Paese. “Nel 2023 UniCredit ha dedicato molto tempo all’integrazione dei rischi climatici e di transizione nel framework di propensione al rischio”, ha dichiarato Fiona Melrose, Head of Group Strategy & ESG di UniCredit. Altro pilastro della banca è l’engagement con i clienti. “Un’attività che svolgiamo di continuo, soprattutto con le PMI, per supportare i clienti nel raggiungimento degli obiettivi dei piani di transizione”. 

Proprio l’engagement per supportare la transizione verso un’economia sostenibile e low carbon è al centro della strategia di Amundi. Tale attività rappresenta anche uno dei pilastri della valutazione dei rischi di sostenibilità degli emittenti. “Nel 2023 abbiamo coinvolto 1.471 emittenti in materia di clima. L’attività di engagement si traduce in obiettivi specifici, i cui progressi vengono misurati in tappe fondamentali. Il modello di rischio di sostenibilità di Amundi comprende rischi di transizione e fisici e valuta positivamente gli impegni formali di decarbonizzazione a lungo termini sottoscritti dalle società oggetto di investimento. Ora, quindi, è possibile misurare l’esposizione di un portafoglio di investimento a questi rischi”, ha spiegato Sara Lovisolo, Head of ESG Development di Amundi Italy.

Secondo Dario Mangilli, Head of Sustainability di IMPact SGR, invece, la grande sfida per le società di gestione è quella di “elevare le informazioni sulla sostenibilità allo stesso livello di quelle finanziarie. Il linguaggio della sostenibilità deve essere chiaro e diretto, per i dirigenti e i membri del consiglio di amministrazione delle aziende con cui le società di gestione interagiscono. Anche la materialità finanziaria è una dimensione chiave e le strategie di decarbonizzazione, così come i piani di transizione, devono essere credibili, basati su elementi realistici e tempestivi. Il cambiamento climatico, infatti, si sta manifestando prima e in modo più evidente del previsto. Solo nel 2023 hanno rappresentato centinaia di miliardi le perdite legate a catastrofi naturali. Mitigare e adattarsi è quindi cruciale. Servirebbero, secondo gli scienziati, 2 trilioni di investimenti di mitigazione all’anno”. Sul piano della gestione dei rischi e del saper cogliere le opportunità, Mangilli ha poi concluso sottolineando quanto sia importante che i C-level accolgano definitivamente l’idea per cui le questioni di sostenibilità contribuiscono in modo positivo alle performance di lungo termine delle aziende.

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