Stefano Gardi Italmobiliare | ESG News

Intervista

Gardi (Italmobiliare): “La visione ESG della capogruppo guida lo sviluppo delle controllate”

Fondata nel 1946 e quotata alla Borsa di Milano nel 1980, Italmobiliare è una delle principali investment holding italiane. Controllata dalla famiglia Pesenti, detiene e gestisce un portafoglio diversificato di investimenti e partecipazioni in importanti aziende espressione del miglior made in Italy, da Tecnica Group a Caffè Borbone, dalla storica Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella a Callmewine, solo per citarne alcune. Il NAV di Italmobiliare al 30 giugno 2022 era pari a 1.975,1 milioni di euro, nel primo semestre dell’anno i ricavi complessivi delle portfolio companies del gruppo si sono attestati a 843,8 milioni di euro.

“Tra le peculiarità di Italmobiliare spiccano la visione industriale, con un orizzonte di investimento di medio-lungo periodo, e la valorizzazione della sostenibilità come pilastro fondante della strategia di crescita di gruppo, formalizzata anche attraverso l’adesione allo UN Global Compact. La holding investe in società che non solo abbiano elevate potenzialità di crescita del business e del mercato di riferimento, ma anche una forte attitudine all’innovazione e alla sostenibilità”, spiega Stefano Gardi, Chief sustainability officer di Italmobiliare, intervistato da ESGnews dopo la partecipazione alla Sustainability week di Borsa Italiana.

L’obiettivo di Italmobiliare è svolgere inoltre un ruolo attivo e continuo nel processo di crescita e valorizzazione delle aziende in portafoglio, coniugando lo sviluppo, l’internazionalizzazione e l’innovazione con un efficace modello di governance e gestione del rischio e la piena integrazione ESG in tutte le fasi dell’investimento. “È evidente, quindi,” aggiunge Gardi, “che per comprendere appieno l’approccio alla sostenibilità di Italmobiliare è indispensabile analizzare come le scelte strategiche della capogruppo si riflettono e condizionano le società controllate, generando un circolo virtuoso che amplifica l’efficacia e l’impatto delle politiche sostenibili del gruppo”.

Quali sono i temi più rilevanti per la vostra azienda nell’ambito della sostenibilità? Sono in linea con le richieste che avanzano i vostri investitori a questo riguardo?

Questa domanda sta alla base del nostro approccio strategico alla sostenibilità. L’analisi di materialità è lo strumento perfetto per rispondere: ci permette di interrogarci su tutte le tematiche suggerite dagli standard internazionali di riferimento (GRI – Global Reporting Initiative) per individuare gli aspetti più rilevanti per il business e per gli stakeholder. E gli investitori sono certamente tra i nostri stakeholder di rilievo. Ma abbiamo ascoltato anche fornitori e clienti di tutte le nostre portfolio companies, i dipendenti, le istituzioni, e stiamo allargando l’ascolto a ulteriori categorie di portatori di interesse. La nostra matrice di materialità è l’aggregazione pesata delle analisi fatte per tutte le asset class dei nostri investimenti. Per investimenti responsabili e più in generale per quasi tutto il mondo produttivo (e non solo) i temi più caldi sono: la lotta ai cambiamenti climatici, ovvero la sfida delle sfide ambientali, la parità di genere, vera cartina tornasole delle capacità di essere inclusivi ed egualitari, e la governance sostenibile, che determina l’attitudine a trasformare in azioni efficaci le espressioni valoriali.     

Quali sono i vostri principali obiettivi in ambito ESG?

Abbiamo da tempo definito i nostri riferimenti. Lo abbiamo fatto adottando una Politica di Investimento Responsabile che trova nei Sustainable Development Goals il paradigma per la creazione di valore.

SDG 5 (gender equality) e SDG 8 (decent work and economic growth) guidano la creazione di valore sociale nella holding e in tutte le portfolio companies, con obiettivi di rappresentazione qualificata di genere, solide iniziative di sviluppo del capitale umano e di promozione della cultura di salute e sicurezza. 

SDG 12 (responsible consumption and production) e SDG 13 (climate action) sono i capisaldi dell’azione per l’ambiente, che coinvolge tutti i settori di business oggetto di investimento con progetti di razionalizzazione delle materie prime, design di prodotti sempre più sostenibili che stimolino stili di vita responsabili e attività mirate per la riduzione della carbon footprint su tutta la catena del valore.

SDG 16 (peace, justice and strong institutions) e SDG 17 (partnership for the goals) sono gli elementi portanti della governance del gruppo, con riferimenti di alto spessore valoriale e partnership mirate all’efficacia operativa sostenibile.

In aggiunta, le singole portfolio companies individuano ulteriori obiettivi in funzione dello specifico settore, contribuendo attivamente agli SDGs corrispondenti.

Quali sono i principali risultati ottenuti?

I nostri leading KPI, consolidati nel Report di Sostenibilità 2021, mostrano andamenti incoraggianti. Alcuni esempi: il 33% (19% nel 2019) di posizioni manageriali femminili; l’83% (45% nel 2019) delle materie prime utilizzate è rinnovabile o proveniente da riciclo; le emissioni di CO2 dirette per milione di EBITDA generato si sono ridotte dell’86% dal 2019 (e del 94% dal 2017); il 100% delle portfolio companies ha adottato Codici e Politiche mirate alla sostenibilità e l’88% ha adottato strumenti evoluti di contrasto agli illeciti. Ognuno di questi risultati può e deve essere migliorato o difeso. Altre aree richiedono attenzione e ulteriori sforzi collettivi. E in ogni caso, troveremo nel tempo nuovi challenge con cui confrontarci. Questo vuol dire sostenibilità.

A che punto siete nel percorso di decarbonizzazione e come pensate che la crisi energetica influirà sulla sua evoluzione?

Abbiamo da tempo accettato la sfida della decarbonizzazione, per noi è un percorso complesso, anche in considerazione della natura variabile del nostro portafoglio. A questo si risponde con più strumenti, a partire da una Politica di Investimento Responsabile che esclude i settori più critici e chiede un approccio mirato a tutti quelli ammessi. Ad esempio, tutte le società gestite hanno l’imperativo di arrivare, entro il secondo anno di investimento attivo, ad approvvigionarsi esclusivamente di energia elettrica rinnovabile, autoprodotta o acquistata con garanzie, e di determinare con dettaglio analitico le emissioni di tutta la value chain per individuare tutte le aree di miglioramento. Il chiaro obiettivo è disaccoppiare la crescita del nostro asset value dall’impronta carbonica.

La crisi energetica è un sintomo, la vera malattia è la crisi climatica, che continuerà anche quando le attuali tensioni geopolitiche saranno – si spera presto – superate, se non mettiamo a fuoco la giusta visione. Italmobiliare nasce da una storia industriale di 150 anni. Ha vissuto in prima linea la crescita della consapevolezza globale sulla sostenibilità e in particolare sulla sfida climatica, dall’Earth Summit di Rio nel 1992, che 5 anni dopo ha portato al Protocollo di Kyoto e nel 2005 all’attivazione dei mercati di scambio di quote di CO2. Nel 2012 eravamo presenti a Rio+20, la seconda edizione dell’Earth Summit che ha definitivamente riconosciuto il ruolo del business come vettore di soluzioni sostenibili. Da qui è nato nel 2015 l’Accordo di Parigi sul clima. La situazione attuale viene da lontano. Era attesa e prevedibile almeno nel verso se non nell’intensità della sua forza dirompente. Per tutto ciò, anche solo immaginare l’attuale crisi energetica come una scusa per frenare la spinta alla decarbonizzazione sarebbe l’errore più grave.