I numeri del report Deloitte mostrano come la forte crescita dell’India offra nuove prospettive anche per l’export delle aziende italiane.
Un incremento stimato del PIL del 6,2% per il 2026, circa 470 miliardi di investimenti diretti esteri affluiti nell’ultimo decennio, 1,4 miliardi di abitanti con una forza lavoro tra le più giovani al mondo, secondo mercato dopo gli Stati Uniti per diffusione delle competenze in intelligenza artificiale. È con questi numeri che l’India si candida a diventare quest’anno la quarta economia mondiale. La traiettoria di questa accelerazione e le opportunità che ne derivano per le aziende italiane sono al centro del paper Italy and India: Partnering for a Shared Future realizzato da Deloitte per il primo appuntamento della serie Institutional Breakfast, organizzato in collaborazione con la società di internazionalizzazione International Strategic Network (ISN) e l’agenzia Associated Medias Press Agency (AMPA) a cui hanno partecipato il CEO di Deloitte Italia Fabio Pompei, l’Ambasciatrice dell’India in Italia Vani Rao, alti esponenti del corpo diplomatico, rappresentanti istituzionali e di grandi aziende italiane.
Un’iniziativa strategica che ha l’obiettivo di rendere strutturato e continuo il dialogo tra tutti gli attori del Sistema Paese per facilitare l’espansione delle aziende sui mercati più interessanti per l’export italiano. Il messaggio chiave emerso è la necessità di rafforzare il dialogo tra pubblico e privato per sfruttare i benefici dell’intensa fase di interazione tra Italia e India, in particolare alla luce dei negoziati in corso sull’EU-India Free Trade Agreement, della pianificazione del corridoio IMEC, dell’attuazione del Joint Strategic Action Plan Italia-India 2025-2029 e dei tre Business Forum Italia-India tenutisi nel 2025.
Gli scambi commerciali Italia-India sono 14 miliardi
Lo studio mostra come l’India generi oltre il 17% della crescita del PIL mondiale, pur rappresentando l’8,5% dell’economia globale. Una centralità confermata anche dal costante aumento dell’interscambio commerciale, che ha raggiunto quasi 130 miliardi di euro con l’Unione Europea e circa 14 miliardi con l’Italia nel 2024. L’obiettivo del governo è far salire questa cifra a 20 miliardi di euro entro il 2029, aprendo nuove strade per le aziende italiane. L’analisi riporta una mappatura delle opportunità settoriali in ambiti strategici come manifatturiero avanzato, tecnologie digitali, space economy, bioeconomia e servizi di connettività.
Le stime indicano che entro il 2035 la manifattura potrebbe superare il 25% del PIL e generare oltre 100 milioni di posti di lavoro altamente qualificati entro il 2047, posizionando l’India tra i primi tre poli mondiali della produzione industriale avanzata. La bioeconomia è un altro settore sotto la lente: si è espansa da 10 miliardi nel 2014 a 165,7 miliardi nel 2024, contribuendo al 4,2% del PIL indiano, e può rispondere alle esigenze europee di diversificazione farmaceutica. Nel paper vengono inoltre evidenziate le esigenze infrastrutturali urbane del Paese: le stime prevedono che arriveranno a 840 miliardi di dollari entro il 2047, anno in cui la classe media indiana rappresenterà circa il 60% dell’intera popolazione.
Sono 800 le aziende italiane che operano stabilmente in India
Le relazioni bilaterali con l’India sono oggi già consolidate: l’Italia è il terzo partner commerciale per l’export e il quarto per l’import all’interno dell’Unione Europea. Ma il rapporto sta evolvendo oltre i flussi commerciali: più di 800 aziende italiane operano stabilmente nel Paese, impiegando circa 60 mila addetti e generando un fatturato complessivo vicino ai 12 miliardi di dollari. Ulteriori opportunità stanno nascendo in ambiti emergenti, come quello dell’intelligenza artificiale: l’India si colloca al secondo posto al mondo per diffusione delle competenze in IA, alle spalle degli Stati Uniti e davanti a Regno Unito e Germania. Un ruolo di primo piano confermato dal fatto che nel febbraio 2026 Nuova Delhi ospiterà l’AI Impact Summit, il primo grande vertice globale sull’IA nel Sud del mondo.
Il paper evidenzia come l’accordo di libero scambio UE-India, in fase avanzata di negoziato, può diventare un fattore abilitante decisivo per aprire nuovi settori, ridurre le barriere tariffarie, migliorare l’accesso ai mercati dei servizi, facilitare la mobilità dei talenti e rafforzare l’integrazione delle catene del valore tra Europa e India, in un’area economica che rappresenterebbe circa 2 miliardi di consumatori e il 20% del PIL globale.
