Banca Generali

Promozione arte

Banca Generali: anche nel 2023 supporta Milano ArtWeek e BG ArTalent

Banca Generali torna al fianco dell’arte contemporanea nella promozione di Milano ArtWeek 2023 e nella crescita del progetto BG ArTalent dedicato ad artisti italiani attivi a livello mondiale.

Per il quinto anno consecutivo la banca private sarà, infatti, main sponsor della kermesse in programma dall’11 al 16 aprile, organizzata dal Comune di Milano, e promuoverà l’apertura gratuita per tutta la giornata di sabato 15 aprile del Museo del ‘900.

Al contempo, proseguono le iniziative di BG ArTalent, iniziativa che mira a supportare l’arte italiana e a valorizzare il talento nelle sue varie espressioni. In questo contesto si inserisce il recente acquisto delle opere di Pessoli Di Massimo, esposte presso la sede di piazza Sant’Alessandro, insieme a quelle degli artisti selezionati nelle precedenti edizioni di BG ArTalent (Francesco Arena, Rosa Barba, Enrico David, Lara Favaretto e Linda Fregni Nagler).

“The Justice” di Alessandro Pessoli (2021)

Alessandro Pessoli nato a Cervia nel 1963, oggi vive e lavora a Los Angeles. Ha esposto con mostre personali presso importanti istituzioni in Italia e all’estero.

In oltre trent’anni di lavoro, un corpo di opere che testimonia una radicata convinzione nelle possibilità della pittura e delle sue derive in altri mezzi espressivi. Fondendo cultura pop e immaginario contemporaneo con riferimenti alla storia dell’arte e alla tradizione italiana, Alessandro Pessoli ha costruito un universo onirico abitato da personaggi eccentrici in cui stili e forme del passato sono rivisitati e reinterpretati in tipologie iconografiche metamorfiche e surreali.

L’opera acquistata da Banca Generali, The Justice, è una nuova serie di dipinti in cui Pessoli cerca un equilibrio fra disegno e pittura, fra la leggerezza del segno che accenna velocemente le forme e la stratificazione densa di memorie tipica della pittura. Sono ritratti immaginari di figure maschili e femminili, la cui posa classica ricorda da una parte personaggi della Disney e dall’altra le illustrazioni per la Divina commedia di William Blake. Fiori, mele, uccellini, teschi, spade, serpenti, ali e artigli accompagnano e caratterizzano questi personaggi.

L’iconografia, seppur immaginifica e visionaria, appartiene alla storia dell’arte Occidentale: Adamo ed Eva, la cacciata dal paradiso, l’isolamento, la tentazione, la caduta e la rinascita. Angeli e diavoli prendono le sembianze di giovani teengeer e viceversa. I serpenti, come si vede in the Justice, si trasformano in buffi vermi comix che circondano la figura, e non c’è dramma ma divertimento e gioco.

Le figure sono entrambe ritratte su uno sfondo volutamente lasciato bianco: non esiste ambientazione ma una luce che rende ogni cosa leggibile, evidente, a partire dal piu’ piccolo segno di matita, fino alla densa spatolata di colore. Le figure sono inoltre contenute all’interno di una cornice dagli angoli smussati che ne delimita lo spazio. Questa cornice ha diverse funzioni, è una soglia dalle quale si affacciano i personaggi, una quinta teatrale che incanala lo sguardo all’interno di questo spazio simbolico e la forma dello smartphone con le immagini che scorrono su Instagram.

Infine, i dipinti riportano sotto le figure i rispettivi titoli, e questo crea un’associazione con le carte dei tarocchi, dove le immagini di uomini e donne sono simboli che rappresentano le fasi altalenanti della vita, quegli alti e bassi che ne scandiscono il percorso, e come nei tarocchi ci ricordano che tutto è in continuo cambiamento.

“Autoritratto” , Patrizio Di Massimo (2022)

Patrizio Di Massimo, nato nel 1983 a Jesi, oggi vive e lavora a Londra, dove si è diplomato alla Slade School of Art. Ha esposto con mostre personali presso importanti gallerie e musei nazionali e internazionali.

Il dipinto acquistato prosegue la serie di ritratti di persone dormienti che Di Massimo ha iniziato nel 2021. In quest’opera, l’artista si concentra su se stesso, solo e assopito tra lenzuola di colore verde in compagnia solo di un personaggio elettivo.

Appoggiato sulle coperte c’è infatti il libro I paint what I want to see del pittore statunitense Philip Guston.

Patrizio Di Massimo è molto spesso il soggetto dei sui stessi dipinti, e a proposito dei suoi autoritratti ha affermato che “l’autoritratto si compie quando c’è un coinvolgimento personale. In fondo la mia pittura è un racconto su di me. Io stesso, solo nello studio, faccio da modello. Ogni dipinto è una seduta psicoanalitica, e quello che faccio è mettermi a nudo di fronte al pubblico”. Tale operazione di messa a nudo è plasmata dai riferimenti alla storia della pittura, una storia che Di Massimo reinterpreta liberamente.