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Accusa alla Commissione UE

Ombudsman avvia indagine per irregolarità procedurali nella stesura del pacchetto Omnibus

La mediatrice europea, Teresa Anjinho, ha aperto un’indagine sulle modalità con cui la Commissione Europea ha preparato il pacchetto normativo Omnibus I presentato il 26 febbraio 2025. L’istituzione UE è infatti accusata di non aver rispettato alcune regole procedurali obbligatorie. In particolare, in una lettera indirizzata alla Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, la mediatrice, esperta di diritti umani e ricercatrice accademica, ha chiesto chiarimenti sull’assenza di consultazione pubblica, sull’urgenza che avrebbe giustificato la decisione di non effettuare una valutazione d’impatto e su eventuali incontri con imprese e portatori di interesse avvenuti nel febbraio 2025.

L’Omnibus I mira a semplificare e ridurre gli obblighi di rendicontazione sulla sostenibilità e di due diligence per le imprese, alleggerendo il carico normativo. Le modifiche proposte interessano normative chiave come la Direttiva sul Reporting di Sostenibilità Aziendale (CSRD), la Direttiva sulla Due Diligence in materia di Sostenibilità (CSDDD), il Regolamento sulla Tassonomia e il Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM). Tra le proposte più significative c’è la riduzione dell’obbligo di reporting di sostenibilità solo alle aziende con più di 1.000 dipendenti e oltre 50 milioni di euro di fatturato, escludendo così circa l’80% delle imprese rispetto a quanto stabilito dalla CSRD. La due diligence ambientale e sui diritti umani verrebbe richiesta solo per i partner commerciali diretti, e con controlli meno frequenti. Sono previsti inoltre limiti alle richieste di informazioni sulla sostenibilità rivolte alle piccole imprese.

Di cosa è accusata la Commissione Europea

L’indagine della mediatrice segue una denuncia presentata da otto organizzazioni (tra cui ClientEarth, Friends of the Earth Europe, Clean Clothes Campaign), che accusano la Commissione di non aver rispettato le proprie linee guida sulla “Better Regulation”: in particolare, non ha condotto una consultazione pubblica né una valutazione d’impatto, obblighi previsti prima di proporre nuove normative. Inoltre, le otto contestano la mancata valutazione della coerenza del pacchetto con gli obiettivi europei di neutralità climatica entro il 2050, come richiesto dalla Legge Europea sul Clima. Le organizzazioni denunciatrici hanno quindi accolto favorevolmente l’iniziativa della mediatrice, affermando che la Commissione sta smantellando, senza le dovute garanzie democratiche, tre pilastri centrali del Green Deal europeo, ignorando i diritti delle persone e la protezione dell’ambiente.

Mancanza di consultazione pubblica

Le linee guida dell’UE sulla “Better Regulation” prevedono che, prima di proporre una nuova legge o modifica importante, la Commissione debba ascoltare cittadini, aziende, ONG e altri attori interessati. In questo caso, non è stata fatta alcuna consultazione pubblica, e ciò ha sollevato sospetti di scarsa trasparenza e coinvolgimento democratico.

Assenza di una valutazione d’impatto

Prima di proporre cambiamenti normativi, la Commissione dovrebbe anche valutare gli effetti economici, sociali e ambientali delle proposte. Le organizzazioni denunciano che non è stata fatta alcuna valutazione d’impatto del pacchetto Omnibus, il che rende difficile capire le vere conseguenze delle modifiche, soprattutto per l’ambiente e i diritti umani.

Mancata valutazione della coerenza con gli obiettivi climatici dell’UE

La Legge Europea sul Clima impone di verificare se ogni nuova politica sia coerente con l’obiettivo di neutralità climatica dell’UE entro il 2050. Le ONG sostengono che questa verifica non è stata fatta, e temono che le modifiche proposte possano rallentare la transizione ecologica.

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